Cos’è che fa perdere sempre le guerre ai dittatori?
20-06-2026 21:50 - Opinioni
GD - Roma, 20 giu. 26 - Perché Saddam Hussein e i suoi generali pensavano di avere una possibilità di vincere la Guerra del Golfo nel 1991? Semplicemente perché il rais era convinto che l’America non avrebbe sopportato diecimila morti in uno scontro con l'Iraq. Il suo piano era logorare gli Stati Uniti fino a costringerli alla ritirata. Questa sicurezza, tuttavia, derivava da un profondo fraintendimento della psicologia americana e dalla totale ignoranza della "guerra tecnologica moderna".
Saddam si illudeva di poter replicare la "sindrome del Vietnam", scommettendo sul fatto che l’opinione pubblica statunitense non avrebbe tollerato un sanguinoso conflitto di terra. Non aveva però fatto i conti con quella che, nel frattempo, era diventata la vera arma asimmetrica degli USA: la supremazia aerea. Ignorava l’avvento dei velivoli Stealth, dei missili da crociera Tomahawk, delle munizioni a guida di precisione e del GPS. Pensava che la sua rete di radar di fabbricazione sovietica attorno a Baghdad fosse impenetrabile. Sappiamo tutti com’è andata a finire.
Oggi, i sistemi di difesa russi stanno vivendo lo stesso drammatico paradosso. Gli attacchi in profondità dell’Ucraina stanno lasciando la contraerea di Mosca a corto di munizioni, proprio mentre Kyiw accelera la produzione di droni d'attacco.
Secondo fonti di CBS News, oltre alla vulnerabilità intrinseca dovuta alla vastità del territorio da proteggere, la Russia sta esaurendo i missili intercettori a causa dei massicci raid ucraini delle ultime settimane. Per questa ragione, Kyiw riesce a sferrare colpi sempre più efficaci e profondi in territorio nemico. Dopo oltre quattro anni e mezzo di conflitto, assistiamo a un netto ribaltamento delle dinamiche belliche a favore dell'Ucraina.
Secondo gli analisti e le stime dell'intelligence di Kyiw, nel 2025 la Russia disponeva di oltre 400 intercettori per i sistemi S-300 PM e S-400. Oggi, Mosca soffre di una grave carenza di questi vettori, vitali per contrastare i missili balistici e da crociera. Il motivo è da ricercare nelle prime fasi dell'invasione: convinti di non aver bisogno di una copertura anti aerea interna, i vertici militari russi avevano ordinato di riadattare gli S-300 per scopi offensivi, utilizzandoli come obsoleti missili terra-terra per colpire le città ucraine. Un'arroganza che ha impedito loro di prevedere che quelle stesse armi sarebbero servite, un giorno, per difendere i propri cieli. A peggiorare la situazione ci sono le pesanti sanzioni internazionali, che ostacolano l'approvvigionamento di componenti occidentali e cinesi essenziali per fabbricare nuovi missili.
Dal canto loro, gli ucraini sono stati abilissimi nel logorare lo scudo aereo russo, costringendolo a intercettare ondate massicce di droni sempre più sofisticati, alcuni dei quali dotati di motori a reazione, più veloci e a lungo raggio. Questa strategia ha permesso alle forze di Kyiw, negli ultimi mesi, di prendere di mira direttamente le postazioni radar e i sistemi contraerei russi nelle aree occupate, neutralizzandoli in Crimea, nel Dniester, a Luhansk e in altre regioni chiave.
Come ha dichiarato Volodymyr Zelensky: "La Russia deve essere costretta a porre fine alla sua guerra contro il nostro popolo, e le armi a lungo raggio dell’Ucraina sono una delle componenti fondamentali di tale pressione". Una pressione che gli ucraini stanno esercitando spingendosi fino a colpire Mosca.
Nel frattempo, la “guerra dei numeri” prosegue. Fabian Hoffman, dell’Istituto norvegese per gli studi sulla difesa, stima che la Russia abbia la capacità di aumentare la produzione di missili balistici fino a 600 o 800 unità all'anno. Di contro, la Lockheed Martin, che produce gli intercettori PAC-3 usati dai Patriot ucraini, ne ha consegnati appena 620 in tutto il mondo lo scorso anno.
Anche per questo motivo, il presidente Trump ha compreso che la protezione delle installazioni militari americane nel Golfo Persico non poteva essere garantita a lungo termine. Le scorte dei Patriot statunitensi si stavano esaurendo rapidamente di fronte all'enorme quantità di droni lanciati incessantemente dagli iraniani. Di conseguenza, la stessa industria bellica americana ha guardato con interesse all'esperienza di Kyiw.
L'Ucraina è infatti sulla buona strada per produrre tra i 7 e i 10 milioni di droni all'anno, con una capacità teorica che potrebbe toccare i 20 milioni, se interamente finanziata dagli alleati. Il settore di produzione di droni in Ucraina sta raddoppiando l'output ogni dodici mesi, passando dai 2,2 milioni del 2024 agli oltre 4 milioni del 2025.
È noto che le dinamiche delle dittature tendono a isolare i leader dalla realtà. È successo a Saddam Hussein, che aveva spietatamente epurato gli ufficiali capaci di pensare autonomamente, circondandosi di yes-men terrorizzati. È successo a Putin, ingannato da consiglieri che gli promettevano di conquistare l’intera Ucraina in tre giorni e che oggi, evidentemente, preferiscono non informarlo del reale andamento del conflitto.
