Armenia: amb. Ferranti al 3° Congresso Internazionale Armenistica
28-07-2026 13:41 - Ambasciate
GD - Jerevan, 28 lug. 26 - Nel prestigioso Museo “Matenadaran” di Jerevan si è svolta la terza edizione del Congresso Internazionale di Armenistica. L’evento mira a promuovere il dibattito scientifico e accademico sugli sviluppi degli studi armenologici, rafforzando la rete tra gli esperti del settore e approfondendo la cooperazione culturale, anche nei settori della conservazione e restauro dei manoscritti antichi.
L’edizione del 2026 cade nel 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar di Sebaste, fondatore della Congregazione Mechitarista di Venezia e una delle più importanti figure storiche custodi del patrimonio linguistico e culturale armeno nei secoli, immersa nel privilegiato rapporto secolare fra Italia e Armenia.
Per l’occasione, l’ambasciatore italiano Alessandro Ferranti è stato invitato a prendere la parola alla cerimonia d’apertura, che ha visto anzitutto l’interpretazione musicale della celebre composizione “Armenia” di Vache Sharafyan da parte dell’Hover State Chamber Choir, per poi proseguire con i saluti del direttore del Matenadaran, Ara Khzmalyan, e il discorso di apertura del ministro dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport, Zhanna Andreasyan.
L’intervento dell’ambasciatore si è soffermato sul profondo legame stabilitosi fra la Congregazione Mechitarista e la città di Venezia, che la ospita dal 1717 e contribuisce, grazie al prezioso retaggio di scambi, influenze e frequentazioni, alla conservazione dell’eredità armena. Difatti, la Biblioteca del Monastero della Congregazione nell’isola di San Lazzaro degli Armeni, nella laguna di Venezia, accoglie circa 150 mila volumi di diverso genere, oltre a 4.500 manoscritti, guadagnandosi così il titolo di seconda più grande collezione di manoscritti Armeni al mondo, dopo quella esposta nello stesso “Matenadaran”.
Le impronte di Umanesimo dell’Abate Mechitar quale ponte ideale di dialogo e amicizia fra i popoli, ha proseguito l’Ambasciatore Ferranti, possono servire ancora oggi da costante ispirazione e ulteriore volano nell’alimentare l’approfondimento delle relazioni fra Italia e Armenia in ogni campo a partire da quello culturale, innervato di affinità radicate in legami antichi ma sempre attuali.
Il Congresso ha visto la partecipazione di illustri membri della Congregazione e moltissimi esperti armenologi, provenienti da 16 diversi Paesi del mondo; la delegazione italiana, la più numerosa in assoluto, contava sui seguenti rinomati accademici: Federico Alpi (Ludwig-Maximilians-Universität München), Ivan Foletti (University of Hradec Králové), Sona Haroutyunian e Paolo Lucca (Università Ca’ Foscari di Venezia), Zara Pogossian e Irene Tinti (Università di Firenze), Cesare Santus (Università di Trieste), Anna Sirinian (Università di Bologna) e Rachele Zanone (Università per Stranieri di Siena).
Il primato dell’impegno italiano nella protezione e valorizzazione della lingua armena appare evidente anche considerando la presenza di ben cinque cattedre universitarie di armenistica presenti sul territorio, specificatamente a Venezia, Bologna, Milano, Pisa e Roma.
L’ambasciatore italiano ha peraltro preso parte all’inaugurazione della mostra “I Year’s Eternity – III: Manuscript Replenishments of the Matenadaran”, nella quale sono stati presentati manoscritti risalenti al XVII secolo, relativi a temi di medicina, religione e storia, recentemente acquisiti dal Museo, anche tramite donazioni. L’esposizione rientra nel costante impegno del Matenadaran volto a recuperare e portare alla luce, riscattandoli dall’oblio della loro dispersione a favore degli studiosi e dei visitatori, le vivide testimonianze della storia del popolo armeno, il cui patrimonio storico-culturale è diffuso in tutto il mondo.
