Columbus Day: legame indissolubile di memoria, radici e cultura tra Italia e USA
12-10-2026 10:25 - Opinioni
GD – Roma, 12 ott. 26 - Oggi, lunedì 12 ottobre, negli Stati Uniti si celebra il Columbus Day, festività federale dedicata all’arrivo di Cristoforo Colombo nelle Americhe nel 1492. Nel corso del tempo, questa ricorrenza ha assunto un valore particolare per le comunità di origine italiana, diventando un simbolo del loro contributo alla costruzione della società americana e del legame che continua a unire le due sponde dell’Atlantico.
Per comprenderne il significato bisogna ripercorrere, almeno idealmente, la storia della grande emigrazione italiana. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, milioni di uomini e donne lasciarono il proprio Paese alla ricerca di migliori condizioni di vita. Affrontarono viaggi lunghi e difficili, spesso senza conoscere la lingua inglese e con pochi risparmi, trovandosi poi a confrontarsi con lavori faticosi, pregiudizi e discriminazioni.
Con il passare degli anni, quegli emigranti e i loro discendenti contribuirono in maniera significativa allo sviluppo economico, sociale e culturale degli Stati Uniti. Dalle fabbriche ai cantieri, dalle piccole attività commerciali alle grandi imprese, fino al mondo della scienza, dell’arte e delle istituzioni, la presenza italiana è diventata parte integrante della storia americana.
Ma dietro questa vicenda collettiva si nascondono soprattutto storie personali, spesso segnate da separazioni dolorose. È difficile non pensare alle banchine dei porti italiani, alle valigie di cartone, agli abbracci prima della partenza e agli sguardi di chi salutava i propri cari senza sapere quando, e se, li avrebbe rivisti.
Per alcuni, quel saluto sarebbe stato l’ultimo. Restavano le lettere spedite all’America, attese per settimane e lette più volte nelle case dei Paesi d’origine. Poche righe raccontavano una vita nuova, le difficoltà quotidiane, la nostalgia e la speranza di poter un giorno riabbracciare la propria famiglia. A volte, insieme alle lettere, arrivava qualche dollaro risparmiato con fatica, un piccolo aiuto che rappresentava un gesto concreto d’amore verso chi era rimasto in Italia.
È anche attraverso queste memorie che il Columbus Day ha acquisito un significato speciale per gli italoamericani. La figura del navigatore genovese divenne infatti, soprattutto durante gli anni delle discriminazioni contro gli immigrati italiani, un riferimento simbolico attraverso il quale rivendicare dignità, riconoscimento e appartenenza alla società americana.
Ancora oggi, le tradizionali celebrazioni, come la parata lungo la Fifth Avenue di New York, testimoniano il ruolo delle associazioni e delle comunità impegnate a conservare questo patrimonio culturale.
Negli Stati Uniti, tuttavia, il Columbus Day non viene interpretato ovunque nello stesso modo. Se per molti italoamericani rappresenta una celebrazione delle proprie origini e del percorso di integrazione dei loro antenati, per una parte della società americana la figura di Colombo richiama anche l’inizio della colonizzazione europea e le conseguenze drammatiche che essa ebbe sulle popolazioni indigene.
Da questa diversa lettura della storia è nato un movimento che ha portato numerosi Stati e città a riconoscere l’”Indigenous Peoples Day”, una giornata dedicata alla memoria, alla cultura e ai diritti dei popoli originari delle Americhe. In alcune realtà la ricorrenza ha sostituito il Columbus Day, mentre in altre le due commemorazioni convivono.
Il confronto riflette due prospettive storiche differenti. Da una parte, il desiderio delle comunità italiane di preservare un simbolo legato alla propria esperienza migratoria; dall’altra, la volontà di riconoscere che le Americhe erano abitate da civiltà millenarie prima dell’arrivo degli europei e che la colonizzazione produsse profonde sofferenze, violenze e trasformazioni.
