20 Settembre 2020
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Fondazione Italia-Cina: non è rallentamento del PIL cinese a preoccupare, ma calo consumi e importazioni

22-01-2019 07:13 - Economia
GD - Milano, 22 gen. 19 - In relazione alle notizie appena diffuse sul rallentamento della crescita del PIL cinese, Vincenzo Petrone, direttore generale della Fondazione Italia Cina, ha affermato che “il dato del PIL cinese nel 2018 è in linea con la riduzione attesa nel contesto del New Normal ed è nei parametri di crescita previsti per l’anno passato, che si attestavano intorno al 6,5%. Dunque, a preoccupare oggi deve essere altro, come il calo dei consumi domestici e quello delle importazioni nel Paese".
Ed ha aggiunto che "i grandi esportatori, come l’Italia, dovrebbero preoccuparsi del rischio che una conferma del rallentamento nel 2019 possa impattare negativamente sulla domanda globale, visto che negli ultimi anni la Cina ha concorso per oltre il 30% alla crescita dell’economia mondiale. E senza crescita non ci sono esportazioni”.
- INSTANT ANALYSIS sul rallentamento dell’economia cinese (elaborazione CeSIF–Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina)
Sulla base delle previsioni di crescita della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, è possibile prevedere che la Cina contribuirà al 35,2% della crescita globale nel periodo 2017-2019, un valore che sommato a quello statunitense totalizza la metà della crescita mondiale. Il peso dell’economia cinese su scala globale ha visto una crescita esponenziale, passando dal 2,32% del 1980 al 4,11% del 1990; al 7,41% del 2000 e al 18,72% del 2018 con una previsione di superare la soglia del 20% nel prossimo biennio (Fonte: IMF).
La Cina, dunque, vale circa un quinto dell’economia globale e contribuisce per un terzo alla sua crescita. Inoltre, come osserva "The Financial Times", sebbene un rallentamento al 6,2% nel 2019 rappresenterebbe il tasso di crescita più basso dal 1990, in valori assoluti (Rmb aggiustati per l’inflazione) l’aumento determinerebbe comunque il maggiore aumento della storia cinese prima del 2018.
Il rallentamento dell’economia cinese è imputabile a molteplici fattori e ad alcune debolezze strutturali che si sono manifestate con forza nel momento in cui Trump ha messo pressione con l’imposizione di dazi.
In particolare si segnala:
1. la coda della fase di New Normal (ovvero ridefinizione del modello di sviluppo caratterizzato da un tasso di crescita più lento) che ha preso avvio nel 2013;
2. la maturazione di alcuni settori strategici come quello delle auto e dei cellulari – si pensi al caso Apple;
3. l’effetto diretto dei dazi imposti dall'amministrazione Trump dal marzo 2018;
4. una crisi di fiducia dovuta al rallentamento di alcuni settori e all'incertezza sugli effetti dei dazi che hanno acuito il rallentamento;
5. problemi strutturali per l’accesso al credito;
6. una riduzione del ruolo delle imprese private a favore delle imprese statali.
Tra le possibili soluzioni per reagire al rallentamento, le iniziative sono sostanzialmente di due tipi:
a) ridurre la pressione dei dazi raggiungendo un accordo con Trump;
b) attuare misure specifiche che consentano una ripresa dei consumi e della fiducia dei consumatori.
Nel secondo caso, in particolare, la discussione verte sulla adozione o meno di misure di stimolo come era avvenuto nel 2008. Tuttavia, questa opzione sembra da escludere a causa degli effetti collaterali dello stimolo del 2018 che ha portato a un aumento dell’indebitamento fino a valori attorno al 300% del PIL e a una distorsione nella allocazione degli investimenti che ha comportato l’attuale condizione di sovraccapacità produttiva in molti settori, quali ad esempio quelli legati alle costruzioni.
A quanto ci risulta, si afferma nella nota della Fondazione Italia-Cina, Pechino sta dunque considerando l’adozione di misure definite di “mini-stimolo” per sostenere l’economia in maniera mirata senza aggravare ulteriormente il bilancio statale.
Tra queste misure segnaliamo:
  • riduzioni fiscali per le piccole imprese e il settore manifatturiero per un valore attorno ai 300 miliardi di dollari;
  • 300 miliardi di dollari a disposizione dei governi locali per finanziare progetti chiave;
  • 125 miliardi di dollari per progetti infrastrutturali;
  • la Cina eviterà un eccesso di liquidità e manterrà un rapporto macro-leverage stabile, pur riservandosi la possibilità di modificare le politiche monetarie;
  • l’adozione di misure per stabilizzare il consumo di auto.
A livello locale inoltre si stanno adottando misure sperimentali per favorire i consumi – come la concessione di un week end lungo nello Hebei (a partire dal venerdì pomeriggio) – per incentivare le spese.


Fonte: Redazione
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