06 Luglio 2022
[Testata sito web Giornale Diplomatico]
News
percorso: Home > News > Opinioni

L’era nucleare e l’Europa: Regno Unito, Francia, Germania e Italia

04-02-2020 19:15 - Opinioni
GD - Roma, 4 feb, 20 - La Conferenza di Berlino sulla Libia il 19 Gennaio 2020 e la Brexit il 31 Gennaio 2020 si prestano ad alcune considerazioni sulla politica estera del Regno Unito, della Francia, della Germania e dell’Italia nell’era nucleare, iniziata settantacinque anni fa il 6 e 9 agosto 1945 con il lancio di due bombe atomiche degli Stati Uniti su Hiroshima e Nagasaki in Giappone.
Chi scrive ritiene doveroso farlo, prima di terminare la propria esistenza, avendo assistito, e spesso partecipato, a molti degli eventi di seguito descritti e commentati.
L’era nucleare – come accennato – è iniziata il 6 e 9 agosto 1945 con il lancio dei due primi ordigni atomici su Hiroshima e Nagasaki in Giappone. Fu la fine della Seconda guerra mondiale dopo cinque anni di conflitto e circa quaranta milioni di vittime.
Non tutti gli Stati si resero conto immediatamente delle conseguenze sulla politica estera e di difesa di questo nuovo e potente mezzo bellico. Ancora oggi, in molti Paesi si conduce la politica estera come se fossimo ancora al tempo della mitragliatrice, del cannone e dell’aereo.
Lo stesso errore – e lo pagarono caro – fecero molto Stati alcuni secoli fa. Continuarono, cioè, a comportarsi per difendersi come all’epoca della spada e della lancia, non rendendosi conto che eravamo entrati nell’epoca del cannone con la scoperta della polvere da sparo.
Il grande regista Ermanno Olmi lo illustra magistralmente nel film “Il mestiere delle armi”. L’esercito del Papa fu sconfitto dagli “Alemanni”, che usarono per la prima volta il falconetto, un piccolo cannone, venduto loro da un principe italiano, il Duca d’Este (sic!).
Fatte queste premesse, vediamo come si comportarono i Paesi europei negli scorsi settantacinque anni, dopo l’inizio dell’era nucleare.
Il Regno Unito. Un’isola, separata, tuttavia, dal Canale della Manica, dal continente europeo. Non può, pertanto, ignorarlo. È la più antica democrazia al mondo: la Magna Charta del milleduecento.
Ha un rapporto speciale – di amore e odio – con gli Stati Uniti. Parlano la stessa lingua: l’inglese.
Il Regno Unito è riuscito ad indurre due volte gli Stati Uniti a partecipare alle due Guerre mondiali del Ventesimo secolo. Ne ha garantito l’esito vittorioso contro la Germania e i suoi alleati.
Il Regno Unito è il più antico e fedele alleato degli Stati Uniti. L’alleanza è stata cementata durante le due Guerre mondiali dello scorso secolo. Ha fondato con gli Stati Uniti l’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite e la NATO, l’Alleanza Atlantica nel secondo dopoguerra.
Una volta soltanto il Regno Unito ha preso un’importante iniziativa di politica estera indipendentemente dagli Stati Uniti: l’occupazione del Canale di Suez in Egitto nel 1956 insieme alla Francia e Israele.
Per ritirarsi fu sufficiente la richiesta congiunta degli Stati Uniti e della Russia. Mosca minacciò un attacco nucleare su Londra e Parigi. Washington il ritiro dei capitali americani da Londra.
Il Premier inglese Eden dette le dimissioni. Il suo successore Macmillan si incontrò poco dopo a Nassau con il Presidente americano Eisenhower. Nel comunicato finale si afferma che, da ora in poi, la politica estera britannica non sarà indipendente , ma si ispirerà a relazioni speciali con gli Stati Uniti.
In sintesi, un rapporto di sudditanza.
Il Regno Unito, come notato, è in una situazione particolare. È un’sola. Per giunta, ha partecipato nel progetto Manhattan negli Stati Uniti per la scoperta dell’arma nucleare. Si sentiva sicuro. Sviluppò un deterrente atomico, basato, soprattutto, su quattro giganteschi sottomarini strategici a propulsione nucleare, armati, oggi, con missili nucleari a testata multipla. Fin dal 1946 fece parte con gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e la Francia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a titolo permanente e con diritto di veto.
