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L´Italia dopo le elezioni: la nota politica di Pierfrancesco Frerè

26-06-2017 20:06 - Politica
Roma, 26 giugno 2017 - Il centrodestra si ritiene - a ragione - il vero vincitore del turno di amministrative, avendo espugnato tradizionali roccaforti "rosse" come Genova e Sesto San Giovanni. Tuttavia non ha torto chi osserva che politicamente sono le roccaforti a non esistere più da tempo. Quando Matteo Renzi parla di un voto a macchia di leopardo, sottolinea in fondo quello che è il dato più saliente dei ballottaggi, vale a dire la balcanizzazione delle retrovie politiche di partiti che non solo non hanno più una forte ideologia di riferimento, ma non riescono neppure a portare alle urne il proprio tradizionale elettorato (vedi l´ex sindaco dell´Aquila, Massimo Cialente, centrosinistra, che ha governato bene, ha perso e ammette di non capirci più niente).
Questo naturalmente è anche il dato più allarmante in quanto restituisce un panorama di tipo neofeudale nel quale valvassori e valvassini possono condizionare pesantemente le strategie del signore di turno. Ne è la dimostrazione il modo in cui Renzi e Berlusconi cercano di sottrarsi a ciò che imporrebbe il voto amministrativo, il ritorno ad una qualche forma di bipolarismo: il Rottamatore, pur avendo abbandonato le ambizioni di vocazione maggioritaria di veltroniana memoria, non vuole restare ostaggio degli scissionisti di Bersani e D´Alema, ma allo stesso tempo non sembra in grado di pescare al centro i voti che potrebbero fare la differenza (a meno di indurre i centristi di Alfano ad approdare nel Pd); il Cavaliere invece è consapevole che la vittoria del centrodestra è figlia soprattutto del nuovo Asse del Nord Toti-Salvini: dal momento che lui non sarà mai il leader di questa coalizione, sembra disposto più a cercare un Nazareno 2.0 con il segretario democrat piuttosto che consegnare le chiavi della coalizione al Carroccio.
Motivazioni personali, in entrambi i casi, che ne depotenziano automaticamente la carica politica. Sarebbe ancora poco se questo atteggiamento non rischiasse di riaprire il campo al vero sconfitto delle amministrative, Beppe Grillo. Il Movimento 5 Stelle infatti può ancora incassare il voto di protesta puro di coloro che non si fanno tante domande e vogliono soprattutto vedere decapitata questa classe politica.
Grillo in particolare gode della strana indulgenza di poteri forti, opinion makers e stampa di regime: ne sia esempio l´attenzione sospesa tra curiosità e comprensione con la quale i due partiti incarnati da Repubblica e Corriere della Sera lo hanno seguito anche nei suoi atteggiamenti parafascisti (che non sarebbero stati perdonati per esempio ad un Berlusconi).
La spiegazione sembra risiedere nella necessità che hanno i salotti buoni dell´intellighentia della sinistra di avere alla propria destra un vero movimento estremista e populista come l´M5S per potergli contrapporre prima o poi lo schieramento degli Illuminati che snobba Fi, Lega e Pd ed è pronto a giocare la carta del civismo e del movimentismo sociale. Certo, al momento a Carlo De Benedetti e compagnia manca un leader, ma già si vedono in panchina i giocatori che scaldano i muscoli, come per esempio il direttore di Repubblica Mario Calabresi.
L´importante per ora è inchiodare sulle loro trincee le vecchie coalizioni di destra e di sinistra e alimentare la disaffezione dal voto: più il panorama sarà spezzettato in mille feudi, più sarà facile lanciare il Salvatore con le sue truppe di liberazione.

di Pierfrancesco Frerè


Fonte: www.lagiornatapolitica.it
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