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Burkina Faso: preoccupante limitazione della libertà d’informazione

09-07-2024 13:06 - Opinioni
GD – Roma, 9 lug. 24 - Negli ultimi anni la situazione dei media in Burkina Faso ha subito una significativa repressione da parte delle autorità governative. La giunta militare, che ha preso il potere nel 2022, ha intrapreso una campagna mirata per limitare la libertà di stampa e il diritto all'informazione, suscitando preoccupazioni per la sicurezza nazionale e accusando i media di disinformazione. Questa analisi dettagliata illustra i principali eventi che hanno caratterizzato la repressione dei media nel paese.
Il 19 giugno 2023, il Consiglio Superiore della Comunicazione del Burkina Faso CSC ha deciso di sospendere per due settimane il programma televisivo di dibattito politico "7 Info", trasmesso dalla rete privata BF1. La decisione è stata annunciata durante il telegiornale serale delle ore 19:30. Il provvedimento è stato preso dopo che l'editorialista Kalifara Seré aveva dichiarato durante il programma che alcune immagini del leader della giunta, Ibrahim Traoré, riprese mentre donava il sangue, erano vecchie e risalenti al 2023.
Questi commenti sono stati considerati diffamatori dal CSC. Nonostante le scuse di Seré e il riconoscimento della sua professionalità da parte dell'autorità, le immagini sono rimaste disponibili online, portando alla sospensione del programma.
Nello stesso periodo, il CSC ha sospeso per un mese il quotidiano "L'Evenement" in seguito alla pubblicazione di un articolo che denunciava una frode di 400 milioni di franchi CFA sui fondi destinati ai Volontari per la Difesa della Patria VDP, ausiliari dell’esercito. La decisione, presa il 10 giugno, è stata resa nota solo il 19 giugno. In risposta il giornale ha impugnato la decisione davanti al tribunale amministrativo di Ouagadougou, definendo la sanzione "grottesca".
La repressione dei media non si è limitata ai canali locali. Il 18 giugno il CSC ha sospeso per sei mesi le trasmissioni della rete francese TV5 per aver trasmesso un'intervista con Newton Ahmed Barry, ex capo della commissione elettorale e critico della giunta militare. Il CSC ha accusato TV5 di "affermazioni tendenziose" e di "minimizzare gli sforzi" delle forze di sicurezza. Questa non era la prima volta che TV5 veniva presa di mira: ad aprile l'emittente era stata sospesa per due settimane dopo aver trasmesso un rapporto di Human Rights Watch che accusava i militari Burkinabé di crimini contro l'umanità nella provincia di Yatenga. Inoltre, TV5 è stata multata di 50 milioni di franchi CFA.
In un'ulteriore mossa repressiva, il CSC ha sospeso le trasmissioni delle reti radiofoniche BBC e Voice of America VOA per due settimane dopo che queste avevano trasmesso un rapporto di Human Rights Watch che accusava l'esercito Burkinabé di attacchi contro i civili. L'ONG aveva dichiarato che i soldati avevano ucciso almeno 223 abitanti dei villaggi, tra cui 56 bambini, in due attacchi di vendetta a febbraio. Il CSC ha accusato BBC e VOA di diffondere disinformazione e di screditare l'esercito Burkinabé.
Il 27 marzo 2023 il ministro della Comunicazione del Burkina Faso, Rimtalba Jean Emmanuel Ouédraogo, ha annunciato la sospensione del canale francese France 24 per aver trasmesso un'intervista con il leader di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico AQIM. Le autorità hanno accusato France 24 di fungere da “agenzia di comunicazione per terroristi” e di legittimare le azioni terroristiche. Questo provvedimento è stato criticato da Human Rights Watch, che ha dichiarato che la sospensione viola il diritto all'informazione libera e indipendente.
Il Burkina Faso ha visto un aumento della violenza da parte di gruppi armati islamisti e delle operazioni antiterroristiche abusive da parte delle forze governative. Questo contesto ha fornito un pretesto per la giunta militare per reprimere ulteriormente la libertà di stampa. Le autorità hanno bloccato l'accesso ai siti web di BBC, VOA e Human Rights Watch e hanno avvertito altri media di non diffondere informazioni simili. La repressione ha anche colpito altri media internazionali come Le Monde, The Guardian e Deutsche Welle.
Il crescente sentimento anti-francese e la percezione di minacce alla sicurezza nazionale sono stati utilizzati per giustificare queste misure repressive. Le autorità hanno anche espulso corrispondenti di media francesi come Libération e Le Monde e hanno sospeso tutte le trasmissioni del canale di notizie France 24 e della radio internazionale francese Radio France Internationale (RFI). Nel settembre 2023 il governo ha sospeso le operazioni di stampa e online del media francese Jeune Afrique dopo la pubblicazione di articoli sulle tensioni all'interno dell'esercito.
Le organizzazioni internazionali per i diritti umani e i gruppi di libertà di stampa hanno continuamente denunciato le azioni repressive delle autorità burkinabé. Human Rights Watch ha criticato le sospensioni come violazioni del diritto all'informazione libera e indipendente e il portavoce dell'Unione Europea, Peter Stano, ha espresso preoccupazione per la sospensione di France 24, sostenendo che la lotta al terrorismo è compatibile con la libertà di stampa e informazione.
Le libertà di opinione, di stampa e il diritto di accesso alle informazioni sono garantite dall'articolo 8 della costituzione modificata del Burkina Faso del 1991 e dall'articolo 9 della Carta Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli (ACHPR). Le limitazioni all'esercizio di questi diritti sono ammissibili solo se prescritte dalla legge, servono a uno scopo legittimo e sono necessarie e proporzionate. La repressione dei media in Burkina Faso rappresenta una violazione significativa dei diritti fondamentali tutelati dalla costituzione e le autorità dovrebbero ripristinare al più presto un ambiente mediatico libero e indipendente. Le conseguenze, altrimenti, potrebbero vedere aumentare la sfiducia e la diffidenza nei confronti del Governo da parte della popolazione, aumentando la criticità di un contesto già fragile.

A cura di Chiara Del Prete
Mondo Internazionale Post


Fonte: Mondo Internazionale Post
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