19 Settembre 2021
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Diplomazia pontificia, Card. Parolin in Lituania con occhio ad Ucraina

14-08-2021 17:10 - Vaticano
Il presidente lituano Nauseda e il Card. Parolin al bilaterale a Vilnius Foto: Presidenza della Repubblica di Lituania
Il presidente lituano Nauseda e il Card. Parolin al bilaterale a Vilnius Foto: Presidenza della Repubblica di Lituania
GD - Vilnius, 14 ago. 21 - (ACI Stampa) - Il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, è in Lituania per una visita ufficiale che si unisce alla ordinazione episcopale di Visvaldas Kulbokas. Lituano, monsignor Kulbokas è stato nominato lo scorso 15 giugno nunzio in Ucraina, anche per la sua conoscenza del Paese, di cui si era occupato quando era in servizio alla Seconda Sezione della Segreteria di Stato. In Ucraina, il neo arcivescovo Kulbokas sostituisce l’arcivescovo Claudio Gugerotti, che è stato nominato nunzio nel Regno Unito, e arriverà in un momento particolarmente importante per la nazione: la visita del Patriarca Bartolomeo I, per i trenta anni dell’indipendenza dell’Ucraina, è anche un viaggio dai forti contorni diplomatici, osservato con attenzione dalla Russia, interessata anche per via dell’autocefalia della Chiesa Ortodossa Ucraina concessa dal Patriarca di Costantinopoli ma fortemente contestata dal Patriarcato di Mosca.
Cosa farà allora il Patriarca Bartolomeo in Ucraina? Alcune possibili tappe del viaggio saranno oggetto di grande interesse internazionale. Mentre è sempre oggetto internazionale il Libano, laddove il Patriarca Rai non manca di pungolare le forze politiche. Lo stesso ha fatto il Card. Rosa Chavez in Salvador.
Torna in Lituania il Cardinale Pietro Parolin, che vi era già stato nel 2016 in una visita che aveva anticipato il viaggio di Papa Francesco nel Baltico nel 2018. L’ordinazione episcopale di Visvaldas Kulbokas il 14 agosto è stata anche l’occasione per un viaggio prolungato, in due giorni, con degli incontri bilaterali ad alto livello che hanno visto il capo della diplomazia vaticana prima in dialogo con il presidente Gitanas Nausėda, il presidente del Parlamento (Seimas), Viktorija Čmilyte-Nielsen, il primo ministro Ingrida Šimonytė, e il ministro degli Esteri Gabriel Landsbergis.
Gli incontri con il presidente e il ministro degli Esteri sono stati riferiti dai siti istituzionale. Parlando con il presidente Nauseda, nella mattina del 13 agosto, il Card. Parolin ha discusso della situazione della pandemia in Lituania e nel mondo e della necessità di condividere i vaccini, nonché del fenomeno dell’immigrazione clandestina e della situazione in Bielorussia.
La presidenza lituana riporta che il presidente Nauseda ha affermato: “In questi tempi di incertezza, l’autorità morale della Santa Sede è molto rilevante per la Lituania e per il mondo intero. Il sostegno della Santa Sede ai diritti umani, allo Stato di diritto, ai valori della democrazia è una forza morale che sempre, anche in questi tempi difficili, ricorda al mondo che l’obiettivo della politica e delle relazioni internazionali è la pace e il benessere umano, non la sopravvivenza di uno o l’altro regime”.
Il Ministero degli Esteri lituano ha invece sottolineato che, nell’incontro tra il Card. Parolin e il ministro degli Esteri Landsbergis, si è parlato di migrazione illegale, diritti umani nella regione e nel mondo, la situazione in Bielorussia e le relazioni con la Cina.
Secondo il ministero degli Esteri, Landsbergis avrebbe affermato che “la Lituania ha dovuto affrontare un attacco ibrido sostenuto dal regime bielorusso, in cui i migranti vengono usati come arma. Questo è del tutto inaccettabile sia dal punto di vista del diritto internazionale che dal punto di vista morale".
Il ministro degli Esteri ha anche sottolineato che “i nostri responsabili stanno lavorando duramente per stabilizzare la situazione", e che la Lituania è grata “agli Stati membri dell'Unione europea e ad altri partner, istituzioni dell'UE, che hanno mostrato solidarietà e hanno anche aiutato concretamente la Lituania in questa difficile situazione. Tuttavia, continuiamo a invitare i nostri partner a contribuire agli aiuti umanitari al fine di creare condizioni adeguate nei campi per i migranti che hanno attraversato illegalmente il confine".
L’ordinazione episcopale del nuovo nunzio in Ucraina - Nominato nunzio in Ucraina, il neo arcivescovo Kulbokas ha affidato i suoi pensieri sul suo lavoro e sul difficile ministero che lo attende in una intervista ad ampio raggio a Vatican News in lingua lituana.