Non a caso, per più di venti anni, snobbò – anzi si oppose – ai tentativi di unire l’Europa nel campo politico, della difesa ed anche in quello economico. Churchill in un discorso a Zurigo nel 1946 parlò di Stati Uniti d’Europa. Era, però, un appello ai Paesi europei continentali…
Il Regno Unito non partecipò nel 1950 alla Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio (CECA), lanciata da tre statisti, che parlavano tedesco: il francese Robert Schuman, il tedesco Conrad Adenauer, l’italiano Alcide De Gasperi. Londra si oppose nel 1952 alla Comunità Europea di Difesa (CED), ugualmente proposta dai tre Stati europei. In ambedue le iniziative fu invitata.
Il Parlamento francese non ratificò il Trattato CED nell’Agosto 1954 e a Messina, nel Giugno 1955, fu avviata l’avventura nel campo economico: la Comunità Economica Europea (il Mercato Comune) e la Comunità Europea per l’Energia Atomica (l’Euratom).
Il Regno Unito si oppose allora violentemente alle Comunità Europee a Sei in seno all’OECE. Parlò addirittura di tradimento dell’Europa.
Malgrado questa accesa opposizione il 18 Marzo 1958 furono firmati a Roma i due Trattati comunitari tra la Francia, la Germania, l’Italia e i tre Paesi del Benelux.
Londra non si dette per vinta e organizzò tra sette Stati europei la cosiddetta Associazione Europea per i Libero Scambio (European Free Trade Association): Regno Unito, Svezia, Svizzera, Austria, Norvegia, Finlandia, Danimarca.
Di fronte al successo delle Comunità Europee, il Regno Unito tentò di entrare a farvi parte pochi anni dopo. Nel 1961 iniziarono i negoziati per l’ingresso di Londra nelle Comunità Europee. Poiché i Sei avevano intrapreso una nuova impresa – un progetto di Comunità Europea Politica e di Difesa (il cosiddetto Piano Fouchet, sponsorizzato dal Generale de Gaulle) – il Regno Unito manifestò la volontà di farne ugualmente parte.
La doppia iniziativa fallì poco dopo nel Dicembre 1962. De Gaulle, infatti, ruppe i negoziati per l’entrata del Regno Unito nelle Comunità economiche e nella costituenda Comunità Europea Politica e di Difesa.
Il motivo: il Premier inglese Macmillan, dopo un incontro a Parigi con il Generale de Gaulle, si era recato a Washington ed aveva acquistato i missili atomici Polaris per i suoi sottomarini strategici nucleari, senza farne menzione nel colloquio con il Presidente francese.
De Gaulle, immediatamente dopo la rottura dei negoziati, propose ai Sei delle Comunità Europee di firmare l’Accordo per la Comunità Europea Politica e di Difesa, già definito tra lo stesso de Gaulle, Adenauer e Segni in un incontro al Castello della Mandria in Piemonte nel novembre 1962.
La Germania di Adenauer accettò subito. I tre Paesi del Benelux rifiutarono, spinti da Spaak, il presidente del Belgio, che non amava de Gaulle. L’Italia tentennò per la pressione del Partito Repubblicano, del Partito Socialista e del Partito Comunista. Alcuni mesi dopo il Governo italiano si pentì, ma il Generale de Gaulle respinse l’offerta tardiva.
A metà gennaio 1963 de Gaulle e Adenauer firmarono a Parigi l’Accordo, che fu chiamato Trattato dell’Eliseo. Il Bundestag tedesco approvò, tuttavia, una Legge condizionante, che introduce nel Trattato clausole riguardanti la NATO e le Comunità europee.
Il Regno Unito, sei anni dopo, nel 1969, tentò nuovamente di aderire alle Comunità europee. Il ritiro di de Gaulle dalla Presidenza della Repubblica francese e l’elezione di Pompidou favorirono il tentativo. Il Regno Unito, dopo un rapido negoziato, entrò, quindi, a far parte delle Comunità. Sciolse, contemporaneamente, l’EFTA, la Associazione Europea di Libero Scambio, i cui membri entrarono ugualmente nelle Comunità.
Chiesi allora un incontro a Jean Monnet, da oltre trenta anni ispiratore della politica estera francese, nonché promotore del Comitato Europeo per gli Stati Uniti di Europa, del quale facevano parte i Segretari politici dei principali partiti democratici delle Comunità. Lo indussi ad intervenire sul presidente Pompidou per consigliargli di evitare l’ingresso del Regno Unito nelle Comunità.
