21 Gennaio 2022
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Aperto museo antiche Icone Russe nella reggia di Palazzo Pitti

03-01-2022 10:32 - Arte, cultura, turismo
GD - Firenze, 3 gen. 22 - Firenze ha un museo in più. L'arte religiosa della Grande Madre Russia ha trovato un posto nella reggia di Palazzo Pitti, dove è esposta in maniera permanente. Si tratta della collezione di 78 icone russe, raccolta a Firenze già dai Medici e soprattutto dai Lorena nel corso del ‘700 e del secolo successivo, la più antica del genere al mondo al di fuori della Russia stessa.
Si tratta di quattro grandi sale con affreschi seicenteschi affacciate sul cortile al piano terra di Palazzo Pitti: appena restaurati, questi spazi entrano ora a far parte del normale percorso di visita della reggia medicea. L'allestimento del museo - progettato da Mauro Linari insieme a Paola Scortichini e Pietro Petullà, con l'illuminotecnica a cura dello stesso Linari e Claudia Gerola, e con la curatela storico-artistica di Daniela Parenti - è improntato alla leggerezza e alla trasparenza e privilegia la facilità di lettura delle icone, (dotate di didascalie descrittive in italiano, inglese e cirillico), lasciando intatta la vista degli affreschi del '600 che ornano le pareti e i soffitti.
Sarà una novità nella novità: prima d'ora, infatti, questi ambienti della Reggia medicea, appositamente restaurati non sono mai stati regolarmente aperti al pubblico. Anche la suggestiva, elegantissima Cappella Palatina, con gli affreschi ottocenteschi di Luigi Ademollo, ora interamente restaurata verrà riaperta e sarà visitabile tutti i giorni.
Tra le opere più pregiate della collezione, ci sono due pannelli che compongono il Menologio, il calendario delle festività religiose ortodosse divise per semestri: ogni pannello si compone di venti file orizzontali con scene sacre e figure di santi, ciascuna identificata da un'iscrizione.
L'icona con Santa Caterina d'Alessandria, è databile al 1693-1694 grazie al punzone nella oklad di argento dorato (il rivestimento metallico che copre alcune parti delle icone). La principessa martire è raffigurata con attributi molto simili a quelli rappresentati nell'arte occidentale: la palma e la ruota del martirio, i libri e la sfera armillare che alludono alla sua vasta conoscenza. L'opera è attribuita all'atelier del Palazzo dell'Armeria, la bottega che lavorava alla corte dello zar nel palazzo del Cremlino a Mosca, ed è affine allo stile di Kiril Ulanov, uno dei più noti maestri fra XVII e XVIII secolo.
Solo di un esemplare della collezione fiorentina si conosce l'autore, Vasilij Grjaznov, che firma l'icona della Madre di Dio di Tichvin, datata 16 luglio 1728. Si tratta di una replica dell'immagine miracolosa che secondo la tradizione apparve nel 1383 a Tichvin, nel territorio di Novgorod. Nel dipinto, la data è iscritta secondo il sistema occidentale, introdotto in Russia dallo zar Pietro il Grande (1672-1725) insieme ai numeri arabi e al calendario giuliano, in sostituzione di quello bizantino fino ad allora in uso.
Gli esemplari più antichi della collezione sono l'icona raffigurante la Madre di Dio, del tipo detto «In te si rallegra ogni creatura», e quella con la Decollazione del Battista. Il loro arrivo a Firenze è legato al collezionismo dei Medici. Le due icone facevano infatti parte degli oggetti liturgici conservati nella cappella delle Reliquie a Palazzo Pitti già nel 1639, al tempo del regno di Ferdinando II dè Medici e della sua consorte Vittoria della Rovere.
Il primo visitatore della nuova esposizione permanente delle icone russe, nel giorno della sua inaugurazione, è stato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, accompagnato dal direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt. «È davvero molto bella e rende godibile al pubblico icone uniche che prima erano nei depositi, rivelando una delle collezioni più importanti al mondo», ha commentato Giani. «Anche i nuovi spazi sono eccezionali. Prima destinati ad uffici e depositi e situate sull'ala destra del cortile dell'Ammannati, adesso insieme alle icone contribuiscono a rendere fruibile a tutti la Cappella Palatina ed arricchiscono ancora di più Firenze e la Toscana».
«È da sottolineare», ha aggiunto il presidente Giani, «l'origine granducale di questa collezione, un tesoro che mostra le relazioni internazionali tra il Granducato di Toscana e la Russia di Pietro il Grande, nell'età in cui questa si apriva alla cultura occidentale, una testimonianza del ruolo fondamentale svolto dalla Toscana tra la fine del '600 e la prima metà '700. Questa iniziativa degli Uffizi guidati da Schmidt è di fondamentale auspicio per la riuscita del progetto 'Uffizi in Toscanà, che realizzeremo insieme, a partire dalla Villa medicea di Careggi, di proprietà della Regione Toscana».
Le icone russe delle Gallerie degli Uffizi furono tutte eseguite fra il tardo Cinquecento e la metà del Settecento. Gli esemplari più antichi appartennero ai granduchi della casata dei Medici e vengono già menzionati intorno alla metà del '600 negli inventari degli arredi della Cappella delle Reliquie di Palazzo Pitti. Il gruppo più numeroso arriva invece a Firenze durante il regno di Francesco Stefano di Lorena (1737-1765). Nel suo insieme, questa collezione di icone russe - documentata a Palazzo Pitti nel 1761 - è la più antica conservata al di fuori dei territori dell'antica Rus', entità coincidente più o meno con i territori della Russia occidentale, l'Ucraina e la Bielorussia.
Gli esemplari più antichi della raccolta, eseguiti fra XVI e XVII secolo, sono riconducibili a pittori che lavoravano per la corte degli zar nel Palazzo dell'Armeria del Cremlino a Mosca, principale centro di riferimento per l'arte e la produzione di questo tipo di opere prima della fondazione della nuova capitale San Pietroburgo. Anche molte delle icone dei primi decenni del Settecento si si ispirano a modelli della scuola moscovita, ma furono verosimilmente realizzate in botteghe provinciali della Russia centrale. Si tratta per lo più icone di medie e piccole dimensioni, destinate alla devozione domestica e personale. Ve ne sono anche alcune la cui esecuzione è probabilmente dovuta a maestri attivi a Kostroma e Jaroslavl, antiche città sul fiume Volga a nord di Mosca.
Per pochi anni, alla fine del Settecento, l'intera raccolta fu esposta nella Galleria degli Uffizi come testimonianza della pittura bizantina, nell'ambito della riscoperta delle antichità cristiane. Nel 1796 molti esemplari furono tuttavia rimossi dal percorso espositivo e relegati in gran parte nella villa medicea di Castello, dove sono rimasti fino all'inizio del XX secolo. In anni più recenti, vari tentativi sono stati fatti di reinserire la raccolta nei percorsi museali cittadini, prima a palazzo Pitti, poi alla Galleria dell'Accademia, ma non erano mai andati a buon fine.


Fonte: Redazione
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