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Niger: la missione militare italiana, un nuovo corso, di Jean-Pierre Darnis

22-12-2017 17:00 - Opinioni
GD - Parigi, 22 dic. 17 - Al margine del vertice del G5 Sahel di Celle-Saint-Cloud, vicino a Parigi, Paolo Gentiloni ha annunciato l´invio di una missione militare in Niger con compiti di addestramento delle forze anti-terrorismo congiunte G5 Sahel. L´Italia sta approfittando dell´arretramento del sedicente Stato islamico, l´Isis, per alleggerire il suo impegno in Iraq e mandare circa 470 uomini nel terreno africano.
Il tavolo europeo della politica di difesa e sicurezza
Si tratta di una mossa notevole per la collocazione internazionale dell´Italia, che mette uomini sul campo in Africa, potendo così stare al tavolo europeo della politica di difesa e sicurezza. Sia la Francia che la Germania sono molto attive sulla riforma della politica europea della difesa, un comparto che da un paio di anni sta conoscendo una serie di accelerazioni importanti sollecitate dall´instabilità geopolitica e pure dalla politica volontarista delle Istituzioni europee voluta dall´alto rappresentante Federica Mogherini.
Negli ultimi mesi il dialogo fra Francia e Germania si è intensificato e l´Italia vuole essere nel nocciolo duro delle riforme in corso, come è stato evidente all´avvio della cooperazione rinforzata (Pesco) nel campo della difesa. E´ uno sviluppo importante per un Paese che, dal 2011, aveva una posizione di forte divergenza strategica con la Francia. Partendo dall´intervento del 2011 della Francia in Libia, fortemente criticato dall´Italia e fonte di incomprensioni, fino al mancato sostegno italiano all´intervento francese in Mali nel 2013, si poteva rilevare freddezza, se non ostilità, fra Parigi e Roma, per quanto riguardava lo scacchiere nord-africano-sahariano.
L´andamento delle relazioni di sicurezza franco-italiane
Dopo l´attentato al Bataclan del 2015 Parigi aveva attivato la clausola di solidarietà europea chiedendo aiuto agli Stati membri dell´Ue per le missioni militari in corso in modo tale da poter rimpatriare soldati per rinforzare il dispositivo anti-terrorissmo sul territorio nazionale. La risposta italiana, che presentava il suo impegno in Iraq come un contributo in tal senso, era stata recepita con freddezza a Parigi ed era stata fonte di ulteriori incomprensioni.
Questa situazione si è prolungata fino all´estate scorsa quando il presidente Emmanuel Macron, dopo averlo annunciato nella sua intervista al Journal du Dimanche del 14 luglio, aveva convocato vicino a Parigi i leader libici Haftar e Serraj, suscitando in un primo tempo l´ira del governo di Roma che si sentiva escluso su un dossier vissuto con estrema sensibilità e seguito con costante attenzione in Italia.
Il dialogo fra Macron e Gentiloni, nonché l´accordo raggiunto a fine settembre sull´altro dossier controverso del momento, la joint-venture STX-Fincantieri, avevano permesso di abbassare la tensione. Le ultime settimane hanno poi visto un´accelerazione nel campo della politica di difesa europea, con il lancio di una cooperazione rafforzata segnata dalla simbiosi decisionale fra Francia e Germania.
Roma vuole avere voce in capitolo tra Francia e Germania
Per l´Italia è fondamentale aver voce in questo capitolo. La partnership fra Francia e Germania per le questioni di difesa è cresciuta parecchio dopo l´impegno tedesco in Africa. Pur con i limiti di una costituzione relativamente pacifista, Berlino sta contribuendo dal 2013 allo sforzo di stabilizzazione della zona sahariana sia con forze sul terreno sia con un sostegno politico alle iniziative in corso.
Da questo punto di vista si può osservare come Berlino condivida gli obiettivi strategici di Parigi che vuole stabilizzare la zona in chiave anti-terrorismo, ma anche per mantenere le condizioni di uno sviluppo locale che possa contrastare con le logiche dell´emigrazione.
Va pure rilevata l´importanza della cooperazione strategico-militare fra Francia e Stati Uniti nella zona, ben illustrata dal recente attacco contro truppe americane in Niger dove missioni americane e francesi erano operativamente integrate.
Il Niger come elemento di saldatura. L´Italia, era rimasta relativamente assente dallo scenario africano, concentrata quasi esclusivamente sul caso libico. La nuova missione italiana in Niger rappresenta per l´Italia la saldatura fra questi concetti, con un interesse nazionale essenzialmente rivolto alla Libia ma che viene inserito nella visione francese, tedesca e statunitense di stabilizzazione dell´intera zona saheliana, con un connubio fra lotta al terrorismo, stabilità delle frontiere, contrasto all´emigrazione clandestina e sviluppo locale.
Ma soprattutto, Roma accetta di contribuire allo sforzo militare in corso nel Niger con uomini e mezzi, dando sostegno a truppe francesi spesso logorate dall´ampiezza dall´operazione Barkhane che vede 3500 uomini impegnati dal 2014 per il controllo di un territorio enorme che va dalla Mauritania al Ciad. Si tratta di una mossa moto apprezzata a Parigi, che rinnova la solidarietà concreta tra i due Paesi aumentando anche il credito politico dell´Italia in un momento in cui la presidenza Macron prosegue spedita sia nella politica interna che nello scenario internazionale.
Inoltre, l´Italia porta un bagaglio interessante in termini di politica africana: quello della vicinanza con il Vaticano e con attori civili come la Caritas o la Comunità di Sant´Egidio, particolarmente impegnati per lo sviluppo e la stabilizzazione dell´Africa, ma anche quello dell´Eni, azienda globale con importanti interessi africani. Inserita nelle pieghe di fine legislatura, questa mossa da parte del governo Gentiloni può riverlarsi un vero colpo strategico che riavvicinerà Roma a Parigi e dunque anche a Berlino.

di Jean-Pierre Darnis

Professore associato all´Università di Nizza e responsabile del Programma di ricerca Sicurezza, Difesa, Spazio dello IAI
Twitter: @jpdarnis


Fonte: Affari Internazionali IAI
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