Armenia: amb. Ferranti visita scavi missione archeologica Italo-Armena a Dvin
23-06-2026 16:26 - Ambasciate
GD - Jerevan, 23 giu. 26 - L'Ambasciatore d'Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, ha visitato gli scavi della missione archeologica italo-armena di Dvin in occasione della conclusione della prima campagna di documentazione tridimensionale dei reperti provenienti dall'antica capitale dell'Armenia medievale. La visita ha rappresentato un'importante occasione per riaffermare il valore della cooperazione archeologica, culturale e scientifica tra Italia e Armenia, nonché il fondamentale ruolo svolto dai progetti di ricerca italiani nel consolidare i rapporti di amicizia, dialogo e scambio tra i due Paesi. L'amb. Ferranti ha inoltre sottolineato il ruolo della Cooperazione italiana quale strumento di promozione culturale e di sviluppo turistico ed economico e piattaforma per una collaborazione duratura tra i popoli.
L'attività archeologica a Dvin rientra nel progetto internazionale di Cooperazione allo Sviluppo ArcheTourDev, finanziato dall'AICS Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e realizzato dall'Università di Firenze – Dipartimento SAGAS Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo, in collaborazione con l'Università Statale di Jerevan e l'Istituto di Archeologia ed Etnografia dell'Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica d'Armenia, sotto la direzione dei professori Hamlet Petrosyan e Michele Nucciotti.
Il progetto opera anche nei siti di Garni e di Aruch insieme all'Opificio delle Pietre Dure, istituzione di fama mondiale nel campo del restauro, e a ISMEO, attiva da anni in varie missioni archeologiche e iniziative di cooperazione culturale, scientifica e accademica in Armenia. Il tutto sotto il coordinamento dell'Ambasciata d'Italia a Jerevan.
Tra il 7 e il 14 giugno, un team di archeologi italiani e armeni, in collaborazione con gli esperti di Global Digital Heritage, ha realizzato la documentazione tridimensionale di una selezione di reperti conservati nel deposito di scavo di Dvin, sotto il coordinamento della dott. Elisa Pruno, ricercatrice di Archeologia Medievale del Dipartimento SAGAS dell'Università di Firenze, e della dott. Tatiana Vardanesova, ricercatrice di Archeologia all'Università Statale di Jerevan.
Al termine della campagna sono stati digitalizzati circa 350 reperti archeologici, databili tra il IX e il XIII secolo. Tra questi figurano soprattutto manufatti ceramici – vasellame, recipienti invetriati, contenitori per liquidi, piccole anfore, utensili per la preparazione degli alimenti, lucerne e scarti di fornace – che testimoniano la vita quotidiana, le attività artigianali e il ruolo di Dvin come uno dei principali centri urbani del Caucaso medievale. Alcuni reperti attestano inoltre gli intensi scambi commerciali della città con altre regioni del Vicino Oriente, inclusa l'area iranica.
La documentazione digitale integra e completa le tradizionali attività di ricerca archeologica svolte congiuntamente da studiosi italiani e armeni. Dopo la catalogazione e il disegno manuale in scala dei reperti, le nuove tecnologie consentono di realizzare modelli tridimensionali attraverso l'impiego combinato della fotogrammetria e della scansione laser.
La campagna appena conclusa rappresenta il primo passo di un programma più ampio che prevede una seconda missione che consentirà di completare la catalogazione digitale di tutti i reperti conservati nel deposito del sito, un complesso utilizzato dagli archeologi fin dai primi decenni del Novecento e destinato, nei prossimi anni, a interventi di restauro e valorizzazione che interesseranno la biblioteca, le strutture di ricerca e le aree di deposito archeologico.
Elisa Pruno ha spiegato che la digitalizzazione rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico armeno, poiché consente di creare modelli tridimensionali accurati dei reperti, preservandone sia le caratteristiche scientifiche sia l'aspetto visivo. Questi modelli, oltre a costituire una preziosa forma di documentazione e conservazione della memoria, potranno essere utilizzati per la ricerca, la divulgazione e la stampa 3D. Pruno ha inoltre sottolineato che uno degli obiettivi principali del progetto è rendere il patrimonio di Dvin accessibile a studiosi e pubblico attraverso strumenti digitali che permettano l'esplorazione virtuale dei reperti, favorendo una più ampia condivisione della conoscenza.
