Dopo blocco Stretto Hormuz il mare al centro del nuovo ordine mondiale
18-05-2026 13:20 - Opinioni
GD - Roma, 18 mag. 26 - Il dominio marittimo e il controllo delle rotte commerciali saranno tra i principali fattori che determineranno il futuro del nuovo ordine mondiale. In questo scenario, lo strumento navale tornerà a essere un elemento centrale della geopolitica internazionale, non soltanto dal punto di vista militare, ma anche economico e strategico. Quando si muovono le navi, infatti, si
muove anche l’economia globale: il mare continua a rappresentare la principale infrastruttura commerciale del pianeta e oltre l’80% delle merci mondiali viaggia ancora via nave.
Per questo motivo, la politica marittima deve essere osservata e sviluppata con maggiore determinazione. Gli stretti, i porti e le rotte oceaniche sono diventati punti nevralgici della stabilità internazionale. Lo Stretto di Hormuz ne è l’esempio più evidente: una delle aree più sensibili del mondo, attraverso cui transita una quota enorme del petrolio globale. Ogni tensione in quella regione produce effetti immediati sull’economia internazionale, sui mercati energetici e sulla sicurezza globale.
L’obiettivo strategico dei prossimi anni sarà quello di rafforzare la collaborazione tra le marine militari del continente europeo e degli alleati mediterranei, così da costruire una capacità comune di intervento e presenza nel Medio Oriente e nelle aree marittime più instabili.
La sicurezza navale sarà fondamentale per garantire continuità commerciale, approvvigionamenti energetici e stabilità geopolitica.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Mar Nero è diventato una delle aree più delicate del sistema internazionale. Tuttavia, la sua instabilità non nasce oggi. Già con l’invasione russa della Georgia in dell’Abkhazia, Mosca aveva mostrato la volontà di esercitare un forte controllo strategico su quella regione. La crisi del Mar Nero affonda le sue origini nelle invasioni della Russia, sia in Ucraina sia in Georgia, in particolare nella regione dell’Abkhazia.
Questi conflitti hanno modificato gli equilibri geopolitici dell’area e aumentato l’instabilità nella regione del Mar Nero. La soluzione della crisi dipende in gran parte dall’Ucraina e da come verrà risolta la questione della Crimea. Il controllo e lo status della Crimea sono centrali per la sicurezza regionale, perché da questo territorio dipende l’equilibrio strategico del Mar Nero. Una soluzione stabile della questione crimeana potrebbe garantire non solo la sicurezza della Crimea stessa, ma anche una maggiore stabilità per gran parte dell’intera area del Mar Nero.
Il Mar Nero rappresenta infatti uno snodo storico tra Oriente e Occidente, un corridoio commerciale e militare che collega Europa, Caucaso, Mediterraneo e Asia centrale.
In questo contesto, anche gli Stati Uniti stanno progressivamente tornando a rafforzare la propria presenza nella regione, mentre la Cina amplia la sua influenza economica e strategica attraverso nuove forme di cooperazione internazionale.
L’attenzione geopolitica globale potrebbe quindi spostarsi sempre più verso le aree marittime che collegano il Mediterraneo al Mar Nero e all’Indo-Pacifico.
Paesi come Algeria, Egitto e Turchia stanno già investendo in strumenti militari avanzati e capacità navali offensive, consapevoli dell’importanza strategica del mare nel futuro equilibrio internazionale. Per evitare vulnerabilità, l’Europa dovrà prepararsi sia a livello nazionale sia a livello comunitario, sviluppando una visione marittima condivisa capace di integrare difesa, economia ed energia. La geostrategia del dopoguerra sarà dunque delineata soprattutto sul mare. Il vettore marittimo non rappresenterà soltanto commercio, ma anche stabilità politica e sicurezza internazionale. Senza sicurezza navale non potrà esistere una reale stabilità economica.
Questa centralità del mare non è una novità storica. Già nell’antichità, la Via della Seta rappresentava una delle più importanti reti commerciali del mondo, collegando Oriente e Occidente per oltre 1.500 anni. Nata durante la Dinastia Han, intorno al II secolo a.C., essa permetteva il commercio di seta, spezie, tè, carta, porcellana, oro e argento attraverso rotte terrestri che attraversavano Cina, India, Persia, Anatolia e Mediterraneo fino all’Europa.
Con il Medioevo si sviluppò anche la cosiddetta “Via della Seta marittima”, basata sulle rotte navali dell’Oceano Indiano e del Mediterraneo. Porti strategici come Venezia, Costantinopoli, Malacca e Guangzhou divennero centri fondamentali di scambio economico e culturale, favorendo l’incontro tra civiltà arabe, europee, persiane, indiane e cinesi.
Oggi, il futuro del commercio tra Oriente e Occidente dipenderà ancora una volta dal mare. Le nuove sfide riguarderanno la digitalizzazione dei porti, l’utilizzo di navi più ecologiche, l’apertura di nuove rotte artiche e soprattutto l’equilibrio geopolitico tra Cina, Stati Uniti e Unione Europea. In un mondo sempre più interconnesso e competitivo, il controllo delle rotte marittime e la capacità di garantire sicurezza nei mari saranno elementi decisivi per definire gli equilibri economici e politici del XXI secolo.