Monnet mi disse che la Gran Bretagna era un Paese serio. “Se ha deciso di entrare in Europa, ne diverrà il motore” aggiunse.
Il Regno Unito, invece, entrò in Europa per evitare l’isolamento, non per diventarne il motore.
L’abbattimento del “Muro di Berlino” e lo scioglimento dell’URSS e del Patto di Varsavia alla fine degli anni ottanta ampliò e, quindi, annacquò ulteriormente il contenuto politico dell’Unione Europea. Da sei Paesi, infatti, si passò in circa trenta anni e dopo l’adesione dei Paesi balcanici a 28 Paesi.
La creazione dell’Euro, agli inizi dell’anno duemila, non rafforzò l’Unione Europea, poiché soltanto 19 Paesi vi aderirono. Non a caso, il Regno Unito conservò la Sterlina.
Il tentativo di unificare ulteriormente l’Europa, nel frattempo, fallì per l’opposizione del Parlamento francese, che respinse nel 2005 il cosiddetto Trattato costituzionale.
Una svolta decisiva nelle sorti dell’Unione Europea e delle sue ambizioni politiche si ebbe nel 2004 con l’adesione del Regno Unito e della Germania nella società Eurodif per la produzione di uranio leggermente arricchito, destinato alle centrali nucleari per la produzione di elettricità. Pochi se ne accorsero.
Una nuova società prese il posto dell’Eurodif, creata tra la Francia e l’Italia nel 1968. Fu denominata George Besse Due, il Commissario francese del Commissariat à l’Energie Atomique, che fu, poi, ucciso sulla porta di casa come Presidente della Renault da due giovani terroriste. Il sistema francese a diffusione gassosa dell’impianto Eurodif per la produzione di uranio leggermente arricchito fu sostituito da un milione circa di centrifughe, di origine tedesca e olandese.
I gruppi a diffusione gassosa dell’Eurodif erano 1.400. Erano stati costruiti in parte dalla Società Nuovo Pignone a Firenze su richiesta esplicita dell’Italia, che allora deteneva il 23 per cento della Società Eurodif ed era stata essenziale per la decisione della Francia di formarla. Il Generale de Gaulle non riteneva, infatti, opportuno portare nel 1967 all’approvazione del Parlamento francese una così importante impresa nucleare senza almeno l’intesa con un altro Paese.
Non è un caso se nel 2010, circa sette anni dopo l’adesione del Regno Unito e della Germania alla società George Besse Due per la produzione di uranio leggermente arricchito, la Francia e il Regno Unito conclusero un Trattato per l’integrazione dei loro deterrenti nucleari. Il testo è pubblicato nel volume di “Affari Esteri” n. 188 Primavera 2019.
Nel Gennaio 2019 la Francia e la Germania hanno firmato il Trattato di Aquisgrana. Questa volta, a differenza del Trattato dell’Eliseo del Gennaio 1963, l’Italia non è stata invitata a farne parte. Il Trattato, addirittura, è stato ratificato, prima della firma, dal Parlamento francese e dal Bundestag.
Nel Trattato, che prevede una stretta associazione politica tra i due Paesi, la Francia si impegna addirittura ad appoggiare l’ingresso della Germania nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ricordo che fanno parte del Consiglio di Sicurezza a titolo permanente soltanto cinque Stati (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia), unici Paesi, per di più, con diritto di veto e militarmente e giuridicamente nucleari, dopo l’entrata in vigore nel 1975 del TNP (il Trattato di Non Proliferazione nucleare).
Fatte queste premesse, non vi è da stupirsi della decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea il 31 Gennaio 2020, cioè la cosiddetta Brexit.
La Francia. Due volte la Francia ha avuto una politica estera indipendente dagli Stati Uniti. La prima con l’impresa di Suez nel 1956, insieme al Regno Unito ed Israele. L’impresa fallì per l’intervento nucleare della Russia e quello finanziario del Regno Unito. L’ho accennato.
La seconda volta l’iniziativa della Francia indipendente dagli Stati Uniti fu più lunga e grave. Parigi insieme alla Germania – nemico comune nelle due Guerre mondiali – si oppose all’intervento militare degli Stati Uniti in Iraq nel 2003. L’incidente fu chiuso pochi mesi dopo.
