Amb. Zannier (IFIMES), “Serve nuovo multilateralismo per arginare disordine globale”
23-08-2026 17:10 - Opinioni
GD - Roma, 23 ago. 26 - La crisi del multilateralismo internazionale non è più solo un tema da addetti ai lavori, ma un segnale d’allarme concreto sulla tenuta dell’ordine mondiale fondato sulla Carta delle Nazioni Unite. È questa la tesi al centro di una nota diffusa da IFIMES International Institute for Middle East and Balkan Studies, a firma dell’ambasciatore Lamberto Zannier, che ha guidato l'OSCE Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa dal 2011 al 2017 ed è stato in precedenza sottosegretario generale ONU per le operazioni di peacekeeping.
Secondo Zannier, il ritorno delle logiche di potere , non solo militari, ma anche economiche, commerciali e finanziarie , affonda le radici nella competizione per il controllo delle risorse energetiche e minerarie strategiche, un fattore che l’autore definisce sempre più decisivo per la crescita delle grandi potenze.
Dalla cooperazione post-Guerra Fredda alla rottura con Mosca. Il comunicato ripercorre la traiettoria dei rapporti tra Occidente e Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando , ricorda Zannier , Mosca stessa aveva ipotizzato una trasformazione della NATO in un organismo di difesa cooperativo, aperto a una futura adesione russa. In quegli anni nacquero il Consiglio di Cooperazione Nord Atlantico e il programma Partnership for Peace, mentre nel quadro CSCE/OSCE si registravano concreti progressi su disarmo e misure di fiducia reciproca.
Quella stagione, tuttavia, non ha retto. Zannier individua nell’allargamento della NATO ai Paesi dell’ex Patto di Varsavia , percepito da Mosca come una minaccia nonostante le rassicurazioni ricevute , uno dei fattori che hanno alimentato il nazionalismo russo e la ricostruzione di una sfera d’influenza nello spazio post-sovietico. Il sostegno occidentale ai cambi di leadership in Ucraina, Georgia e Kirghizistan, in seguito, è stato letto a Mosca come un’ingerenza diretta.
Un dato viene indicato come emblematico di questa rottura: l’ultima dichiarazione politica congiunta dell’OSCE risale al 2002. Da allora, spiega il comunicato, nessuna presidenza di turno è più riuscita a raggiungere un consenso politico condiviso tra i membri , un vuoto che testimonia quanto la frattura si sia approfondita nel tempo, fino a sfociare, secondo l’autore, nell’attuale conflitto ucraino.
Un mondo che cambia troppo in fretta. Lo studio, ancora, allarga lo sguardo ai grandi mutamenti degli ultimi cinquant’anni: crescita demografica arrivata a oltre otto miliardi di persone, rivoluzione digitale e social media, nuove tensioni per il controllo di risorse sempre più scarse, crisi climatica e perdita di biodiversità. Una velocità di cambiamento paragonabile, nella storia del pianeta, storicamente accompagnata a eventi di portata estinzionale.
Da qui discende, secondo l’autore, un circolo vizioso: società incapaci di comprendere pienamente la portata di questi cambiamenti, governi orientati a politiche di breve respiro per restare al potere, squilibri demografici e migratori, competizione per le risorse. Un contesto che favorisce l’ascesa di leader che promettono soluzioni semplici , “costruire muri, restare grandi, correggere torti passati”, ma che di fatto negano la complessità dei problemi, alimentando polarizzazione anche grazie agli algoritmi dei social media. “Una dinamica, avverte Zannier, ormai visibile perfino dentro le istituzioni multilaterali nate proprio per favorire il confronto”.
Anche l’intelligenza artificiale, per come viene sviluppata oggi , sospinta da big tech, apparati militari e settore industriale-finanziario , rischia secondo l’autore di aggravare questa spirale se lasciata senza una adeguata regolamentazione.
