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Ambasciate: sindacato FEDAE-CEUQ si appella a Palazzo Chigi contro zone franche

22-07-2026 18:47 - Ambasciate
GD – Roma, 22 lug. 26 – Il mancato rispetto delle norme italiane in materia di lavoro e la violazione della disciplina ministeriale concordata, che regola il trattamento dei dipendenti delle ambasciate e consolati stranieri in Italia, ha rifatto riscendere in campo il sindacato di categoria FEDAE-CEUQ, Federazione Sindacale Dipendenti Ambasciate Estere. Che ora passa al contrattacco coinvolgendo direttamente la Presidenza del Consiglio. A dar fuoco alle polveri sono quelle che vengono definite “zone franche” create da molte rappresentanze diplomatiche straniere in Italia, le quali eludono le disposizioni di legge calpestando i diritti fondamentali dei lavoratori italiani e residenti. Su questa situazione c’è stata una interrogazione parlamentare presentata dal sen. Carlo Calenda alla quale – secondo il sindacato – c’è stata la “risposta inconcludente” fornita dal Sottosegretario Maria Tripodi.
Al ministero degli Affari Esteri viene imputato di “subire supinamente le condotte di rappresentanze estere che calpestano i diritti fondamentali dei lavoratori italiani e residenti”. Così ora la FEDAE-CEUQ ha fatto sapere di voler “imprimere una svolta radicale e intransigente all'intera vertenza”. La linea del sindacato di categoria si è mossa su due direttrici “forti e inequivocabili”, investendo formalmente la Presidenza del Consiglio dei Ministri “per un chiarimento istituzionale d'altissimo profilo per capire se il Governo intenda consapevolmente avvalorare un atteggiamento subalterno e ‘vassallo’ della Farnesina nei confronti delle missioni diplomatiche straniere, permettendo che migliaia di lavoratori locali vengano trattati come cittadini di serie B”.
Inoltre, il sindacato ha inviato una lettera formale al sen. Calenda chiedendogli di farsi portavoce e promotore di una svolta con la promozione di “una Legge Quadro e di un CCNL blindato per il comparto delle ambasciate, dei consolati e degli organismi internazionali in Italia”.
Come si afferma in una nota, “il nodo centrale della battaglia non è più soltanto l'accertamento del diritto — regolarmente riconosciuto dai tribunali, a partire da quello di Roma, che condannano le ambasciate inadempienti nel rispetto dell'immunità ristretta per gli atti jure gestionis — ma il colossale fallimento dell'esecuzione giudiziaria. Ambasciate di Paesi come Stati Uniti, Iran e Niger continuano a trincerarsi dietro l'immunità sui beni diplomatici per rifiutarsi di pagare le somme dovute, lasciando così i loro dipendenti con sentenze passate in giudicato ma totalmente inattuate”.
Secondo la fonte sindacale FEDAE-CEUQ “di fronte a una stima reale di diverse migliaia di lavoratori coinvolti sul territorio nazionale, c’è una colpevole e gravissima sottostima istituzionale che registra appena 739 casi sul portale ceri-online. E per questo si chiede alle forze politiche di opposizione di stringere un fronte comune e trasversale.
L'obiettivo della proposta di Legge Quadro presentata dal sindacato è cristallino: “recepire i parametri della Disciplina contrattuale sottoscritta da CGIL, CISL, UIL e CEUQ e trasformare il rispetto dei minimi contrattuali italiani in una condizione inderogabile di legalità per chiunque operi sul nostro territorio”.


Fonte: FEDAE-CEUQ Federazione Sindacale Dipendenti Ambasciate Estere