Diplomazia civile: a Odessa partita di calcio militari ucraini contro pacifisti italiani
02-09-2026 14:58 - Persone
GD - Odessa, 2 set. 26 - Anche durante un conflitto, come la guerra in Ucraina, la diplomazia italiana si manifesta pure attraverso il calcio. Odessa è stata il palcoscenico di un evento sportivo amichevole tra Italiani e ucraini, che fa pensare a film come “Fuga per la vittoria”. La partita di calcio in questione ha visto confrontarsi militari ucraini e attivisti italiani di un movimento civico di azione non violenta.
Odessa è stata amichevolmente invasa di 139 attivisti del MEAN Movimento Europea Azione Non violenta. Per gli Ucraini visite di gruppo di stranieri che vengono a offrire il sostegno morale e umanitario all’Ucraina a loro rischio hanno un grande valore.
E il rischio c’è stato veramente, perché in due notti su tre della permanenza degli Italiani, i russi hanno lanciato droni kamikaze e missili sul centro di Odessa, proprio in zone dove parte del gruppo pernottava. Due notti di paura, per chi non è abituato agli allarmi aerei, che hanno certamente dato un tocco di realismo alla missione.
Lo scopo della missione del MEAN era quello di manifestare la resistenza civile alla guerra e il sostegno pacifico all’Ucraina visitando le città martoriate dagli attacchi russi e svolgendo una serie di attività e di incontri con la a popolazione e le istituzioni locali. Il MEAN aveva in precedenza visitato anche Kyiv e Kharkiv.
Tra le tante attività organizzate a Odessa, l’ultimo giorno (il 27 agosto) c’è stata la partita di calcetto (squadre da 5 giocatori) organizzata in collaborazione con l’Associazione Internazionale Difensori dell’Ucraina, all’Academy Sports Stadium di Odessa.
Gli Italiani non si sono lasciati sfuggire l’occasione di giocare a calcio. Qualcuno tra loro ha ironicamente commentato che ultimamente non capita spesso agli italiani di competere all’estero, riferendosi all’esclusione della Nazionale di calcio dalla Coppa del Mondo. Quindi, nei giorni in cui erano a Odessa gli attivisti hanno velocemente formato due squadre, con nomi evocativi: “Corpi civili” e “Azione non violenta”. Ad aspettarli sul campo di calcio c’erano le squadre ucraine della “Marina militare” e “Anti aerea”.
Gli organizzatori ucraini hanno organizzato l’evento in pompa magna. Ad aspettare i visitatori dall’Italia c’era l’orchestra della Marina ucraina che ha suonato gli inni nazionali: "Fratelli d’Italia", cantato a squarciagola dagli Italiani con grande sorpresa dei presenti, e il toccante inno ucraino “Šče ne vmerla Ukraïny” ("L'Ucraina non è ancora morta").
Sulla piazza di fronte alle squadre schierate, dopo il consueto minuto di silenzio per caduti, hanno preso la parola i vertici militari dell’Associazione ospitante e sei cappellani militari in rappresentanza delle diverse confessioni, che hanno recitato ciascuno una preghiera prima della partita.
Le squadre hanno disputato con grande determinazione e fairplay quattro partite, incluse la finale e la semifinale. Nel torneo ha prevalso la forma fisica dei giovani militari, che giocano periodicamente, a differenza delle squadre italiane costituite per l’occasione. Tuttavia, gli italiani hanno compensato la mancanza di allenamento con la naturale vocazione nazionale del calcio, realizzando diversi goal che hanno impensierito gli avversari.
Alla cerimonia di premiazione i visitatori italiani sono stati sopraffatti dai regali, mentre i vincitori ucraini hanno ricevuto delle coppe artistiche preparate in Italia. Sono state scambiate anche bandiere per ricordare l’evento: bandiere italiane con bandiere dell’Ucraina e delle marina militare.
In modo involontariamente ironico, i capitani delle squadre dei pacifisti italiani hanno ricevuto in omaggio due grandi cilindri di bronzo decorati con il tridente ucraino e frasi commemorative, che erano di fatto due cartucce d’artiglieria svuotate. Un segno di come anche uno strumento bellico può essere trasformato in un oggetto d’arte e un simbolo d’amicizia.
Il colonnello Andrii Maydachenko, l’ufficiale ucraino più altro in grado, ha donato una maxi bottiglia di vino artigianale ucraino al Sindaco di Casalbuono (Salerno), Attilio Romano, che per l’occasione indossava la fascia tricolore d’ordinanza, in veste di rappresentante dei sindaci italiani sostenitori dell’Ucraina, ma anche di calciatore che ha giocato nelle partite. Anche il presidente del MEAN Angelo Moretti ha ricevuto dal colonnello una bottiglia di vino ucraino, con la raccomandazione di berla il giorno della fine della guerra con la Russia. Naturalmente, il sindaco-calciatore e il presidente del Movimento hanno ricambiato il dono con due bottiglie di vino italiano.
La manifestazione si è conclusa con una cena conviviale a base del tipico riso plov uzbeko e con la visione di filmati offerti dalla marina e dell’aeronautica ucraine.
La città di Odessa, martoriata dagli attacchi di droni e missili russi, ha accolto con generosità la visita dall’Italia di coraggiosi sostenitori dell’Ucraina e ha trovato lo spazio per disputare un evento sportivo e offrire un momento di convivialità. Una piccola dimostrazione che questa guerra non ha disumanizzato gli Ucraini, che non rinunciano mai a un tocco ironia nelle loro espressioni quotidiane.