Ricordo, inoltre, che il Generale de Gaulle, giunto al potere nel 1958, ingiunse alla NATO di trasferire il Quartier Generale da Parigi a Bruxelles.
Negli scorsi anni, la Francia si è nuovamente avvicinata agli Stati Uniti. Nel 2011, con l’intervento militare congiunto in Libia per aiutare gli insorti a rovesciare la dittatura di Gheddafi. Nel 2018, con il lancio di missili su obiettivi militari in Siria, insieme agli Stati Uniti e al Regno Unito.
Con gli Stati Uniti la Francia è una democrazia storica: la Rivoluzione liberale e democratica del 1789 dopo quella americana del 1776. Malgrado ciò, ha avuto dopo due Imperatori; ha cambiato la Costituzione cinque volte; ha avuto un periodo oscuro: il Governo di Vichy, nel 1940-45; infine, la rivolta dei quattro Generali di Stato Maggiore nel 1958.
La Francia non era uno Stato militarmente nucleare alla fondazione dell’ONU come il Regno Unito, che aveva partecipato al Progetto Manhattan, che condusse nel 1945 all’utilizzo di due ordigni atomici su Hiroshima e Nagasaki, dando l’inizio all’era nucleare. L’ho menzionato.
Malgrado ciò, la Francia entrò nel 1946 nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, insieme agli Stati Uniti, alla Russia, alla Cina e al Regno Unito. Divenne, così, membro permanente con diritto di veto. Non poteva, pertanto, evitare di far parte degli Stati militarmente nucleari, come fin dall’inizio erano gli Stati Uniti e il Regno Unito. Poi, la Russia e la Cina.
Schuman, come accennato, con Adenauer e De Gasperi, lanciò la Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio nel 1950. Ma il carbone e l’acciaio, all’origine delle due Guerre mondiali, non erano determinanti nell’era nucleare. Proposero, quindi, un progetto di Comunità Europea di Difesa (CED) nel 1952. Il Trattato non fu, però, ratificato dal Parlamento francese nel 1954, come accennato più sopra.
La Francia sperò che, con la Comunità Europea per l’Energia Atomica (Euratom), Comunità gemella della Comunità Economica Europea (Mercato Comune), Trattati approvati a Roma nel 1958, si potesse giungere all’arma atomica.
Si accorse presto che questo non era possibile. Contemporaneamente ai negoziati per i Trattati di Roma negoziò, pertanto, in segreto un Trattato per la fabbricazione di un ordigno nucleare. Attori furono i Ministri della Difesa di Francia Chaban Delmas, di Germania Franz-Josef Strauss e d’Italia Paolo Emilio Taviani. Ne scrivono il professor Leopoldo Nuti nel volume “La sfida nucleare”, Paolo Cacace nel “L’Atomica Europea” e nella mia intervista allo stesso Nuti “L’Atomica, l’Italia e l’Europa”.
L’intervento degli Stati Uniti mandò all’aria l’iniziativa triangolare, a causa del ritiro dell’Italia e della Germania.
La Francia, pertanto, decise di procedere da sola, per volontà, soprattutto, del Generale de Gaulle, divenuto Presidente della Repubblica nel 1958.
Il primo atto fu la decisione nel 1959 di costruire un impianto a Pierrelatte per la produzione di uranio altamente arricchito, elemento base per un ordigno nucleare. La Francia offerse all’Italia, ma non alla Germania, il 10 per cento della Società. Il nostro Paese, tuttavia, per motivi di bilancio (sic!), dopo un primo assenso, si ritirò.
Noto qui che la Francia, per molti anni, ha avuto per l’Italia un atteggiamento collaborativo. Non per la Germania fino agli inizi dell’anno duemila.
Dopo l’offerta di partecipare alla costruzione dell’impianto per la produzione di uranio altamente arricchito, la Francia nel 1967 offrì all’Italia – ma non alla Germania – di partecipare alla costruzione di un gigantesco impianto per la produzione di uranio leggermente arricchito. Ne ho scritto più sopra.
A partire dal 1958, e sotto l’impulso del Generale de Gaulle, la Francia, come accennato, avviò da sola le iniziative per divenire uno Stato militarmente nucleare, come gli Stati Uniti, la Russia, il Regno Unito e la Cina.