A riconoscimento di un tale sforzo nel preservare l’identità millenaria della cultura Armena, il governo della Repubblica d’Armenia ha inserito la promozione degli studi di armenistica all’estero tra le priorità del Programma di Sviluppo 2021-2026.
L’edizione del 2026 cade nel 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar di Sebaste, fondatore della Congregazione Mechitarista di Venezia e una delle più importanti figure storiche custodi del patrimonio linguistico e culturale armeno nei secoli, immersa nel privilegiato rapporto secolare fra Italia e Armenia.
Per l’occasione, l’ambasciatore italiano Alessandro Ferranti è stato invitato a prendere la parola alla cerimonia d’apertura, che ha visto anzitutto l’interpretazione musicale della celebre composizione “Armenia” di Vache Sharafyan da parte dell’Hover State Chamber Choir, per poi proseguire con i saluti del direttore del Matenadaran, Ara Khzmalyan, e il discorso di apertura del ministro dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport, Zhanna Andreasyan.
L’intervento dell’ambasciatore si è soffermato sul profondo legame stabilitosi fra la Congregazione Mechitarista e la città di Venezia, che la ospita dal 1717 e contribuisce, grazie al prezioso retaggio di scambi, influenze e frequentazioni, alla conservazione dell’eredità armena. Difatti, la Biblioteca del Monastero della Congregazione nell’isola di San Lazzaro degli Armeni, nella laguna di Venezia, accoglie circa 150 mila volumi di diverso genere, oltre a 4.500 manoscritti, guadagnandosi così il titolo di seconda più grande collezione di manoscritti Armeni al mondo, dopo quella esposta nello stesso “Matenadaran”.
Le impronte di Umanesimo dell’Abate Mechitar quale ponte ideale di dialogo e amicizia fra i popoli, ha proseguito l’Ambasciatore Ferranti, possono servire ancora oggi da costante ispirazione e ulteriore volano nell’alimentare l’approfondimento delle relazioni fra Italia e Armenia in ogni campo a partire da quello culturale, innervato di affinità radicate in legami antichi ma sempre attuali.
Il Congresso ha visto la partecipazione di illustri membri della Congregazione e moltissimi esperti armenologi, provenienti da 16 diversi Paesi del mondo; la delegazione italiana, la più numerosa in assoluto, contava sui seguenti rinomati accademici: Federico Alpi (Ludwig-Maximilians-Universität München), Ivan Foletti (University of Hradec Králové), Sona Haroutyunian e Paolo Lucca (Università Ca’ Foscari di Venezia), Zara Pogossian e Irene Tinti (Università di Firenze), Cesare Santus (Università di Trieste), Anna Sirinian (Università di Bologna) e Rachele Zanone (Università per Stranieri di Siena).
Il primato dell’impegno italiano nella protezione e valorizzazione della lingua armena appare evidente anche considerando la presenza di ben cinque cattedre universitarie di armenistica presenti sul territorio, specificatamente a Venezia, Bologna, Milano, Pisa e Roma.
L’ambasciatore italiano ha peraltro preso parte all’inaugurazione della mostra “I Year’s Eternity – III: Manuscript Replenishments of the Matenadaran”, nella quale sono stati presentati manoscritti risalenti al XVII secolo, relativi a temi di medicina, religione e storia, recentemente acquisiti dal Museo, anche tramite donazioni. L’esposizione rientra nel costante impegno del Matenadaran volto a recuperare e portare alla luce, riscattandoli dall’oblio della loro dispersione a favore degli studiosi e dei visitatori, le vivide testimonianze della storia del popolo armeno, il cui patrimonio storico-culturale è diffuso in tutto il mondo.
A riconoscimento di un tale sforzo nel preservare l’identità millenaria della cultura Armena, il governo della Repubblica d’Armenia ha inserito la promozione degli studi di armenistica all’estero tra le priorità del Programma di Sviluppo 2021-2026.
Fonte: Ambasciata