Monsignor Kulbokas, nato nel 1974, ha raccontato dell’inaspettato invito all’Accademia Diplomatica, la “scuola per ambasciatori” del Papa, e di essere entrato nel servizio diplomatico nel 2004, lavorando prima per la nunziatura in Libano, e poi per quelle nei Paesi Bassi e in Russia e quindi in Segreteria di Stato vaticana, prima di essere inviato alla nunziatura in Kenya.
Il neo nunzio in Ucraina ha lavorato dal 2012 al 2020 nella Seconda Sezione per i Rapporti con gli Stati, e uno dei suoi principali impegni è stato proprio quello dei rapporti con l’Ucraina, che è stato uno dei motivi decisivi per la sua nomina ad ambasciatore del Papa a Kiev.
“Dopo aver lavorato in Vaticano", ha detto mons. Kulbokas, "so cosa vuole il Santo Padre. Indubbiamente, le sue aspettative sono prima di tutto la pace, pace non ad ogni costo, ma solo pace. La Chiesa può contribuire a questo. Deve lavorare per la pace. Non abbiamo molti strumenti politici, ma dobbiamo fare uno sforzo. Quindi, naturalmente, il Santo Padre mi manda a sforzarmi il più possibile per la pace, e anche per l'unità della Chiesa, per l'unità interiore e le buone relazioni con le altre Chiese cristiane, per rendere queste relazioni come fraterne il più possibile. Queste sono le due cose principali”. Mons. Kulbokas è anche stato l’interprete del Papa nell’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill a Cuba nel 2016.
Il mandato che il Card. Parolin consegna al nunzio in Ucraina Visvaldas Kulbokas è quello di “far conoscere la parola di pace e riconciliazione del Santo Padre” in una nazione dove vivono diverse culture e dove da tempo perdura un conflitto che non accenna a terminare.
Nel giorno di San Massimiliano Kolbe, il Card. Parolin ordina Kulbokas arcivescovo. È stato, in Segreteria di Stato, colui che si occupava del dossier dell’Ucraina, e ora viene inviato a Kiev dopo un periodo di un anno nella nunziatura in Kenya.
Il Card. Parolin sottolinea prima di tutto che il nunzio è un vescovo che “riceve il compito di annunciare il Vangelo con ogni sapienza e pazienza e di custodire e trasmettere fedelmente quello che ha ricevuto – il deposito della fede”. Ma è anche un “ambasciatore” che riceve “il compito specifico di rappresentare il Papa e la Santa Sede presso le Chiese, gli Stati e le Organizzazioni internazionali alle quali è inviato, agendo con impegno, costanza e zelo apostolico, per rinsaldare la comunione tra la Chiesa Universale e quelle particolari, informando il Santo Padre circa la vita delle Chiese, con le loro speranze e difficoltà, e facendovi giungere l’incoraggiamento e la voce del Successore di Pietro”.
Per il Card. Parolin, l’Ucraina è una sfida particolare, perché lì “da secoli si trovano a contatto l’una con l’altra diverse comunità ecclesiali cattoliche, di rito greco-bizantino e di rito latino e dove una gran parte della popolazione è costituita da fedeli ortodossi. L’Ucraina è un Paese dove convivono ricche e differenziate culture, che comprende anche cittadini di diversa provenienza etnica, ma che soffre a causa di conflitti difficili a spegnersi completamente”.
Compito del nuovo nunzio sarà dunque quello di “far conoscere la parola di pace e di riconciliazione del Santo Padre, affinché tutti si impegnino con generosità nella ricerca di uno stabile terreno di intesa”, in quanto questi “sono passi necessari per porre termine agli aspri conflitti, che causano numerosi lutti e bruciano ingenti risorse, e per poter quindi aprire una stagione nuova di collaborazione e di rinascita, dove prevalga la ricerca del bene comune, che è il bene di ciascuno e di tutti”.
Il Card. Parolin non nasconde che il compito del nunzio è difficile, ha bisogno di essere irrobustito “dall’armatura che la preghiera conferisce all’anima”, perché solo così è possibile “comprendere le vere necessità a cui dare risposta e le priorità da perseguire e ti sarà possibile agire come vero Pastore ad imitazione del Buon Pastore”.
Il Segretario di Stato indica nel decalogo sull’identità e la condotta del nunzio tratteggiato dal Papa nell’incontro con i rappresentanti pontifici del 2019 “un prontuario per la tua vita di Rappresentante Pontificio, per vivere i tuoi doveri e adempiere alle tue funzioni con la gioia dell’uomo di Chiesa che, riconoscendosi bisognoso della benedizione divina, cerca di ottenerla mediante una vita santa”.

Andrea Gagliarducci


Fonte: ACI STAMPA
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