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Attacco USA-Israele può ricondurre Iran a negoziare, parla amb. Checchia

28-02-2026 20:40 - Opinioni
GD - Roma, 28 feb. 26 - (Formiche.net) - Il Medio Oriente torna a tremare sotto il peso dei raid congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici iraniani. Dopo settimane di diplomazia sospesa e segnali militari sempre più espliciti nel Golfo, la crisi con Teheran entra in una fase nuova e potenzialmente esplosiva.
Formiche.Net ne ha parlato con l'ambasciatore Gabriele Checchia, già rappresentante permanente d'Italia presso la NATO, per comprendere se siamo davanti a una fiammata destinata a rientrare o all'inizio di un riassetto profondo degli equilibri regionali.
D.: L'attacco congiunto di USA e Israele sorprende davvero?
* Amb. Checchia: «Direi di no. Era prevedibile alla luce di quanto abbiamo letto e visto nelle ultime settimane: il rafforzamento delle forze navali statunitensi nel Golfo e le crescenti preoccupazioni israeliane circa la possibilità che l'Iran si dotasse dell'arma nucleare. Le operazioni diplomatiche avviate facevano pensare a un possibile accordo, ma come ha osservato il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, gli iraniani non volevano ridurre il numero di missili né rinunciare a una parte sostanziale del programma atomico. Mi riconosco in questa valutazione».
D.: Dunque la diplomazia ha fallito?
* Amb. Checchia: «Non si è raggiunta l'intesa auspicata. Questa azione di forza da parte di Stati Uniti e Israele può essere letta come uno strumento per indurre Teheran a più miti consigli: contenere il numero dei missili balistici, limitare il sostegno ai proxy e alle milizie attive nella regione, oltre che a una drastica riduzione del programma nucleare. È un messaggio chiaro: la soglia è stata considerata troppo vicina.
Nel 2015, con l'accordo sul nucleare nel formato 5+1, si sperava in uno scenario diverso. L'aspettativa era che, a fronte della rimozione delle sanzioni, l'Iran modificasse la propria linea regionale e adottasse un comportamento più responsabile anche sul nucleare. In realtà, Teheran ha continuato a destinare fondi massicci alle milizie e non ha migliorato le condizioni di vita della propria popolazione. Questo ha alimentato diffidenza e tensioni».
D.: C'è il rischio di uno scontro diretto e generalizzato, dati gli attori in campo?
* Amb. Checchia: «Mi auguro di no. L'auspicio è che questa azione non apra a uno scontro a tutto campo tra Occidente e Iran, ma serva a esercitare pressione sulla parte meno intransigente della dirigenza iraniana affinché cambi linea: niente minacce nucleari, niente destabilizzazione regionale. Tuttavia, se l'Iran reagisse in maniera massiccia, colpendo basi americane o la flotta nel Golfo (come peraltro i pasdaran hanno in parte già fatto), gli sviluppi potrebbero diventare imprevedibili».
D.: Che impatto può avere tutto questo sugli equilibri europei?
* Amb. Checchia: «L'Europa non può considerarsi spettatrice. I missili iraniani hanno una gittata che può raggiungere il nostro continente e l'instabilità del Golfo ha effetti immediati su energia, rotte commerciali e sicurezza. Per questo la linea italiana, orientata alla de-escalation e alla riapertura di un canale negoziale credibile, è nell'interesse nazionale ed europeo: fermezza sul dossier nucleare, ma con la consapevolezza che un conflitto regionale allargato avrebbe costi altissimi anche per noi».
D.: Negli Stati Uniti c'è chi intravede anche uno scenario interno, che attiene alle dinamiche innescate anche poco tempo fa tra la popolazione iraniana.
* Amb. Checchia: «Sì, c'è chi spera che un attacco così significativo contro strutture del regime e i pasdaran possa spingere la popolazione a tornare in piazza e a dare una spallata dall'interno al regime. Ma esiste anche un'ipotesi più inquietante: una guerra civile sul modello iracheno, con instabilità diffusa e crescente destabilizzazione regionale. Sarebbe uno scenario estremamente complesso».
D.: L'Italia che ruolo può giocare?
* Amb. Checchia: «Le dichiarazioni della presidente Meloni parlano di vicinanza al popolo iraniano e di consapevolezza della pericolosità del regime. Anche Tajani guarda con favore a una ripresa della fase diplomatica. Il nostro governo si sta muovendo per l'allentamento delle tensioni e una de-escalation immediata. L'impegno italiano è chiaro: fare in modo che la diplomazia possa prevalere sulla logica delle armi».
D.: Molto dipenderà quindi da ciò che accade dentro l'Iran, dunque?
* Amb. Checchia: «Esattamente. Le dinamiche interne saranno decisive. Una spinta dal basso potrebbe rafforzare un Iran più libero, dimostrando che la partita non è contro il popolo iraniano ma contro una dirigenza che continua a utilizzare un linguaggio di minaccia e destabilizzazione. La speranza è che il popolo iraniano possa far sentire ancora la propria voce e avere la meglio su un regime che ha scelto la linea dello scontro».

Federico Di Bisceglie

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Fonte: Formiche.net