La storia insegna, ma i dittatori non imparano mai. La speranza è che l'Occidente e le altre potenze globali sappiano leggere in tempo questi errori, per poter finalmente garantire un po' di pace al mondo.
Ciro Maddaloni
eGovernment expert
Saddam si illudeva di poter replicare la "sindrome del Vietnam", scommettendo sul fatto che l’opinione pubblica statunitense non avrebbe tollerato un sanguinoso conflitto di terra. Non aveva però fatto i conti con quella che, nel frattempo, era diventata la vera arma asimmetrica degli USA: la supremazia aerea. Ignorava l’avvento dei velivoli Stealth, dei missili da crociera Tomahawk, delle munizioni a guida di precisione e del GPS. Pensava che la sua rete di radar di fabbricazione sovietica attorno a Baghdad fosse impenetrabile. Sappiamo tutti com’è andata a finire.
Oggi, i sistemi di difesa russi stanno vivendo lo stesso drammatico paradosso. Gli attacchi in profondità dell’Ucraina stanno lasciando la contraerea di Mosca a corto di munizioni, proprio mentre Kyiw accelera la produzione di droni d'attacco.
Secondo fonti di CBS News, oltre alla vulnerabilità intrinseca dovuta alla vastità del territorio da proteggere, la Russia sta esaurendo i missili intercettori a causa dei massicci raid ucraini delle ultime settimane. Per questa ragione, Kyiw riesce a sferrare colpi sempre più efficaci e profondi in territorio nemico. Dopo oltre quattro anni e mezzo di conflitto, assistiamo a un netto ribaltamento delle dinamiche belliche a favore dell'Ucraina.
Secondo gli analisti e le stime dell'intelligence di Kyiw, nel 2025 la Russia disponeva di oltre 400 intercettori per i sistemi S-300 PM e S-400. Oggi, Mosca soffre di una grave carenza di questi vettori, vitali per contrastare i missili balistici e da crociera. Il motivo è da ricercare nelle prime fasi dell'invasione: convinti di non aver bisogno di una copertura anti aerea interna, i vertici militari russi avevano ordinato di riadattare gli S-300 per scopi offensivi, utilizzandoli come obsoleti missili terra-terra per colpire le città ucraine. Un'arroganza che ha impedito loro di prevedere che quelle stesse armi sarebbero servite, un giorno, per difendere i propri cieli. A peggiorare la situazione ci sono le pesanti sanzioni internazionali, che ostacolano l'approvvigionamento di componenti occidentali e cinesi essenziali per fabbricare nuovi missili.
Dal canto loro, gli ucraini sono stati abilissimi nel logorare lo scudo aereo russo, costringendolo a intercettare ondate massicce di droni sempre più sofisticati, alcuni dei quali dotati di motori a reazione, più veloci e a lungo raggio. Questa strategia ha permesso alle forze di Kyiw, negli ultimi mesi, di prendere di mira direttamente le postazioni radar e i sistemi contraerei russi nelle aree occupate, neutralizzandoli in Crimea, nel Dniester, a Luhansk e in altre regioni chiave.
Come ha dichiarato Volodymyr Zelensky: "La Russia deve essere costretta a porre fine alla sua guerra contro il nostro popolo, e le armi a lungo raggio dell’Ucraina sono una delle componenti fondamentali di tale pressione". Una pressione che gli ucraini stanno esercitando spingendosi fino a colpire Mosca.
Nel frattempo, la “guerra dei numeri” prosegue. Fabian Hoffman, dell’Istituto norvegese per gli studi sulla difesa, stima che la Russia abbia la capacità di aumentare la produzione di missili balistici fino a 600 o 800 unità all'anno. Di contro, la Lockheed Martin, che produce gli intercettori PAC-3 usati dai Patriot ucraini, ne ha consegnati appena 620 in tutto il mondo lo scorso anno.
Anche per questo motivo, il presidente Trump ha compreso che la protezione delle installazioni militari americane nel Golfo Persico non poteva essere garantita a lungo termine. Le scorte dei Patriot statunitensi si stavano esaurendo rapidamente di fronte all'enorme quantità di droni lanciati incessantemente dagli iraniani. Di conseguenza, la stessa industria bellica americana ha guardato con interesse all'esperienza di Kyiw.
L'Ucraina è infatti sulla buona strada per produrre tra i 7 e i 10 milioni di droni all'anno, con una capacità teorica che potrebbe toccare i 20 milioni, se interamente finanziata dagli alleati. Il settore di produzione di droni in Ucraina sta raddoppiando l'output ogni dodici mesi, passando dai 2,2 milioni del 2024 agli oltre 4 milioni del 2025.
È noto che le dinamiche delle dittature tendono a isolare i leader dalla realtà. È successo a Saddam Hussein, che aveva spietatamente epurato gli ufficiali capaci di pensare autonomamente, circondandosi di yes-men terrorizzati. È successo a Putin, ingannato da consiglieri che gli promettevano di conquistare l’intera Ucraina in tre giorni e che oggi, evidentemente, preferiscono non informarlo del reale andamento del conflitto.
La storia insegna, ma i dittatori non imparano mai. La speranza è che l'Occidente e le altre potenze globali sappiano leggere in tempo questi errori, per poter finalmente garantire un po' di pace al mondo.
Ciro Maddaloni
eGovernment expert
Fonte: Ciro Maddaloni














