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CNR: Artico, Antartide e Himalaya, verso White Paper su ricerca polare

07-10-2026 15:09 - Economia
GD - Roma, 7 ott. 26 - Conclusa la Conferenza Nazionale Polare ideata e coordinata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS, con il patrocinio dei ministeri della Difesa e dell’Università e della Ricerca. Per la prima volta la comunità scientifica italiana impegnata nelle regioni polari si è incontrata per confrontarsi sugli ultimi dati e avanzamenti della ricerca e per definire priorità e prospettive. Dai lavori comincia la redazione di un documento strategico di indirizzo e supporto per le future politiche nazionali nei tre Poli
Comprendere i processi che governano il cambiamento climatico per anticiparne gli effetti e fornire strumenti concreti a supporto delle decisioni politiche e delle strategie di adattamento. È questo il messaggio della Prima Conferenza Nazionale Polare, che si è conclusa oggi a Roma, nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR. Tre giorni con più di 200 partecipanti e 15 coordinatori senior. La Conferenza ha riunito la comunità scientifica italiana impegnata nelle regioni polari per un confronto su conoscenze, proposte e priorità che confluiranno in un White Paper. Il documento costituirà uno strumento strategico per orientare le future politiche italiane dedicate all'Artico, all'Antartide e al Terzo Polo (Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet), territori sempre più cruciali per comprendere le dinamiche del clima globale.
Il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha dichiarato: “Una piccolissima bolla d’aria intrappolata nel ghiaccio può custodire l’atmosfera della Terra di centinaia di migliaia di anni fa. È un’immagine che racconta bene che cosa sia la ricerca: trovare l’immenso nel piccolissimo, trasformare una traccia in conoscenza e quella conoscenza in possibilità. E proprio in queste ore il Nobel per la Fisica ci ricorda quanto i Poli siano veri laboratori scientifici: la ricerca sui neutrini condotta attraverso l’osservatorio IceCube, nel ghiaccio dell’Antartide, ci permette di studiare fenomeni che arrivano dalle profondità dell’Universo. Studiare i Poli significa conoscere la storia del nostro Pianeta, ma anche comprendere meglio i cambiamenti che stanno interessando il clima, l’acqua, i mari”.
“Artico e Antartide sono sempre più centrali per il nostro futuro. Vogliamo rafforzare la presenza italiana in entrambe le regioni, valorizzando la nostra ricerca, le nostre competenze e il nostro saper fare. Il nostro deve essere un grande gioco di squadra tra Istituzioni, imprese, università e ricerca per rendere l'Italia sempre più protagonista in entrambe le regioni polari”, ha scritto nel proprio messaggio di saluto Antonio Tajani, ministro degli Affari Esteri.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha evidenziato nel suo messaggio: “È cambiata anche la geografia della sicurezza. Oggi è sempre più difficile individuare un interesse nazionale che non sia collegato, direttamente o indirettamente, a ciò che accade anche molto lontano dai nostri confini. Le regioni polari ne sono un esempio. Sono territori estremi e lontani, ma rappresentano luoghi nei quali stanno avvenendo trasformazioni destinate ad avere conseguenze globali: sul clima, sulla ricerca scientifica, sulle tecnologie, sull'economia e, soprattutto nell'Artico, sugli equilibri strategici e sulla sicurezza euro-atlantica”.
“Il lavoro di questi tre giorni segna un passo importante verso una visione condivisa della ricerca pubblica italiana nelle regioni polari”, ha dichiarato Andrea Lenzi, presidente del CNR. “L’impegno del CNR nelle scienze polari affonda le proprie radici in decenni di ricerca, dati e conoscenze, sviluppati nell’ambito dei Programmi per l’Artico e per l’Antartide sostenuti dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Un patrimonio costruito sulla collaborazione, sul dialogo con le comunità indigene e sulla responsabilità di offrire risposte solide alle sfide ambientali e climatiche del presente e del futuro”.
“I profondi cambiamenti che stanno interessando l'Artico, l'Antartide e il cosiddetto Terzo Polo himalayano - la più vasta riserva di ghiaccio del pianeta al di fuori delle regioni polari - hanno ripercussioni sempre più rilevanti sugli equilibri climatici, sugli ecosistemi e sulla società a livello globale”, ha commentato la presidente ENEA Francesca Mariotti. “In questo scenario, la ricerca svolta dall'Italia e dall’ENEA negli ambienti più estremi della Terra assume un ruolo cruciale. Un'attività di questo tipo richiede competenze scientifiche, come quelle che mettiamo in campo in Artico, ma nulla sarebbe possibile senza le infrastrutture e il supporto logistico che ENEA garantisce, con un’efficiente macchina organizzativa, da oltre 40 anni in Antartide”.
“Studiare ciò che accade nelle regioni polari significa comprendere processi che hanno effetti sul clima, sull’ambiente e sulle nostre società. La Conferenza ha mostrato quanto sia importante il confronto tra conoscenze, competenze e prospettive per affrontare le sfide della ricerca, anche in vista del prossimo International Polar Year”, ha osservato il presidente dell’INGV, Fabio Florindo.
“L’OGS ha partecipato all’organizzazione della Conferenza Nazionale Polare, contribuendo alla costruzione di un importante momento di confronto tra comunità scientifica e istituzioni. I nostri ricercatori mettono a disposizione competenze multidisciplinari nello studio degli ambienti polari ed estremi, in particolare nei campi dell’oceanografia, della geofisica e della sismologia” ha concluso Nicola Casagli, presidente dell’OGS. “Il loro contributo rafforza il dialogo interdisciplinare indispensabile per comprendere le trasformazioni in atto ai Poli e le loro conseguenze sull’intero Pianeta”.


Fonte: CNR