Assisi: card. Zuppi e ambasciatore Ucraina Yurash pregano per la pace
11-03-2026 22:07 - Vaticano
GD - Assisi, 11 mar. 26 - Per la prima volta visibili ai fedeli, le spoglie mortali di san Francesco sono diventate oggi il centro di una preghiera accorata per la pace in Ucraina. Nella Basilica di Assisi, davanti al corpo del Santo che più di ogni altro ha incarnato fraternità e disarmo, la comunità ucraina in Italia si è raccolta attorno al card. Matteo Zuppi per una celebrazione che ha assunto un valore storico.
A quattro anni dall'inizio della guerra, invocare la pace proprio lì, nel luogo che da secoli parla al mondo di riconciliazione, ha trasformato la liturgia in un appello universale: un affidamento delle ferite dell'umanità alla custodia di Francesco, perché da quel silenzio custodito nella pietra possa nascere un nuovo spiraglio di speranza.
Ad accogliere i pellegrini è stato fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento, che ha invitato l'assemblea a deporre davanti al Santo le lacerazioni del presente: non solo quelle dell'Ucraina, ma di ogni popolo segnato da conflitti e divisioni.
La preghiera, ha ricordato, è un gesto corale che unisce e ricompone, un modo per restituire al mondo la possibilità di un dialogo che sembra smarrito.
Nell'omelia, il cardinale Zuppi ha richiamato la forza disarmante del messaggio francescano: ogni guerra è una frattura tra fratelli, e solo la misericordia può aprire strade nuove. San Francesco non offre soluzioni tecniche, ha detto, ma indica la sorgente della pace: un cammino fatto di responsabilità condivisa, ascolto e rispetto dei diritti di tutti.
Al termine della celebrazione, l'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, ha ringraziato la comunità francescana per l'accoglienza, definendo la preghiera ad Assisi un segno di speranza e un incoraggiamento a lavorare per una pace giusta e duratura. Presenti anche il vescovo greco-cattolico Grigori Komar e vari rappresentanti diplomatici.
La delegazione ucraina ha poi donato al cardinale Zuppi e a fra Moroni due opere dell'artista Petrice Svitlana Dudenko, prima di raccogliersi in silenzio davanti alle spoglie del Santo. Un gesto semplice e potente, che ha trasformato Assisi, ancora una volta, nel luogo dove il mondo ferito cerca una via di riconciliazione.
Fonte: Redazione
A quattro anni dall'inizio della guerra, invocare la pace proprio lì, nel luogo che da secoli parla al mondo di riconciliazione, ha trasformato la liturgia in un appello universale: un affidamento delle ferite dell'umanità alla custodia di Francesco, perché da quel silenzio custodito nella pietra possa nascere un nuovo spiraglio di speranza.
Ad accogliere i pellegrini è stato fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento, che ha invitato l'assemblea a deporre davanti al Santo le lacerazioni del presente: non solo quelle dell'Ucraina, ma di ogni popolo segnato da conflitti e divisioni.
La preghiera, ha ricordato, è un gesto corale che unisce e ricompone, un modo per restituire al mondo la possibilità di un dialogo che sembra smarrito.
Nell'omelia, il cardinale Zuppi ha richiamato la forza disarmante del messaggio francescano: ogni guerra è una frattura tra fratelli, e solo la misericordia può aprire strade nuove. San Francesco non offre soluzioni tecniche, ha detto, ma indica la sorgente della pace: un cammino fatto di responsabilità condivisa, ascolto e rispetto dei diritti di tutti.
Al termine della celebrazione, l'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, ha ringraziato la comunità francescana per l'accoglienza, definendo la preghiera ad Assisi un segno di speranza e un incoraggiamento a lavorare per una pace giusta e duratura. Presenti anche il vescovo greco-cattolico Grigori Komar e vari rappresentanti diplomatici.
La delegazione ucraina ha poi donato al cardinale Zuppi e a fra Moroni due opere dell'artista Petrice Svitlana Dudenko, prima di raccogliersi in silenzio davanti alle spoglie del Santo. Un gesto semplice e potente, che ha trasformato Assisi, ancora una volta, nel luogo dove il mondo ferito cerca una via di riconciliazione.
Fonte: Redazione














