05 Marzo 2024
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Caso Salis: amb. Kovacs, “ricostruzione distorta”

12-02-2024 22:00 - Ambasciate
Amb. Adam Kovacs Amb. Adam Kovacs
GD - Roma, 12 feb. 24 -L'ambasciatore ungherese a Roma, Adam Kovacs, in una lunga lettera pubblicata sul canale social dell'Ambasciata, ha lamentato “una rappresentazione
particolarmente distorta e sproporzionata” che “una parte significativa” dei media italiani ha dato del caso Salis, “soprattutto nella valutazione del sistema giudiziario ungherese, tale da far sorgere il dubbio che i commenti editoriali siano stati mossi esclusivamente da considerazioni politiche, oltre che ideologiche, dirette a mettere in cattiva luce le relazioni italo-ungheresi”.
Parole di un certo peso, che certo non lasciano indifferenti e con le quali la rappresentanza diplomatica in Italia delle autorità statuali di Budapest entra nel vivo di una vicenda la quale, ormai da giorni, sta interessando le relazioni tra due Stati dell’Unione Europea. Un vero e proprio caso internazionale, al confine tra diritti umani e considerazioni politiche, tra stato di diritto e libertà di espressione, tra diritti dei detenuti e amministrazione della giustizia. E non solo. Il caso di Ilaria Salis, infatti, coinvolge legali, politici, attivisti, giuristi, filosofi del diritto e diplomatici e spinge tutte queste figure, ma anche semplici cittadini e osservatori, a interrogarsi sul senso di giustizia che ciascuno professa di coltivare. Su come, per ognuno, un detenuto debba essere trattato, quali diritti abbia, cosa merita che gli sia concesso durante la detenzione, come quella detenzione debba essere.
Le parole dell’amb. Kovacs si riferiscono a quanti, in Italia, su giornali, in radio e in tv, hanno espresso le proprie preoccupazioni per le condizioni detentive della maestra lombarda 39enne, portata in catene in un’aula di tribunale senza essere stata dichiarata colpevole ma solo accusata di reati che un processo è chiamato a determinare se siano stati commessi o meno (e per i quali, oltretutto, Salis non è stata neanche denunciata dalle presunte vittime). La scelta delle catene ai piedi e alle mani, com’è noto, è stata giustificata col pericolo di fuga dell’imputata. Sulle valutazioni circa il sistema giudiziario ungherese, a cui l'ambasciatore si riferisce, va ricordato che la stessa Unione europea ha espresso forti dubbi, e in più di un'occasione, sull'indipendenza della magistratura di Budapest, che le riforme del governo di Viktor Orban hanno messo in discussione. Non sarebbero, quindi, “considerazioni politiche” ma valutazioni oggettive, che un organismo istituzionale transnazionale è chiamato a esprimere per tutelare i diritti civili e politici dei cittadini europei.
Scrive ancora l’Amb. Kovacs: “Senza entrare nel merito del caso giudiziario, che sarà deciso dalla magistratura ungherese nella sua piena indipendenza, si è parlato poco e male in merito ai fatti accaduti e alla condotta di Ilaria Salis. Secondo le prove raccolte dalle autorità investigative ungheresi, il quadro di quanto è accaduto nei giorni del febbraio di un anno fa sembra chiaro” e “dai video in possesso dell'autorità giudiziaria emergono condotte assolutamente illecite”. È opportuno precisare, a questo proposito, che in uno Stato di diritto si è colpevoli solo dopo una sentenza passata in giudicato e non sulla base di elementi di prova, che si possono desumere da un video o da un’immagine, i quali non dovrebbero bastare, per il diritto e per chi agisce in nome di esso, a dichiarare “colpevole” un imputato.
Colpisce anche che nella lettera pubblicata sulla pagina socisl dell'Ambasciata ungherese si scriva esplicitamente che quanto accaduto a Budapest un anno fa “sembra chiaro”: quindi, basandosi non su un elemento certo ma su ciò che sembra chiaro, Ilaria Salis ha commesso “condotte assolutamente illecite”.
“A prescindere dall'estraneità o meno dell'imputata Salis a questi fatti, sulla quale sarà la Corte a pronunciarsi, ritengo che la palese tendenza a sminuire questi episodi gravissimi e di presentarli, in modo manipolativo, come una semplice ‘rissa tra manifestanti’, sia piuttosto preoccupante”, aggiunge ancora l'ambasciatore, che scrivendo “a prescindere dall'estraneità o meno dell'imputata Salis a questi fatti”, sorvola di fatto sull'unico dato che può contare in un'aula di tribunale, cioè il fatto che un imputato possa essere ritenuto colpevole sulla base di indizi che diventano prove.
“Il contrasto al ‘pericolo fascista’ - pretesa già in sé discutibile nel contesto odierno di una Europa unita, pacifica e democratica - non può giustificare i comportamenti di cui è accusata, e in Patria già condannata in altre occasioni, Ilaria Salis”. A questo proposito, non viene chiarito più esplicitamente a quali comportamenti di Ilaria Salis si riferisca l’ambasciatore Kovacs, secondo cui l’attivista milanese sarebbe già stata “condannata in Patria in altre occasioni”.
“La violenza politica non è mai sul lato giusto della storia. La libertà di espressione e di protesta pacifica di tutti sono salvaguardati dal nostro ordinamento giuridico, senza bisogno di ricorrere a spranghe o martelli in tasca per ‘l'autodifesa’”.
Nessun riferimento, nella lettera dell’ambasciatore ungherese, al Giorno dell’Onore, il raduno di neofascisti (che non risulta abbiano mai tollerato la libertà di espressione e di protesta pacifica) celebrato ogni 11 febbraio a Budapest, cui l’anno scorso Ilaria Salis avrebbe partecipato con altri militanti e durante il quale, secondo l’accusa, avrebbe aggredito due militanti di estrema destra.
“Chi viene con lo scopo di portare avanti scontri ideologici con la violenza fisica, deve sapere che nel nostro Paese quei tentati atti di sovvertimento delle regole democratiche che ci siamo dati verranno sempre contrastati con la massima fermezza e senza alcuna indulgenza” conclude il diplomatico magiaro.


Fonte: Redazione
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