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Le relazioni estere di papa Leone XII in una ricerca accademica internazionale

28-04-2019 19:24 - Vaticano
GD – Roma, 28 apr. 19 - Un gruppo di lavoro accademico internazionale si è confrontato sul tema della politica estera sotto il pontificato del marchigiano Papa Leone XII, che regnò sulla Chiesa dal 1823 al 1829. Sono gli anni della Restaurazione quando «nel mondo Atlantico, che è l'estensione del mondo cristiano e soprattutto cattolico, si confrontano due sistemi, quello assolutista e quello rappresentativo», come si legge nella introduzione. Questo approfondito lavoro, che si è addentrato in modo scientifico nella politica estera pontigificia tra diplomazia politica e diplomazia culturale, è stato condensato nel volume “Dall'intransigenza alla moderazione. Le relazioni internazionali di Leone XII”, a cura di Ilaria Fiumi Sermattei, Roberto Regoli, Paolo Daniele Truscello, edito dal Consiglio della Regione Marche.
Proprio nel 1826 si assiste ad una fondamentale svolta nella politica estera pontificia: da una preponderanza delle ragioni religiose ci si avvia ad un pragmatico allineamento alle posizioni delle corti europee, dallo “zelantismo” al conservatorismo, dall'intransigenza alla moderazione.
Il quadro è ampio, dagli Stati Uniti alle giovani nazioni latino americane, che si emancipano dall'autorità dei sovrani europei per instaurare un rapporto diretto con Roma. Le potenze cattoliche contano più voci: l'Impero austriaco del principe di Metternich, che vede già incrinarsi il concerto europeo stabilito appena pochi anni prima nel Congresso di Vienna; la Spagna e il Portogallo in crisi per i moti liberali; e la Francia, desiderosa di ricostruirsi una nuova identità dopo le vicende rivoluzionarie e napoleoniche.
Nella penisola italiana, politicamente frammentata, il Regno di Sardegna, il Regno delle Due Sicilie e il Granducato di Toscana sono impegnati nel ridefinire i rapporti con la Chiesa rispetto all'eredità del giurisdizionalismo settecentesco. Le nazioni acattoliche sono rappresentate dai Paesi Bassi, che nel 1827 stipulano un importante concordato con Roma; la Russia, combattuta tra il progetto di unione delle Chiese cattolica e ortodossa e un nazionalismo tra i più esasperati; gli Stati tedeschi, ben conosciuti dal pontefice per la precedente esperienza diplomatica; l'Inghilterra, dove si negoziano i diritti civili dei sudditi cattolici a lungo disconosciuti.
In aggiunta alla diplomazia politica vera e propria, il volume esamina anche alcuni esempi di «diplomazia culturale»: il nodo delle autorizzazioni all'esportazione delle opere d'arte concesse ai sovrani stranieri per ragioni contingenti che trascendevano dalla tutela del patrimonio culturale, e lo scambio di doni quale indicatore di legami politici e diplomatici, che costituiscono lo specchio della ricerca di un moderno codice culturale e figurativo per la Chiesa della Restaurazione.
Il volume contiene premesse di A. Mastrovincenzo e V. Barberis, e si sviluppa attraverso i saggi di R. Regoli, Y. Bruley, R. Hême de Lacotte, A. Gottsmann, E. La Parra, S.R. Pinto, P. Gentile, G. Paolini, A. Barańska, K. Unterburger, U. Castagnino Berlinghieri, L. Codignola Bo, C. Fernández Mellén, I.D. Santirocchi, C. Mannoni, I. Fiumi Sermattei, A.S. Romano e B. Heffernan.


Fonte: Redazione
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