Il richiamo al rapporto del Club di Roma. Zannier richiama poi lo storico studio commissionato dal Club di Roma nei primi anni ’70 sui limiti dello sviluppo: pur non essendosi avverate nei dettagli, le sue conclusioni di fondo restano valide, poiché una crescita demografica continua non può conciliarsi con risorse in esaurimento. Cita anche il caso del fisico premio Nobel Giorgio Parisi, criticato in Parlamento per aver messo in discussione il dogma della crescita economica illimitata.
Francesco Puddu
Secondo Zannier, il ritorno delle logiche di potere , non solo militari, ma anche economiche, commerciali e finanziarie , affonda le radici nella competizione per il controllo delle risorse energetiche e minerarie strategiche, un fattore che l’autore definisce sempre più decisivo per la crescita delle grandi potenze.
Dalla cooperazione post-Guerra Fredda alla rottura con Mosca. Il comunicato ripercorre la traiettoria dei rapporti tra Occidente e Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando , ricorda Zannier , Mosca stessa aveva ipotizzato una trasformazione della NATO in un organismo di difesa cooperativo, aperto a una futura adesione russa. In quegli anni nacquero il Consiglio di Cooperazione Nord Atlantico e il programma Partnership for Peace, mentre nel quadro CSCE/OSCE si registravano concreti progressi su disarmo e misure di fiducia reciproca.
Quella stagione, tuttavia, non ha retto. Zannier individua nell’allargamento della NATO ai Paesi dell’ex Patto di Varsavia , percepito da Mosca come una minaccia nonostante le rassicurazioni ricevute , uno dei fattori che hanno alimentato il nazionalismo russo e la ricostruzione di una sfera d’influenza nello spazio post-sovietico. Il sostegno occidentale ai cambi di leadership in Ucraina, Georgia e Kirghizistan, in seguito, è stato letto a Mosca come un’ingerenza diretta.
Un dato viene indicato come emblematico di questa rottura: l’ultima dichiarazione politica congiunta dell’OSCE risale al 2002. Da allora, spiega il comunicato, nessuna presidenza di turno è più riuscita a raggiungere un consenso politico condiviso tra i membri , un vuoto che testimonia quanto la frattura si sia approfondita nel tempo, fino a sfociare, secondo l’autore, nell’attuale conflitto ucraino.
Un mondo che cambia troppo in fretta. Lo studio, ancora, allarga lo sguardo ai grandi mutamenti degli ultimi cinquant’anni: crescita demografica arrivata a oltre otto miliardi di persone, rivoluzione digitale e social media, nuove tensioni per il controllo di risorse sempre più scarse, crisi climatica e perdita di biodiversità. Una velocità di cambiamento paragonabile, nella storia del pianeta, storicamente accompagnata a eventi di portata estinzionale.
Da qui discende, secondo l’autore, un circolo vizioso: società incapaci di comprendere pienamente la portata di questi cambiamenti, governi orientati a politiche di breve respiro per restare al potere, squilibri demografici e migratori, competizione per le risorse. Un contesto che favorisce l’ascesa di leader che promettono soluzioni semplici , “costruire muri, restare grandi, correggere torti passati”, ma che di fatto negano la complessità dei problemi, alimentando polarizzazione anche grazie agli algoritmi dei social media. “Una dinamica, avverte Zannier, ormai visibile perfino dentro le istituzioni multilaterali nate proprio per favorire il confronto”.
Anche l’intelligenza artificiale, per come viene sviluppata oggi , sospinta da big tech, apparati militari e settore industriale-finanziario , rischia secondo l’autore di aggravare questa spirale se lasciata senza una adeguata regolamentazione.
Il richiamo al rapporto del Club di Roma. Zannier richiama poi lo storico studio commissionato dal Club di Roma nei primi anni ’70 sui limiti dello sviluppo: pur non essendosi avverate nei dettagli, le sue conclusioni di fondo restano valide, poiché una crescita demografica continua non può conciliarsi con risorse in esaurimento. Cita anche il caso del fisico premio Nobel Giorgio Parisi, criticato in Parlamento per aver messo in discussione il dogma della crescita economica illimitata.
Francesco Puddu
Fonte: www.sardegnagol.eu/