Dopo la decisione di costruire l’impianto di Pierrelatte nel 1959 per la fabbricazione di uranio altamente arricchito, fece alcuni esperimenti nucleari nel deserto algerino. Si stima che intorno al 1965-66 la Francia fu in grado di disporre di alcuni ordigni atomici.
La Francia, come accennato, ebbe sempre un atteggiamento collaborativo con il nostro Paese nel settore atomico. Dopo l’offerta di partecipazione all’impianto di Pierrelatte nel 1959 e all’Eurodif nel 1967 cedette all’Italia mille chilogrammi di uranio arricchito per la costruzione del prototipo di un motore nucleare per un sottomarino, che fu addirittura provato al Centro nucleare della Casaccia del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare vicino a Roma.
In cambio, l’Italia cedette alla Francia, con l’assenso del Regno Unito, 100 kg di plutonio provenienti dalla centrale nucleare italo-inglese di Latina. Con cinque chilogrammi di plutonio si ottiene un ordigno nucleare.
Lo scambio – forse unico al mondo – fu approvato dal presidente della Repubblica francese, il Generale de Gaulle. Avendo partecipato ai negoziati fui decorato della “Legion d’Honneur”; rarissimo italiano.
L’approvazione nel 1975 da parte dell’Italia del Trattato per la Non Proliferazione nucleare (TNP) e, soprattutto, il referendum del 1987 portarono alla fine di ogni collaborazione con la Francia in tale settore strategico.
Il referendum del 1987, infatti, proibì – unico Paese al mondo – qualsiasi attività nucleare, anche pacifica, in Italia. Furono così disattivati tre impianti nucleari per la produzione di energia elettrica (Latina, Garigliano e Trino Vercellese). Paghiamo tuttora le spese ingenti per la loro disattivazione, che richiederà ancora anni di lavoro. Furono chiusi anche tutti i Centri nucleari di ricerche pacifiche con il licenziamento di migliaia di tecnici.
La Francia, dopo l’interruzione della collaborazione nucleare con l’Italia, si rivolse alla Germania e al Regno Unito. Tutto avvenne nei primi anni del duemila. Ne ho scritto più sopra.
La collaborazione con il Regno Unito fu, forse, più difficile. Londra era gelosa del suo deterrente atomico, legato a quello americano. Ricordava l’affronto di de Gaulle nel 1962, proprio nel settore nucleare, del quale ho accennato. Non aveva dimenticato anche quello del 1958, nel settore economico, per l’opposizione all’entrata nelle Comunità Europee del medesimo de Gaulle.
Il ritiro del Generale nel 1968, l’entrata nelle Comunità Europee negli anni seguenti, ma, soprattutto, l’alto costò dei quattro sottomarini atomici strategici inglesi ed il loro inadeguato potere deterrente facilitarono – come accennato – la progressiva integrazione del deterrente nucleare inglese con quello francese, a partire dall’inizio degli anni duemila.
Come riportato, l’integrazione dei due deterrenti è solennemente avvenuta con il Trattato militarmente nucleare franco-inglese del 2010. Ho pubblicato il testo nel volume n. 188 di “Affari Esteri”. Primavera 2019.
Nessuno, se non erro, ne ha parlato nel nostro Paese. Tanto più che, quasi contemporaneamente, il Regno Unito e la Germania hanno preso il posto dell’Italia nella società francese George Besse Due per la produzione di uranio leggermente arricchito a Tricastin in Francia, come ho accennato più sopra.
Furono, così, poste le basi per un ulteriore passo in avanti nella collaborazione politica e strategica tra la Francia e la Germania. Il risultato si è avuto nel Gennaio 2019: il Trattato di Aquisgrana, del quale ugualmente ho accennato più sopra (il testo è pubblicato in “Affari Esteri”, n. 188, Primavera 2019).
L’importante Accordo amplia e approfondisce il Trattato dell’Eliseo, firmato a Parigi nel Gennaio 1963.
La lettura del Trattato di Aquisgrana evidenzia come la collaborazione politica, economica e culturale tra la Francia e la Germania sia profonda. La Francia si impegna addirittura ad appoggiare la candidatura della Germania a membro permanente con diritto di veto e Stato militarmente e giuridicamente nucleare, come gli altri cinque Stati del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’adesione della Germania nell’impianto George Besse Due per la produzione di uranio leggermente arricchito, insieme alla Francia e al Regno Unito e il contributo delle conoscenze relative alle centrifughe, riceve con il Trattato di Aquisgrana una ratifica politica e strategica.