Dott.ssa Nino Telia
Esperta di diritto marittimo
Fonte: Nino Telia
muove anche l’economia globale: il mare continua a rappresentare la principale infrastruttura commerciale del pianeta e oltre l’80% delle merci mondiali viaggia ancora via nave.
Per questo motivo, la politica marittima deve essere osservata e sviluppata con maggiore determinazione. Gli stretti, i porti e le rotte oceaniche sono diventati punti nevralgici della stabilità internazionale. Lo Stretto di Hormuz ne è l’esempio più evidente: una delle aree più sensibili del mondo, attraverso cui transita una quota enorme del petrolio globale. Ogni tensione in quella regione produce effetti immediati sull’economia internazionale, sui mercati energetici e sulla sicurezza globale.
L’obiettivo strategico dei prossimi anni sarà quello di rafforzare la collaborazione tra le marine militari del continente europeo e degli alleati mediterranei, così da costruire una capacità comune di intervento e presenza nel Medio Oriente e nelle aree marittime più instabili.
La sicurezza navale sarà fondamentale per garantire continuità commerciale, approvvigionamenti energetici e stabilità geopolitica.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Mar Nero è diventato una delle aree più delicate del sistema internazionale. Tuttavia, la sua instabilità non nasce oggi. Già con l’invasione russa della Georgia in dell’Abkhazia, Mosca aveva mostrato la volontà di esercitare un forte controllo strategico su quella regione. La crisi del Mar Nero affonda le sue origini nelle invasioni della Russia, sia in Ucraina sia in Georgia, in particolare nella regione dell’Abkhazia.
Questi conflitti hanno modificato gli equilibri geopolitici dell’area e aumentato l’instabilità nella regione del Mar Nero. La soluzione della crisi dipende in gran parte dall’Ucraina e da come verrà risolta la questione della Crimea. Il controllo e lo status della Crimea sono centrali per la sicurezza regionale, perché da questo territorio dipende l’equilibrio strategico del Mar Nero. Una soluzione stabile della questione crimeana potrebbe garantire non solo la sicurezza della Crimea stessa, ma anche una maggiore stabilità per gran parte dell’intera area del Mar Nero.
Il Mar Nero rappresenta infatti uno snodo storico tra Oriente e Occidente, un corridoio commerciale e militare che collega Europa, Caucaso, Mediterraneo e Asia centrale.
In questo contesto, anche gli Stati Uniti stanno progressivamente tornando a rafforzare la propria presenza nella regione, mentre la Cina amplia la sua influenza economica e strategica attraverso nuove forme di cooperazione internazionale.
L’attenzione geopolitica globale potrebbe quindi spostarsi sempre più verso le aree marittime che collegano il Mediterraneo al Mar Nero e all’Indo-Pacifico.
Paesi come Algeria, Egitto e Turchia stanno già investendo in strumenti militari avanzati e capacità navali offensive, consapevoli dell’importanza strategica del mare nel futuro equilibrio internazionale. Per evitare vulnerabilità, l’Europa dovrà prepararsi sia a livello nazionale sia a livello comunitario, sviluppando una visione marittima condivisa capace di integrare difesa, economia ed energia. La geostrategia del dopoguerra sarà dunque delineata soprattutto sul mare. Il vettore marittimo non rappresenterà soltanto commercio, ma anche stabilità politica e sicurezza internazionale. Senza sicurezza navale non potrà esistere una reale stabilità economica.
Questa centralità del mare non è una novità storica. Già nell’antichità, la Via della Seta rappresentava una delle più importanti reti commerciali del mondo, collegando Oriente e Occidente per oltre 1.500 anni. Nata durante la Dinastia Han, intorno al II secolo a.C., essa permetteva il commercio di seta, spezie, tè, carta, porcellana, oro e argento attraverso rotte terrestri che attraversavano Cina, India, Persia, Anatolia e Mediterraneo fino all’Europa.
Con il Medioevo si sviluppò anche la cosiddetta “Via della Seta marittima”, basata sulle rotte navali dell’Oceano Indiano e del Mediterraneo. Porti strategici come Venezia, Costantinopoli, Malacca e Guangzhou divennero centri fondamentali di scambio economico e culturale, favorendo l’incontro tra civiltà arabe, europee, persiane, indiane e cinesi.
Oggi, il futuro del commercio tra Oriente e Occidente dipenderà ancora una volta dal mare. Le nuove sfide riguarderanno la digitalizzazione dei porti, l’utilizzo di navi più ecologiche, l’apertura di nuove rotte artiche e soprattutto l’equilibrio geopolitico tra Cina, Stati Uniti e Unione Europea. In un mondo sempre più interconnesso e competitivo, il controllo delle rotte marittime e la capacità di garantire sicurezza nei mari saranno elementi decisivi per definire gli equilibri economici e politici del XXI secolo.
Dott.ssa Nino Telia
Esperta di diritto marittimo
Fonte: Nino Telia














