27 Novembre 2020
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L´UE chiama ´time out´ per l´Italia

13-03-2018 12:59 - Opinioni
GD - Roma, 13 mar. 18 - Dal blog Spigoli di Giampiero Gramaglia - L´Europa chiama time out per l´Italia: dopo il voto del 4 marzo, le Istituzioni e i Paesi dell´Ue applicano la regola del Gioco dell´Oca dell´Unione: fermi un giro, quando si vota, perché, consumate le esasperazioni della campagna e le ansie dello scrutinio, c´è da mettere su un governo che, se possibile, duri. E i 27 sanno che può volerci del tempo: 500 e più giorni per i belgi, che senza governo esercitarono persino un´inappuntabile presidenza di turno del Consiglio dell´Unione; un sacco di mesi per gli olandesi; e – è storia di questi giorni – più o meno sei mesi ai tedeschi, che di solito se la cavavano in fretta.
Le apprensioni ci sono: l´Italia, un tempo alfiere dell´europeismo, è l´unico Paese del nucleo duro dell´integrazione ad avere votato a larga maggioranza, oltre tre elettori su cinque, quasi due su tre, per partiti apertamente euro-scettici. Nelle elezioni del 2017, gli euroscettici hanno preso un terzo dei voti in Francia al ballottaggio delle presidenziali e una manciata di seggi alle politiche, più o meno un voto su sette in Olanda, un po´ di meno in Germania.
Ma nessuno, a Bruxelles, a Parigi, a Berlino, tanto meno a Londra, metterà fretta a Roma, almeno per tutta la primavera. A tirare per la giacca gli italiani loro amici saranno gli interlocutori europei dei vincitori del 4 marzo, che sono però ovunque all´opposizione, ad eccezione di Paesi del Gruppo di Visegrad e in parte dell´Austria.
In attesa di un governo, la Commissione di Bruxelles chiuderà un occhio sul Def, accontentandosi di quel che si sentirà di dirle il governo in carica ´in prorogatio´; e nessuno metterà nell´angolo l´Italia, costringendola a decisioni di lungo periodo sul bilancio dell´Ue per il periodo 2020/2027, sulla difesa, sull´immigrazione.
La pausa italiana, in fondo, viene comoda pure a Francia e Germania, che devono ri-rodare l´intesa, adesso che il patto di governo tedesco è stato ridefinito. Macron sperava, forse, che dalle urne gli uscisse un interlocutore italiano a sua misura – e non è stato così -. La Merkel si faceva meno illusioni, lei che, da Prodi a Berlusconi a Monti a Letta a Renzi a Gentiloni, di premier italiani, non sempre affidabili, ne ha già visti arrivare a Berlino una processione.
L´Europa non è andata in tilt il 5 marzo. Un po´ perché, per il momento, tutto è ´business as usual´ e, magari, il cambiamento possibile non è stato percepito a pieno. Un po´ perché in fondo gli italiani se la cavano sempre. E un po´ perché a non contare sull´Italia la Francia, la Germania e gli altri nostri partner veri stanno magari facendoci l´abitudine. L´Italia è un grattacapo, non un dramma.


Fonte: Giampiero Gramaglia
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