Ricordo che l’Italia non è stata invitata a far parte del Trattato franco-tedesco di Aquisgrana. Era stata, invece, invitata nel 1963 dal Generale de Gaulle a sottoscrivere il suo antenato: il Trattato dell’Eliseo. Il Presidente Macron ha offerto all’Italia di far parte di un Trattato bilaterale, denominato Trattato del Quirinale. Per ora non se ne parla.
La Germania. Scrivendo del Regno Unito e della Francia ho accennato, contemporaneamente, al ruolo avuto dalla Germania dopo l’inizio dell’era nucleare nell’Agosto 1945.
Malgrado Hitler, il Nazismo, l’olocausto e fosse un Paese sconfitto in due tragiche guerre mondiali, la Francia, associò la Germania, fin dal 1950, in tutte le più importanti iniziative politiche, anche in quella nucleare del 1957-58 (l’Accordo Chaban Delmas, Franz-Josef Strauss e Paolo Emilio Taviani). Non, però, in quelle nucleari seguenti fino agli inizi dell’anno 2000.
La Germania, infatti, fu invitata a far parte della Comunità per il Carbone e l’Acciaio (CECA) nel 1950; alla Comunità Europea di Difesa (CED) nel 1952; alle Comunità economiche nel 1955; allo sviluppo di un’arma atomica con l’Italia nel 1957-58.
Poi, come accennato, la Germania firmò con la Francia nel 1963 il Trattato dell’Eliseo e nel 2019 il Trattato di Aquisgrana. Sostituì nei primi anni del duemila l’Italia nella partecipazione alla Società per la produzione di uranio leggermente arricchito, portando in dote le conoscenze per gli impianti centrifughi della Società George Besse Due.
La Germania affiancò l’Italia per otto anni, dal 1966 al 1974, nell’opposizione alla ratifica del Trattato di Non Proliferazione nucleare, imposto dagli Stati Uniti e dalla Russia.
Vedremo in futuro quali saranno i frutti della stretta collaborazione della Germania nel settore nucleare con la Francia e il Regno Unito nella società Besse Due e nel settore politico con la Francia con il Trattato di Aquisgrana.
L’Italia. È un Paese con una lunga storia. Gli Etruschi, i Greci, i Romani e il loro vasto Impero. Un Paese di grandi artisti: Leonardo, Michelangelo. Diviso nel lungo Medioevo. Da pochi anni unificato: nel 1870. Venticinque anni di dittatura fascista. Le Leggi razziali del 1938 e la sconfitta nella Seconda guerra mondiale dopo l’alleanza con il Nazismo e Hitler. Il ritorno alla democrazia nel 1943. Un forte Partito Comunista fino al 1989-90. Oggi, il Comico Grillo e i Cinque Stelle e Bossi e Salvini con la Lega.
Quanto scritto più sopra per il settore nucleare sul Regno Unito, la Francia e la Germania, vale anche per l’Italia.
Un commento sintetico: l’Italia con la ratifica del Trattato per la Non Proliferazione nucleare (TNP) nel 1975 e, soprattutto, con il referendum del 1987 si è posta fuori dall’era nucleare.
Ha resistito per otto anni – dal 1966 al 1974 – per evitare la ratifica del Trattato. Come accennato, lo fece insieme alla Germania. Addirittura i governanti di allora (Moro, Fanfani, Medici), su suggerimento dei nostri Diplomatici (in particolare, il Segretario Generale Ambasciatore Roberto Gaja) inserirono nel Trattato di ratifica del TNP una clausola restrittiva e qualificante: il Trattato, cioè, non può impedire la partecipazione dell’Italia all’eventuale costruzione di un’arma atomica europea. Altre clausole restrittive e qualificanti permettono all’Italia di costruire sommergibili con motori nucleari e, addirittura, di fare esplosioni nucleari per la costruzione di dighe, ponti, canali, ecc. (sic!).
Tenuto presente quanto sopra, non dobbiamo stupirci se il 19 Gennaio 2020 la Germania ha convocato a Berlino una Conferenza per la Libia, pur non essendo un Paese mediterraneo e non avendo partecipato all’intervento militare degli Stati Uniti, della Francia, del Regno Unito e dell’Italia nel 2001 per abbattere il regime dittatoriale del Colonnello Gheddafi.
