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Germania: è lotta nella Spd per il ministero degli Esteri

12-02-2018 09:36 - Europa
GD - Berlino, 12 feb 18 – I nomi più accreditati per le poltrone ministeriali del quarto governo di Angela Merkel si conoscono tutti, tranne che per quella del ministero degli Esteri. La rinuncia di Martin Schulz alla presidenza del partito e al timone degli Esteri dovrebbe propiziare un risultato referendario favorevole, sia pure di misura, ai sostenitori della "Grosse Koalition" con i democristiani della cancelliera uscente. Rimane un ultimo ostacolo: il referendum tra i 463.723 iscritti del partito socialdemocratico (Spd) chiamati il 4 marzo a votare il programma di governo negoziato con l´Unione cristiano-democratica (Cdu) e i bavaresi dell´Unione cristiano-sociale (Csu) per la legislatura che dal 24 settembre è in attesa del nuovo esecutivo federale. Schulz non poteva uscire peggio di scena.
Nel "terremoto" di Giovedi Grasso, giorno della sua Caporetto,l´ex presidente del Parlamento Europeo d´un colpo ha perso tutto, bocciato dal suo stesso partito che un anno fa lo aveva proclamato leader massimo col 100 per cento dei voti congressuali. Il presidente del più antico partito tedesco, e aspirante ministro degli Esteri della potente Germania, è ridiventato solo un semplice deputato che si porterà addosso il peso delle giravolte in cui si è esibito nei suoi giochi di potere degli ultimi mesi.
La caduta di Schulz ha acceso una vera e propria lotta, nella SPD, per la "conquista" dell´Auswärtiges Amt, definizione ufficiale della centrale della diplomazia tedesca, anche se una premessa è d´obbligo: dopo l´unificazione della Germania e il varo dell´Europa di Maastricht, il peso politico del ministero delle feluche è stato sensibilmente ridimensionato per effetto delle prerogative e deleghe varie acquisite, nei rapporti internazionali e nelle questioni europee, dalla Cancelleria federale e dal ministero federale delle Finanze. In ogni caso le ipotesi e indiscrezioni sulla nuova candidatura dell´SPD si moltiplicano.
A giudizio degli addetti ai lavori, sono 8 i probabili candidati per il ministero degli Esteri all´esame della direzione dell´Spd e del gruppo parlamentare al Bundestag:
Sigmar Gabriel (58 anni) Vice-cancelliere e Ministro degli Esteri uscente, ex presidente dell´Spd. Molto popolare nella base del partito. Ha accusato Schulz di volerlo rimuovere dopo avergli invece promesso la conferma nell´incarico.
- Michael Roth (47 anni) Ministro di Stato per l´Europa dal 2013 e Incaricato per la cooperazione franco-tedesca, in sintonia con i piani di Macron; vice-ministro del titolare uscente Gabriel, competente per i dossier più spinosi (Russia, disarmo, Asia).
Katarina Barley (49 anni) Ministro uscente della Famiglia e della Gioventù, padre inglese, studi in Francia, esponente della sinistra, portata dalle "quote rosa2, ma in 170 di storia mai una donna è giunta al vertice della diplomazia tedesca.
Heiko Maas (51 anni) Ministro uscente della Giustizia, in ascesa nel partito per i buoni risultati nella sua prima esperienza ministeriale, eletto nella Saar, sportivo praticante di triathlon, separato dalla moglie (con due figli) convive con l´attrice Natalia Wörner.
Thomas Oppermann (63 anni) Figlio di un lattaio, eletto a Warendorf, ex giudice amministrativo, vice-presidente del Bundestag nella legislatura corrente, ex capo del gruppo parlamentare dell´Spd ed ex membro della Commissione di controllo dei servizi segreti.
Niels Annen (44 anni) Portavoce del gruppo parlamentare per la politica estera nella scorsa legislatura. Esponente della sinistra, è penalizzato dal fatto di essere deputato di Amburgo come il compagno di partito e probabile ministro delle Finanze Olaf Scholz.
Rolf Mützenich (58 anni) Deputato di Colonia, esperto di questioni internazionali, con particolare interesse per il Medio Oriente e il Giappone; delegato nel gruppo parlamentare per il disarmo e il controllo degli armamenti.
Lars Klingbeil (39 anni) Deputato di Münster, segretario organizzativo dell´SPD, membro della Commissione Difesa del Bundestag, ex vicepresidente del movimento giovanile (Jusos) schierato contro la Grosse Koalition nel referendum del 4 marzo.



Fonte: Enzo Piergianni
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