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Crans-Montana: amb. Cornado, «non pagheremo né ora né mai»

25-04-2026 20:32 - Ambasciate
GD - Berna, 25 apr. 26 - L'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, non ha dubbi sulle pretese delle autorità del Vallesr. «Non pagheremo né ora, né mai queste fatture, qualora arrivassero al ministero della Salute l'Italia le rimanderà indietro», anche perché «ricordiamo che noi abbiamo aiutato il Canton Vallese mandando un elicottero della Protezione Civile per dare soccorso, trasportando e ricoverando per mesi pazienti svizzeri al Niguarda e non abbiamo chiesto nulla. Pretendiamo reciprocità e non c'è nulla da negoziare. Chiediamo che queste fatture vengano pagate dalle autorità locali, se non lo facessero e ce le inviassero le rispediremmo al mittente», ha spiegato l'ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado.
Ed ha aggiunto: «gli italiani sono stati ricoverati per un giorno solo. Parliamo di più di 100 mila franchi richiesti per un solo giorno di ricovero. L'ospedale vallese ha mandato il conto alla mutua svizzera e inviato per conoscenza le fatture alle famiglie dei 4 ragazzi, precisando che non devono pagare nulla. A questo punto cosa succede? La mutua svizzera pagherà l'ospedale e si rivolgerà al ministero della Salute italiano chiedendo il rimborso. Perché questo prevedono le convenzioni europee sottoscritte da circa vent'anni da Italia, Svizzera e tutti i paesi Ue compreso il Regno Unito».
Un meccanismo regolato che, però, in questo caso, secondo l'ambasciatore italiano, «non può essere applicato sia per la "responsabilità morale" delle autorità locali svizzere nell'incidente di Crans-Montana, sia per "le spese" già sostenute dall'Italia per il rimpatrio delle salme, per le cure dei nostri feriti a causa dell'incuria e dell'irresponsabilità del gestore e delle autorità locali».
Cornado ha poi sottolineato che «per i cittadini svizzeri ricoverati in Italia il Niguarda non manderà alcun conto, che sarebbe comunque molto più alto della cifra chiesta all'Italia», ha precisato il diplomatico italiano.
Alla domanda se la Svizzera potrebbe rivalersi, dopo il no del governo, sulle famiglie italiani dei ragazzi feriti a Crans Montana, l'ambasciatore è stato netto: «Nel modo più assoluto, le famiglie non dovranno pagare nulla. Questo è assodato, lo hanno ribadito anche le stesse autorità locali. È certo al 100%. Per noi è una vicenda già risolta. L'esborso del ministero della Salute italiano sarà zero».
Anche la Regione Lombardia ha puntato il dito contro le richieste di rimborso sanitario per i quattro ragazzi italiani curati per poche ore all'ospedale di Sion. «È semplicemente abominevole la richiesta avanzata dalla Svizzera sul pagamento delle spese sanitarie legate alla tragedia di capodanno a Crans-Montana», secondo il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e l'assessore al Welfare, Guido Bertolaso, che respingono «con fermezza l'ipotesi che tali costi possano ricadere sull'Italia. Gli svizzeri sostengono che sia la loro cassa malati a pretendere questo pagamento: benissimo, ma si rivolgano ai responsabili di quanto accaduto», hanno aggiunto in una nota.
«L'ho ribadito in ogni sede, anche durante il mio incontro a Sion: è fuori discussione», ha continuato Bertolaso, «che il nostro Paese, il governo o qualsiasi altra istituzione italiana possano farsi carico delle spese derivanti da questa tragedia». L'assessore ha inoltre sottolineato come «il tema vada oltre il principio di reciprocità richiamato dall'ambasciatore italiano in Svizzera», anche «alla luce del fatto che due cittadini elvetici sono stati curati all'ospedale Niguarda di Milano».
Ed ha poi rilevato che «È anzitutto una questione etica: in Italia assistiamo e curiamo gratuitamente chiunque abbia bisogno di cure salvavita. Ma in questo caso la Svizzera ha una responsabilità gravissima. Questa tragedia non doveva accadere e non può permettersi di chiedere alcun pagamento. Deve piuttosto continuare a scusarsi e rivalersi su chi è responsabile».
Bertolaso ha fatto anche il punto sulle condizioni dei cinque ragazzi ancora ricoverati al Niguarda. Sono «in miglioramento. Uno dei pazienti ha già avviato il percorso di riabilitazione respiratoria, mentre gli altri quattro sono assistiti al centro grandi ustioni di Niguarda. Due di loro presentano ancora condizioni serie e dovranno affrontare una degenza prolungata. Confidiamo di poter dimettere altri due pazienti nelle prossime settimane».

Fonte: Redazione