La Conferenza per la Libia non avrebbe dovuto tenersi a Berlino, ma a New York o a Ginevra nelle sedi delle Nazioni Unite. A Bruxelles, nelle sedi dell’Unione Europea o della NATO. Oppure, come accaduto nel 2018 e 2019 in Francia o in Italia.
Alla Conferenza di Berlino, presieduta dal Cancelliere Angela Merkel, hanno partecipato al massimo livello i rappresentanti degli Stati Uniti, della Russia, della Cina, della Francia, dell’Italia, del Regno Unito, della Turchia, dell’Egitto e di molti altri Paesi, oltre alle Nazioni Unite, la NATO, l’Unione Europea, l’Unione Africana, la Lega Araba. È stata approvato un Documento finale di 57 Paragrafi e 10 Pagine, che pubblichiamo in questo volume di “Affari Esteri”.
Non dovremmo ugualmente essere sorpresi per la Brexit, cioè per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, a partire dal 31 gennaio 2020. La politica estera ha logiche severe. Londra ha ottenuto quello che voleva. L’annacquamento dell’Unione Europea e l’Accordo nucleare e militare con due degli Stati più importanti: la Francia e la Germania.
Riportiamo, a conferma, l’essenza dell’intervista, rilasciata dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron nel Palazzo dell’Eliseo a Parigi al settimanale "The Economist", il 9 novembre 2019. Vi è poco da aggiungere.
Macron ha, innanzitutto, dichiarato che “nel mondo stanno accadendo eventi impensabili cinque anni orsono. Nessuno, infatti, avrebbe previsto la Brexit; le difficoltà di progredire dell’Unione Europea; l’alleato americano, che ci volta le spalle rapidamente su problemi strategici”.
Egli, poi, ha aggiunto che “l’Europa è sull’orlo di un precipizio (sic!). E se non ci svegliamo corriamo il rischio che, nel lungo tempo, spariremo geopoliticamente, o almeno non avremo più il controllo del nostro destino” (sic!).
“Dagli anni 1990”, secondo Macron, “l’Unione Europea ha progressivamente perso la sua finalità politica (sic!). Si è concentrata sull’espansione del mercato, sottolineata dalla garanzia di difesa degli Stati Uniti, che forniva l’illusione (sic!) di un’eterna stabilità”.
“Il graduale ritiro degli Stati Uniti dall’Europa e dal Medio Oriente, iniziato prima dell’elezione nel 2016 del Presidente Donald Trump, insieme al nuovo protezionismo, ha evidenziato la vulnerabilità dell’Europa”. “Ci troviamo per la prima volta, con un Presidente americano, che non condivide la nostra idea del progetto europeo”, ha aggiunto Macron. “Quando Trump, a proposito del Medio Oriente, dice che “quello è il vostro vicino, non il mio”, egli ci invita a svegliarci”. “Con l’America che ci volge le spalle, la Cina che cresce, e capi autoritari alle nostre frontiere, il risultato è l’eccezionale fragilità dell’Europa”(sic!).
“Quello che Trump dichiara, a proposito del ritiro delle sue truppe dalla Siria, significa la morte celebrale della NATO (sic!). Non esiste, infatti, alcun coordinamento nelle decisioni strategiche tra gli Stati Uniti ed i suoi alleati nella NATO. Nessuno. Abbiamo, inoltre, un’azione non coordinata ed aggressiva (sic!) da un altro alleato nella NATO, la Turchia, in un’area ove i nostri interessi sono in gioco”.
“Ciò significa che l’Articolo 5 della NATO – l’idea che se un membro della NATO fosse attaccato gli altri membri verrebbero in suo aiuto, il che sottolinea la deterrenza dell’Alleanza – è ancora in funzione? Non lo so” afferma Macron. “In ogni caso, in avvenire quale significato avrà l’Articolo 5 ?” (sic!).
È da notare che Emmanuel Macron è il Presidente della Repubblica francese. La Francia è uno dei cinque Stati fondatore delle Nazioni Unite; membro permanente con gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e il Regno Unito; ha il privilegio, inoltre, come gli altri quattro membri, di disporre del diritto di veto; è, infine, ugualmente Stato militarmente e giuridicamente nucleare.
La Francia, inoltre, è Stato fondatore del Patto Atlantico (NATO) e delle Comunità Europee (CECA, CED e Trattati di Roma) con la Germania, l’Italia e i Paesi del Benelux.
