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Circolo degli Esteri: Giorno del Ricordo e questione adriatica

06-02-2026 16:58 - Ambasciate
GD - Roma, 6 feb. 26 - La questione adriatica e meglio ancora quella della dolorosa diaspora italiana dall'Istria non tengono banco e, come per le foibe, si tenta di tenerle di basso profilo. Ma chi ha vissuto quegli anni si è dato il compito di mantenere desto il ricordo. "Giorno del ricordo - la questione adriatica dagli Asburgo a Tito" è il tema della conferenza che si terrà al Circolo degli Esteri giovedì 12 febbraio, alle ore 18.
Ad affrontare il tema interverranno il dott. Filippo Sallusto, l'amb. Gianfranco Giorgolo, il sen. Roberto Menia e a moderare sarà il col. dott. Carlo Cetteo Cipriani.
Le politiche di contrasto alla plurisecolare presenza italiana nella Venezia Giulia, Istria e Dalmazia iniziano già sotto l'Impero Asburgico, continuano con il Regno di Jugoslavia e si concludono tragicamente con la pulizia etnica pianificata ed attuata dal regime di Tito. Con la legge del 30 marzo del 2004 nr.92 è stato istituito il "Giorno del Ricordo" in memoria delle vittime delle foibe dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale e la concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati. Questo giorno - che cade il 10 febbraio - è considerato dalla Repubblica Italiana "solennità civile" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'Esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.
Il 10 febbraio 2007 l'allora presidente Giorgio Napolitano nel suo intervento al Quirinale dichiarò: "Vi fu un moto di odio, di furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo..... che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica". L'anno scorso, commemorando il "Giorno del Ricordo", il presidente Sergio Mattarella sottolineò come "la zona al confine orientale dell'Italia ..... divenne su iniziativa dei comunisti jugoslavi un teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, lì da sempre residenti". Il Capo dello Stato precisò anche non essersi trattato "come qualche storico negazionista o riduzionista ha voluto insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo".

Fonte: Circolo degli Esteri