Odessa è stata amichevolmente invasa di 139 attivisti del MEAN Movimento Europea Azione Non violenta. Per gli Ucraini visite di gruppo di stranieri che vengono a offrire il sostegno morale e umanitario all’Ucraina a loro rischio hanno un grande valore.
E il rischio c’è stato veramente, perché in due notti su tre della permanenza degli Italiani, i russi hanno lanciato droni kamikaze e missili sul centro di Odessa, proprio in zone dove parte del gruppo pernottava. Due notti di paura, per chi non è abituato agli allarmi aerei, che hanno certamente dato un tocco di realismo alla missione.
Lo scopo della missione del MEAN era quello di manifestare la resistenza civile alla guerra e il sostegno pacifico all’Ucraina visitando le città martoriate dagli attacchi russi e svolgendo una serie di attività e di incontri con la a popolazione e le istituzioni locali. Il MEAN aveva in precedenza visitato anche Kyiv e Kharkiv.
Tra le tante attività organizzate a Odessa, l’ultimo giorno (il 27 agosto) c’è stata la partita di calcetto (squadre da 5 giocatori) organizzata in collaborazione con l’Associazione Internazionale Difensori dell’Ucraina, all’Academy Sports Stadium di Odessa.
Gli Italiani non si sono lasciati sfuggire l’occasione di giocare a calcio. Qualcuno tra loro ha ironicamente commentato che ultimamente non capita spesso agli italiani di competere all’estero, riferendosi all’esclusione della Nazionale di calcio dalla Coppa del Mondo. Quindi, nei giorni in cui erano a Odessa gli attivisti hanno velocemente formato due squadre, con nomi evocativi: “Corpi civili” e “Azione non violenta”. Ad aspettarli sul campo di calcio c’erano le squadre ucraine della “Marina militare” e “Anti aerea”.
Gli organizzatori ucraini hanno organizzato l’evento in pompa magna. Ad aspettare i visitatori dall’Italia c’era l’orchestra della Marina ucraina che ha suonato gli inni nazionali: "Fratelli d’Italia", cantato a squarciagola dagli Italiani con grande sorpresa dei presenti, e il toccante inno ucraino “Šče ne vmerla Ukraïny” ("L'Ucraina non è ancora morta").
Sulla piazza di fronte alle squadre schierate, dopo il consueto minuto di silenzio per caduti, hanno preso la parola i vertici militari dell’Associazione ospitante e sei cappellani militari in rappresentanza delle diverse confessioni, che hanno recitato ciascuno una preghiera prima della partita.
Le squadre hanno disputato con grande determinazione e fairplay quattro partite, incluse la finale e la semifinale. Nel torneo ha prevalso la forma fisica dei giovani militari, che giocano periodicamente, a differenza delle squadre italiane costituite per l’occasione. Tuttavia, gli italiani hanno compensato la mancanza di allenamento con la naturale vocazione nazionale del calcio, realizzando diversi goal che hanno impensierito gli avversari.
Alla cerimonia di premiazione i visitatori italiani sono stati sopraffatti dai regali, mentre i vincitori ucraini hanno ricevuto delle coppe artistiche preparate in Italia. Sono state scambiate anche bandiere per ricordare l’evento: bandiere italiane con bandiere dell’Ucraina e delle marina militare.
In modo involontariamente ironico, i capitani delle squadre dei pacifisti italiani hanno ricevuto in omaggio due grandi cilindri di bronzo decorati con il tridente ucraino e frasi commemorative, che erano di fatto due cartucce d’artiglieria svuotate. Un segno di come anche uno strumento bellico può essere trasformato in un oggetto d’arte e un simbolo d’amicizia.
Il colonnello Andrii Maydachenko, l’ufficiale ucraino più altro in grado, ha donato una maxi bottiglia di vino artigianale ucraino al Sindaco di Casalbuono (Salerno), Attilio Romano, che per l’occasione indossava la fascia tricolore d’ordinanza, in veste di rappresentante dei sindaci italiani sostenitori dell’Ucraina, ma anche di calciatore che ha giocato nelle partite. Anche il presidente del MEAN Angelo Moretti ha ricevuto dal colonnello una bottiglia di vino ucraino, con la raccomandazione di berla il giorno della fine della guerra con la Russia. Naturalmente, il sindaco-calciatore e il presidente del Movimento hanno ricambiato il dono con due bottiglie di vino italiano.
La manifestazione si è conclusa con una cena conviviale a base del tipico riso plov uzbeko e con la visione di filmati offerti dalla marina e dell’aeronautica ucraine.
La città di Odessa, martoriata dagli attacchi di droni e missili russi, ha accolto con generosità la visita dall’Italia di coraggiosi sostenitori dell’Ucraina e ha trovato lo spazio per disputare un evento sportivo e offrire un momento di convivialità. Una piccola dimostrazione che questa guerra non ha disumanizzato gli Ucraini, che non rinunciano mai a un tocco ironia nelle loro espressioni quotidiane.
Direttore dell'"Odessa Journal"
Articolo dello stesso autore tratto dal "Kyiv Post" e liberamente tradotto
Fonte: Ugo Poletti