Negli ultimi anni, questa discussione ha assunto anche una dimensione politica e culturale nazionale, tra iniziative per mantenere le tradizionali celebrazioni e richieste di dare maggiore spazio alla memoria delle popolazioni native. Il Columbus Day rimane una festività federale, ma il modo di celebrarlo varia sensibilmente da una comunità all’altra.
Le differenti interpretazioni non cancellano, tuttavia, l’importanza della storia dell’emigrazione italiana, che può essere ricordata e valorizzata riconoscendo al tempo stesso la complessità degli eventi legati all’arrivo degli europei nel continente americano.
Il Columbus Day offre così anche l’occasione per riflettere sul rapporto speciale tra Italia e Stati Uniti, costruito non soltanto attraverso le relazioni diplomatiche ed economiche, ma soprattutto grazie a milioni di persone che hanno portato oltreoceano la propria cultura, le competenze e le tradizioni familiari.
Quel legame continua a vivere nei cognomi italiani diffusi in America, nelle fotografie conservate dalle famiglie, nelle ricette tramandate di generazione in generazione e nei racconti dei nonni, attraverso i quali molti giovani italoamericani scoprono ancora oggi le proprie origini.
C’è qualcosa di particolarmente toccante nel ritorno dei discendenti degli emigrati nei piccoli borghi italiani da cui partirono i loro antenati. Talvolta cercano una vecchia casa, un documento o una fotografia; altre volte desiderano soltanto camminare lungo le strade percorse dai propri nonni prima di affrontare l’Oceano. Sono viaggi nei quali la ricerca delle radici diventa anche un incontro tra passato e presente.
A 534 anni dall’arrivo di Colombo nelle Americhe, il significato del Columbus Day continua, dunque, a evolversi tra celebrazione, memoria e rilettura critica della storia. Per le comunità italiane, resta soprattutto un’occasione per ricordare il cammino delle generazioni che le hanno precedute e per rafforzare un rapporto culturale e umano che attraversa l’Atlantico.
Perché, al di là delle differenti interpretazioni della ricorrenza, rimane la storia di chi lasciò l’Italia con poche cose e molte speranze, costruì una nuova vita in America e continuò a portare nel cuore la terra che aveva lasciato.
Un’eredità fatta di sacrifici, affetti e memoria, che ancora oggi rappresenta uno dei legami più profondi tra Italia e Stati Uniti.
Franco Torchia
Analista di geopolitica
Per comprenderne il significato bisogna ripercorrere, almeno idealmente, la storia della grande emigrazione italiana. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, milioni di uomini e donne lasciarono il proprio Paese alla ricerca di migliori condizioni di vita. Affrontarono viaggi lunghi e difficili, spesso senza conoscere la lingua inglese e con pochi risparmi, trovandosi poi a confrontarsi con lavori faticosi, pregiudizi e discriminazioni.
Con il passare degli anni, quegli emigranti e i loro discendenti contribuirono in maniera significativa allo sviluppo economico, sociale e culturale degli Stati Uniti. Dalle fabbriche ai cantieri, dalle piccole attività commerciali alle grandi imprese, fino al mondo della scienza, dell’arte e delle istituzioni, la presenza italiana è diventata parte integrante della storia americana.
Ma dietro questa vicenda collettiva si nascondono soprattutto storie personali, spesso segnate da separazioni dolorose. È difficile non pensare alle banchine dei porti italiani, alle valigie di cartone, agli abbracci prima della partenza e agli sguardi di chi salutava i propri cari senza sapere quando, e se, li avrebbe rivisti.
Per alcuni, quel saluto sarebbe stato l’ultimo. Restavano le lettere spedite all’America, attese per settimane e lette più volte nelle case dei Paesi d’origine. Poche righe raccontavano una vita nuova, le difficoltà quotidiane, la nostalgia e la speranza di poter un giorno riabbracciare la propria famiglia. A volte, insieme alle lettere, arrivava qualche dollaro risparmiato con fatica, un piccolo aiuto che rappresentava un gesto concreto d’amore verso chi era rimasto in Italia.