L’intervista di Macron, infine, è stata data alla vigilia della Conferenza annuale del Patto Atlantico a “The Economist”, nel Palazzo dell’Eliseo a Parigi. Il periodico inglese è, forse, il settimo politico più diffuso ed autorevole del mondo.
Negli scorsi 240 anni hanno avuto luogo profondi e rapidi cambiamenti.
A seguito della Rivoluzione democratica e liberale negli Stati Uniti del 1776 e dell’analoga Rivoluzione francese del 1789 siamo passati, da millenari regimi autoritari e da Monarchie assolute, a sistemi democratici. Sovrano non è il Re. Il Popolo è sovrano. Un cittadino, un voto. Cittadini, non sudditi.
Contemporaneamente, la Rivoluzione industriale negli scorsi duecentoquaranta anni ha cambiato il mondo profondamente e velocemente.
Nel campo economico siamo passati dall’epoca plurimillenaria dell’Agricoltura a quella dell’Industria e, poi, dei Servizi. Dalla ruota, al cavallo e alla vela, alla macchina a vapore, al treno, al piroscafo, all’automobile, al telegrafo, al telefono, all’aereo, a Internet, ai satelliti, all’intelligenza Artificiale.
Nel campo politico e della difesa siamo passati dalla spada e dalla lancia, alla polvere da sparo, al fucile, alla mitragliatrice, al cannone, al carro armato, al caccia bombardiere, al missile, al drone, al satellite.
Da 75 anni, come notato, siamo nell’era nucleare. Il mondo è ora organizzato in tre cerchi concentrici: Il primo cerchio è nazionale e globale: Stati Uniti, Russia e Cina. Il secondo cerchio è nazionale, ma integrato: Regno Unito, Francia e Germania. Il terzo cerchio è nazionale e regionale: India, Pakistan, Israele, Corea del Nord e Turchia. Domani, forse, Iran, Egitto, Arabia Saudita, Giappone.
La NATO e l’Unione Europea sono divenute organizzazioni fantasma. È sufficiente riflettere sull’intervista del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron del novembre 2019 a “The Economist”; sul Trattato di Aquisgrana del 19 gennaio 2019; sulla Brexit del 31 gennaio 2020; sulla Turchia, dichiaratasi Stato militarmente nucleare; sulla Conferenza a Berlino sulla Libia il 19 gennaio 2020; sul Trattato nucleare militare franco inglese del 2010 e sulla Società franco-inglese-tedesca George Besse Due.
Benedetto Croce nota che “un popolo che non sa fare politica estera è destinato a servire o a perire”. Si può aggiungere che lo Stato che sbaglia la politica economica rischia la fame e la disoccupazione; quello che erra la politica interna può sperimentare la dittatura; e lo Stato che non ha una politica estera efficace rischia la scomparsa.
Esempio: l’Impero Austro-Ungarico, che, dopo aver sbagliato le alleanze durante la Prima guerra mondiale, divenne uno Stato di ridotte dimensioni e fu annesso da Hitler nel 1938.
Ha, poi, evitato di giustezza il triste destino dei Paesi del Patto di Varsavia dopo la Seconda Guerra mondiale. Oggi, è un Paese pacifico, libero e con un alto reddito nazionale, ma con scarso rilievo internazionale.
Quattro, poi, sono gli strumenti, seppur collegati, con i quali un Paese svolge la sua politica estera e di difesa.
L’economia: stabilità; sviluppo del PIL, materie prime; servizi; struttura industriale; educazione; territorio; numero abitanti; clima.
La politica interna: stabilità; sistema costituzionale; educazione.
La politica estera e di difesa “convenzionale”: alleanze; risorse di difesa; navi; carri armati; aerei; cannoni; ecc..
La politica estera e di difesa “nucleare”: risorse militari nucleari (missili: continentali, intercontinentali, terrestri, aerei e navali).
L’Italia oggi è isolata. I politici italiani, i Partiti, il Parlamento, la Stampa e l’opinione pubblica non si sono ancora resi conto di quanto sta accadendo: da settantacinque anni siamo nell’era nucleare. È tempo di prenderne atto ed agire.

Achille Albonetti
Direttore della rivista "Affari Esteri"


Fonte: Affari Esteri
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
Media partnership
[]

Realizzazione siti web www.sitoper.it
cookie