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Le memorie e i retroscena di due epoche d´Italia nel libro dei diplomatici de Mohr padre e figlio

04-12-2017 21:57 - Ambasciate
GD - Roma, 4 dic. 17 - Un confronto - a distanza di quarant´anni - tra un padre ed un figlio, entrambi servitori dello Stato, entrambi diplomatici. Il primo, Claudio de Mohr, portavoce del Partito Nazionale Fascista prima a Bruxelles e poi a Sofia, che dopo il 25 luglio 1943 scelse di aderire alla Repubblica di Salò con il risultato di essere poi deportato in Russia e rinchiuso per sei anni, fino al 1950, nelle prigioni sovietiche. Il figlio, Ugo Gabriele de Mohr, nel dopoguerra alto diplomatico al servizio dell´Italia repubblicana, che spiega di avere pubblicato le memorie del padre anche perché non aveva avuto modo, quando era ancora in vita, di discutere con lui della scelta che ne marcò la vita. Questa, in estrema sintesi, l´impalcatura del corposo volume "Odissea di un diplomatico ... che diranno miei figli ..." - Gangemi Editore, anche in formato e-book - firmato da due co-autori, appunto Claudio de Mohr e Ugo Gabriele de Mohr.
"Odissea di un diplomatico" interseca le memorie mai pubblicate finora di Claudio de Mohr con l´analisi critica che ne fa il figlio, sulla base della più recente letteratura storiografica. La scelta di alternare le pagine delle memorie del padre la documentazione raccolta da Ugo Gabriele è particolarmente suggestiva, perché, come osserva il professor Francesco Perfetti, già direttore dell´Archivio storico degli Esteri, "consente di seguire lo svolgersi degli avvenimenti con una tecnica quasi cinematografica, da prospettive e angolazioni diverse, rivelando al lettore non pochi retroscena".
Un libro "singolare" - "né opera di storia né, in parte, opera di memorialistica" - al quale secondo Perfetti gli storici potranno "attingere per meglio conoscere la realtà drammatica dell´universo concentrazionario sia per comprendere come talune scelte politiche - segnatamente, ma non soltanto, quella di Claudio de Mohr dopo il 25 luglio - siano potute maturare pur fra tante perplessità e incertezze e che, proprio per questo, debbono essere viste in una contestualizzazione storica, senza concessioni a una troppo semplicistica ´damnatio memoriae". A questo fine "Odissea di un diplomatico" sarà il 15 dicembre il tema di un evento all´Università Cattolica di Milano al quale parteciperanno l´ambasciatore Sergio Romano, il professor Perfetti e il professor Massimo De Leonardis, ordinario di storia contemporanea presso la Cattolica stessa.
Una vasta parte delle memorie di Claudio de Mohr riguarda il periodo trascorso a Sofia e, in particolare, quello immediatamente successivo alla notizia del crollo del regime fascista dopo la seduta del Gran Consiglio del Fascismo della notte tra il 24 e il 25 luglio 1943. De Mohr rievoca nelle sue memorie (scritte tra il 1950 e il 1951) il turbamento dei dipendenti della rappresentanza italiana in Bulgaria, e particolari del tutto sconosciuti, come il fatto che il 9 settembre i tedeschi erano già a conoscenza del luogo dove era stato portato Mussolini e che ne stavano organizzando la liberazione.
De Mohr, che aderì al fascismo sullo slancio del filone nazionalistico dannunziano e opterà di lì a poco per la Repubblica Sociale Italiana, ricostruisce le vicende dei governi bulgari, l´invasione di questo Paese da parte delle truppe russe e anche la cattura del personale diplomatico immediatamente deportato a Mosca e gettato in carcere.
Il calvario di de Mohr e dei suoi compagni di prigionia, testimonianza allucinante degli orrori di un capitolo di storia forse troppo presto rimosso, finirà soltanto nel 1950 grazie alle trattative condotte dall´ambasciatore Manlio Brosio.
La pubblicazione da parte del diplomatico Ugo Gabriele de Mohr delle memorie del padre - il quale, ripreso il servizio alla Farnesina è stato poi Consigliere Stampa e Cultura in Grecia e Portogallo - apre squarci di luce sul dramma umano vissuto dalla famiglia de Mohr. Nel contempo è anche la saga di una famiglia le cui radici affondano lontano nel tempo. L´Albo genealogico delle casate nobiliari austriache registra un Heinrich der More nato nel 1340 e, nel 1782, il matrimonio a Monza di uno dei suoi discendenti - Josef Karl, trasferito a Milano quale funzionario della Zecca - con Donna Giovanna Scanzi. Inizia così la discendenza italiana dei de Mohr. Il nonno di Ugo Gabriele, Arnaldo, sepolto nel Famedio al piano nobile del cimitero monumentale di Milano, è stato letterato, editore, esponente del romanticismo risorgimentale e, come si legge sulla sua lapide, "garibaldino in Francia, fante sul Carso". E "legionario in Fiume", accanto al figlio Claudio, ancora studente, ma già ammiratore - e lo sarà fino alla fine - di Gabriele D´Annunzio.

di Carlo Rebecchi
Giornalista dell´Associazione Stampa Estera



Fonte: Carlo Rebecchi
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