È anche attraverso queste memorie che il Columbus Day ha acquisito un significato speciale per gli italoamericani. La figura del navigatore genovese divenne infatti, soprattutto durante gli anni delle discriminazioni contro gli immigrati italiani, un riferimento simbolico attraverso il quale rivendicare dignità, riconoscimento e appartenenza alla società americana.
Ancora oggi, le tradizionali celebrazioni, come la parata lungo la Fifth Avenue di New York, testimoniano il ruolo delle associazioni e delle comunità impegnate a conservare questo patrimonio culturale.
Negli Stati Uniti, tuttavia, il Columbus Day non viene interpretato ovunque nello stesso modo. Se per molti italoamericani rappresenta una celebrazione delle proprie origini e del percorso di integrazione dei loro antenati, per una parte della società americana la figura di Colombo richiama anche l’inizio della colonizzazione europea e le conseguenze drammatiche che essa ebbe sulle popolazioni indigene.
Da questa diversa lettura della storia è nato un movimento che ha portato numerosi Stati e città a riconoscere l’”Indigenous Peoples Day”, una giornata dedicata alla memoria, alla cultura e ai diritti dei popoli originari delle Americhe. In alcune realtà la ricorrenza ha sostituito il Columbus Day, mentre in altre le due commemorazioni convivono.
Il confronto riflette due prospettive storiche differenti. Da una parte, il desiderio delle comunità italiane di preservare un simbolo legato alla propria esperienza migratoria; dall’altra, la volontà di riconoscere che le Americhe erano abitate da civiltà millenarie prima dell’arrivo degli europei e che la colonizzazione produsse profonde sofferenze, violenze e trasformazioni.
Negli ultimi anni, questa discussione ha assunto anche una dimensione politica e culturale nazionale, tra iniziative per mantenere le tradizionali celebrazioni e richieste di dare maggiore spazio alla memoria delle popolazioni native. Il Columbus Day rimane una festività federale, ma il modo di celebrarlo varia sensibilmente da una comunità all’altra.
Le differenti interpretazioni non cancellano, tuttavia, l’importanza della storia dell’emigrazione italiana, che può essere ricordata e valorizzata riconoscendo al tempo stesso la complessità degli eventi legati all’arrivo degli europei nel continente americano.
Il Columbus Day offre così anche l’occasione per riflettere sul rapporto speciale tra Italia e Stati Uniti, costruito non soltanto attraverso le relazioni diplomatiche ed economiche, ma soprattutto grazie a milioni di persone che hanno portato oltreoceano la propria cultura, le competenze e le tradizioni familiari.
Quel legame continua a vivere nei cognomi italiani diffusi in America, nelle fotografie conservate dalle famiglie, nelle ricette tramandate di generazione in generazione e nei racconti dei nonni, attraverso i quali molti giovani italoamericani scoprono ancora oggi le proprie origini.
C’è qualcosa di particolarmente toccante nel ritorno dei discendenti degli emigrati nei piccoli borghi italiani da cui partirono i loro antenati. Talvolta cercano una vecchia casa, un documento o una fotografia; altre volte desiderano soltanto camminare lungo le strade percorse dai propri nonni prima di affrontare l’Oceano. Sono viaggi nei quali la ricerca delle radici diventa anche un incontro tra passato e presente.
A 534 anni dall’arrivo di Colombo nelle Americhe, il significato del Columbus Day continua, dunque, a evolversi tra celebrazione, memoria e rilettura critica della storia. Per le comunità italiane, resta soprattutto un’occasione per ricordare il cammino delle generazioni che le hanno precedute e per rafforzare un rapporto culturale e umano che attraversa l’Atlantico.
Perché, al di là delle differenti interpretazioni della ricorrenza, rimane la storia di chi lasciò l’Italia con poche cose e molte speranze, costruì una nuova vita in America e continuò a portare nel cuore la terra che aveva lasciato.
Un’eredità fatta di sacrifici, affetti e memoria, che ancora oggi rappresenta uno dei legami più profondi tra Italia e Stati Uniti.
Franco Torchia
Analista di geopolitica
Fonte: Franco Torchia














