23 Aprile 2024
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Conflitti: impariamo dalla storia su come redimerli

29-03-2024 11:47 - Opinioni
GD - Roma, 29 mar. 24 - In questi ultimi mesi si parla solo di conflitti, di morti e di distruzione. Qualcuno parla dei “colpevoli”, di coloro a cui attribuire le responsabilità per le distruzioni ed i lutti che tutti i conflitti generano.
Quello di cui si dice poco o niente e cosa è già stato fatto nella storia dal genere umano e cosa si potrebbe fare per risolvere i conflitti e per prevenire nuove recrudescenze violente.
Gli esempi positivi di riconciliazione tra le parti, che si sono combattute in guerre sanguinarie, non mancano nella storia degli esseri umani. Esempi positivi che indicano che il solo modo per prevenire e per evitare il ripetersi dei conflitti è quello di unire le popolazioni che si sono combattute in passato o che sono state coinvolte in un conflitto.
Inizialmente l'unione può essere una semplice cooperazione economica tra quei Paesi che si sono combattuti. In una fase successiva, queste “unioni” economiche quasi sempre evolvono fino ad arrivare spesso ad un vero è proprio federalismo.
Ad esempio, nel “nuovo mondo” la Guerra Civile (1861-1865) americana tra Nord e Sud, ha portato alla realizzazione del federalismo e alla creazione degli Stati Uniti d'America.
Il sistema federale degli Stati Uniti ha garantito agli stati del Sud un certo grado di autonomia, permettendo loro di mantenere le proprie leggi e istituzioni per il periodo di tempo necessario a realizzare la transizione verso il sistema democratico che conosciamo oggigiorno.
Lo stesso è successo in Europa, dopo la sanguinosissima e devastante seconda guerra mondiale. I padri fondatori della Comunità europea (Jean Monnet, Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Paul-Henri Spaak) hanno avuto l'intuizione di fondare la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), per rispondere all'esigenza di garantire ai paesi usciti devastati dalla guerra l'energia indispensabile per la ricostruzione.
Questo è stato il primo seme che ha fatto nascere la Comunità europea e l'Unione Europea in cui viviamo oggi.
I Paesi maggiori coinvolti nella guerra (Germania, Francia e Italia) che avevano combattuto aspramente, con milioni di morti, hanno capito che solo sotterrando i rancori e unendosi avrebbero potuto superare la sfida della ricostruzione e della ripresa economica.
La Germania e l'Italia, che erano uscite sconfitte dalla Seconda guerra mondiale, hanno dovuto rinunciare a porzioni dei loro territori ed hanno dovuto pagare per i danni di guerra arrecati.
Un investimento ben speso se guardiamo ai risultati raggiunti dall'Unione Europea oggi.
Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono un'altro esempio positivo di integrazione tra diversi stati. Gli EAU, nati dall'unione di sette sceiccati: Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ajman, Umm al-Quwain e Fujairah e Ras al-Khaimah, il 2 dicembre 1971, hanno sperimentato e beneficiato di uno sviluppo immenso, inimmaginabile da raggiungere per i singoli emirati.
L'Unione ha permesso a questa area del pianeta di passare, in pochissimi anni, dalla mancanza totale di infrastrutture fino a diventare una delle aree più sviluppate del pianeta.
I detrattori dicono “grazie al petrolio”. Vero, ma solo in parte, perché anche la Nigeria, il Venezuela, l'Iran e la Russia hanno tantissimo petrolio, ma sono rimaste quello che erano, se non sono addirittura peggiorati negli ultimi decenni, come è avvenuto in Venezuela e in Russia.
Cosa impariamo dunque dalla Storia? Impariamo che le conflittualità non si risolvono con le guerre, ma con l'unione delle parti in conflitto. Le popolazioni, la gente comune, desiderano solo di vivere una vita normale, di poter comprare una nuova automobile, di vivere in una casa confortevole.
Sono solo pochi esaltati che vogliono la guerra. Questi esaltati arrecano tanto danno ai loro paesi e ai loro concittadini.
In Palestina la soluzione non è la guerra, non è l'erezione di muri, non è la creazione di due Stati che potranno solo continuare a guerreggiare all'infinito.
La storia ci insegna che l'unica soluzione che funziona, per risolvere per sempre i conflitti, è la federazione dei popoli che vivono su quelle terre. Le persone devono avere ben chiaro che nella convivenza e nella collaborazione pacifica avranno tutti da guadagnare, sempre e comunque, rispetto alla morti e alla distruzione che le guerre generano e che hanno vissuto finora. Questo conflitto permanente tra israeliani e palestinesi deve finire per sempre.
Inizialmente si deve creare una federazione basata sulla cooperazione economica, sul modello della CECA sperimentata in Europa. Questo consentirà di superare le difficoltà economiche immediate della popolazione e di avviare la ricostruzione delle aree devastate dal conflitto.
La nuova federazione delle popolazioni che vivono in Palestina deve avere come garanti, per la parte araba, i paesi illuminati del Golfo Persico nelle persone del Re saudita Mohammed bin Salman e del Presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed Al Nahyan; e per la parte israeliana, l'Unione europea .
I garanti avranno il compito di vigilare sul rispetto delle regole concordate tra le parti e dovranno fornire supporto militare e di intelligence per vigilare sulle frange estreme al fine di prevenire eventuali recrudescenze della violenza.
Solo applicando i modelli di successo già sperimentati nella storia si potrà arrivare ad una trattativa e porre le basi per una de-escalation di questo assurdo, infinito conflitto.
In una fase successiva, sarà opportuno coinvolgere nella federazione israelo-palestinese anche gli altri paesi dell'area che vorranno finalmente puntare alla pace ed al benessere per le loro popolazioni, a partire dalla Giordania e dal Libano, per arrivare ad includere tutti i paesi dell'area mediorientale, com'è avvenuto e continua ad avvenire in Europa dove si è passati da una unione di 6 paesi ad una unione di 27 stati diversi e altri stati sono candidati a fare parte, a breve, dell'Unione Europea.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale


Fonte: Ciro Maddaloni
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