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Niccolò d´Aquino presenta libro-progetto "La rete italica, idee per un Commonwealth"

11-06-2018 15:55 - Europa
GD - Roma, 11 giu. 18 - L´Italia è diventata la prima potenza culturale al mondo. Può sorprendere, ma la conferma viene dalle principali ricerche internazionali. L´ultima in ordine di tempo, dell´autorevole "US News & World Report", sentenzia che da quest´anno l´Italia si è attestata al primo posto nella classifica dei global influencer, dei Paesi che sono trend setter. Ha scavalcato la Francia (seguono in ordine USA, Spagna e Gran Bretagna).
Lo straordinario e unico insieme di arte, bellezza, design, gusto, stile ma anche artigianato di qualità, industria fine, imprenditoria d´avanguardia, eccellenza gastronomica formano un soft power che, lentamente, i media, la politica e le istituzioni stanno iniziando a scoprire. È un potere sempre più diffuso a livello internazionale ma che, a differenza degli altri poteri più conosciuti e ovvi - economici, politici, militari - non è invasivo e non vuole certo essere colonizzante. Ma come mettere a frutto e sviluppare questo unico e inimitabile stile di vita all´italiana? Chi se ne fa carico? Per la prima volta se ne stanno facendo carico non soltanto gli italiani d´Italia.
È la conclusione di "La rete italica, sottotitolo Idee per un Commonwealth", il libro/antologia appena uscito nella seconda edizione aggiornata, in cui il giornalista Niccolò d´Aquino, partendo e ruotando attorno al pensiero anticipatorio di Piero Bassetti, mette insieme cronologicamente oltre venti anni di testi, saggi e articoli. La presentazione è stata fatta nella sede dell´Associazione Stampa Estera dall´autore, autorevolmente affiancato
da Jill Morris, ambasciatore di Gran Bretagna in Italia, e da Piero Bassetti, presidente di "Globus et Locus", e di cui è stato moderatore il giornalista Philip Willan de "The Times".
Sono documenti che testimoniano la nascita e lo sviluppo di «un´idea che può farsi progetto politico». Documenti dai quali risulta che a portare avanti e sviluppare l´inestimabile patrimonio culturale italiano sono anche i cosiddetti "italici". Cioè, i milioni di uomini e donne che nei cinque continenti, spesso senza esserne ancora consapevoli, hanno modi di affrontare e vivere la quotidianità riconducibili a una tradizione millenaria del bello, esploso e impostosi in Italia e da qui in Europa nella straordinaria stagione del Rinascimento per arrivare ai giorni nostri, dove continua ad arricchire, ibridandole, le culture di altri territori e di altri mercati.
In questo ambito sono "portatori sani" di italicità non soltanto i 58 milioni di italiani di passaporto ma anche tanti altri - gli italici, appunto - che non sono ufficialmente italiani. Messi insieme, è stato calcolato, gli italici arrivano a creare una rete potenziale di circa 250-300 milioni di persone: una formidabile rete, un grande mercato ancora quasi interamente da coltivare sottraendolo a concorrenze più o meno fraudolente. In grado di dare vita a una Civilizzazione italica capace di dialogare con le altre Civilizzazioni - angloamericana, francofona, ispanica, cinese ... - assumendosi un ruolo culturale unico nel nuovo sistema globale che si va delineando.
Un sistema che, a fronte di un indubbio indebolimento e superamento degli Stati-nazione così come li abbiamo vissuti per secoli, sta registrando l´emergere di nuove aggregazioni: le Global Communities che travalicano e sempre più si disinteressano dei vecchi confini, delle antiche dogane, delle bandiere alla cui ombra si sono combattute guerre secolari. Comunità o civilizzazioni globali che, nell´era di internet e della comunicazione istantanea, vanificano anche gli ostacoli imposti un tempo dalle barriere linguistiche.
Utopia? Sogno? È davvero possibile una civilizzazione italica o, addirittura, un Commonwealth italico? Soltanto poco tempo fa questa era una domanda da fare, quasi a tempo perso, a qualche politologo disponibile ad ascoltare più per amicizia che per interesse professionale.
«È vero: sono convinto che un Commonwealth italico ancora non esiste», ha detto Niccolò d´Aquino, rilevando: «Ma dovrebbe. E le basi per avviare questo progetto politico ci sono tutte». Se la politica saprà ascoltare e capire l´importanza strategica della posta in gioco.
Qualche segnale nuovo e incoraggiante c´è. Il più importante lo ha dato addirittura Sergio Mattarella. In un recente discorso ufficiale, riportato interamente nel volume, il Capo dello Stato ha riconosciuto la validità delle intuizioni di Piero Bassetti: dalla «espressione efficace» del termine "italicità" all´italian sounding, cioè «all´attenzione al nostro modo di vivere», «al desiderio di potersi giovare dei nostri prodotti» che contamina «un numero enorme di persone nel mondo - ben oltre le persone di origine italiana - un numero stimato in almeno 300 milioni».
Insomma: «È possibile un Commonwealth italiano?», si è domandato lo storico Andrea Riccardi, presidente della "Dante Alighieri" e fondatore della Comunità di Sant´Egidio, in un articolo con questo stesso titolo sulla rivista "Limes", pure ripubblicato nel volume. E la risposta argomentata e con le dovute cautele che si dà a questa domanda è positiva.
Questi riconoscimenti stanno, in qualche modo, segnando una svolta. A prestare attenzione, a indicare la strada, a capire che c´è un progetto politico e una strategia da studiare e portare avanti ora è anche la politica, quella "alta", e non più soltanto alcuni circoli di studiosi, ricercatori e giornalisti "visionari".
La vera domanda, quindi, è: i politici persi dietro le beghe di partito e tra i partiti, sapranno capire e cogliere questa occasione storica per proiettare, sviluppare e ibridare nel Terzo Millennio l´inimitabile savoir faire italico?

"La rete italica. Idee per un Commonwealth" di Niccolò d´Aquino. IDE Italic Digital Editions. Pagg. 458, euro 10.
Disponibile anche in ebook (euro 2,99) su Amazon (http://amzn.to/2AiaFgJ) o sul sito di IDE http://www.italicdigitaleditions.it/catalogo-ebook/la-rete-italica-idee-per-un-commonwealth/


Fonte: Redazione
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