Attraverso la ricerca, la formazione e l'innovazione tecnologica, il progetto ArcheTourDev contribuisce non solo alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale armeno, ma anche al consolidamento delle relazioni scientifiche e culturali tra Italia e Armenia, confermando il ruolo dell'archeologia quale strumento privilegiato di cooperazione internazionale e dialogo tra i popoli.
L'attività archeologica a Dvin rientra nel progetto internazionale di Cooperazione allo Sviluppo ArcheTourDev, finanziato dall'AICS Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e realizzato dall'Università di Firenze – Dipartimento SAGAS Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo, in collaborazione con l'Università Statale di Jerevan e l'Istituto di Archeologia ed Etnografia dell'Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica d'Armenia, sotto la direzione dei professori Hamlet Petrosyan e Michele Nucciotti.
Il progetto opera anche nei siti di Garni e di Aruch insieme all'Opificio delle Pietre Dure, istituzione di fama mondiale nel campo del restauro, e a ISMEO, attiva da anni in varie missioni archeologiche e iniziative di cooperazione culturale, scientifica e accademica in Armenia. Il tutto sotto il coordinamento dell'Ambasciata d'Italia a Jerevan.
Tra il 7 e il 14 giugno, un team di archeologi italiani e armeni, in collaborazione con gli esperti di Global Digital Heritage, ha realizzato la documentazione tridimensionale di una selezione di reperti conservati nel deposito di scavo di Dvin, sotto il coordinamento della dott. Elisa Pruno, ricercatrice di Archeologia Medievale del Dipartimento SAGAS dell'Università di Firenze, e della dott. Tatiana Vardanesova, ricercatrice di Archeologia all'Università Statale di Jerevan.
Al termine della campagna sono stati digitalizzati circa 350 reperti archeologici, databili tra il IX e il XIII secolo. Tra questi figurano soprattutto manufatti ceramici – vasellame, recipienti invetriati, contenitori per liquidi, piccole anfore, utensili per la preparazione degli alimenti, lucerne e scarti di fornace – che testimoniano la vita quotidiana, le attività artigianali e il ruolo di Dvin come uno dei principali centri urbani del Caucaso medievale. Alcuni reperti attestano inoltre gli intensi scambi commerciali della città con altre regioni del Vicino Oriente, inclusa l'area iranica.
La documentazione digitale integra e completa le tradizionali attività di ricerca archeologica svolte congiuntamente da studiosi italiani e armeni. Dopo la catalogazione e il disegno manuale in scala dei reperti, le nuove tecnologie consentono di realizzare modelli tridimensionali attraverso l'impiego combinato della fotogrammetria e della scansione laser.
La campagna appena conclusa rappresenta il primo passo di un programma più ampio che prevede una seconda missione che consentirà di completare la catalogazione digitale di tutti i reperti conservati nel deposito del sito, un complesso utilizzato dagli archeologi fin dai primi decenni del Novecento e destinato, nei prossimi anni, a interventi di restauro e valorizzazione che interesseranno la biblioteca, le strutture di ricerca e le aree di deposito archeologico.
Elisa Pruno ha spiegato che la digitalizzazione rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico armeno, poiché consente di creare modelli tridimensionali accurati dei reperti, preservandone sia le caratteristiche scientifiche sia l'aspetto visivo. Questi modelli, oltre a costituire una preziosa forma di documentazione e conservazione della memoria, potranno essere utilizzati per la ricerca, la divulgazione e la stampa 3D. Pruno ha inoltre sottolineato che uno degli obiettivi principali del progetto è rendere il patrimonio di Dvin accessibile a studiosi e pubblico attraverso strumenti digitali che permettano l'esplorazione virtuale dei reperti, favorendo una più ampia condivisione della conoscenza.
Attraverso la ricerca, la formazione e l'innovazione tecnologica, il progetto ArcheTourDev contribuisce non solo alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale armeno, ma anche al consolidamento delle relazioni scientifiche e culturali tra Italia e Armenia, confermando il ruolo dell'archeologia quale strumento privilegiato di cooperazione internazionale e dialogo tra i popoli.
Fonte: Ambasciata














