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Con MigraVenture partito progetto per sostenere gli Africani che credono nel fare impresa

26-09-2017 22:59 - Economia
Il viceministro Giro durante la conferenza MigraVenture alla Farnesina
Il viceministro Giro durante la conferenza MigraVenture
Roma, 26 settembre 2017 - La metodologia ed i risultati del programma MigraVenture, finanziato dalla Cooperazione Italiana a valere sul contributo volontario multilaterale all´OIM sono stati al centro di una conferenza alla Farnesina, alla presenza del viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro. Tra i presenti, i rappresentanti di diverse ambasciate di Paesi di origine o transito dei migranti, amministrazioni italiane, società civile, università, centri di ricerca, fondazioni, associazioni di categoria, enti locali e le organizzazioni internazionali con sede o rappresentanze in Italia, tra cui la FAO, l´IFAD, l´UNIDO, la Banca Mondiale.
Il programma costituisce un modello innovativo di sostegno al settore privato in Africa tramite la valorizzazione delle diaspore. Esso è destinato a migranti africani imprenditori o aspiranti tali che vivono in Italia e intendono avviare una nuova impresa nei Paesi d´origine.
Si articola in un percorso formativo (sui temi della creazione d´impresa, accesso a strumenti di credito, strategie di marketing, rischi e opportunità del mercato africano) per favorire l´elaborazione di progetti imprenditoriali; in un fondo pilota di capitalizzazione, che investe nei progetti a più alto potenziale di sviluppo socio-economico; e in attività di assistenza tecnica ed accompagnamento nella fase di start-up.
In particolare MigraVenture prevede, per la prima volta, l´attivazione di un fondo di micro-capitalizzazione a favore delle migliori start-up africane, insieme a un percorso mirato di accompagnamento delle nuove imprese, sia in Italia che in Africa. È un modello innovativo che mira a sostenere lo sviluppo del settore privato in Africa, anche grazie alle competenze transnazionali della diaspora. A oggi, delle oltre cento proposte arrivate, MigraVenture ha finanziato dieci progetti grazie anche al contributo della Farnesina di 150 mila euro.
"Bisogna iniziare a rischiare insieme", ha affermato il viceministro Mario Giro, sottolineando che un simile modello "crea vera ricchezza stabile, aiuta i nostri imprenditori a trovare nuovi mercati e sviluppa il continente su un piede di pari dignità".
C´è chi sogna, come Cheikh Diop, di mettere su un´impresa agricola biologica nel suo villaggio natale, in Senegal, dopo avere allestito una cooperativa che produce yogurt bio a Roma. E c´è chi immagina la creazione di una scuola di formazione professionale di cinema e audiovisivo a Douala, capitale economica del Camerun dove ancora non esiste nulla del genere, come Pierre Sonna. O ancora, c´è chi come Ajibola Olwakemi Victoria, che sta per aprire un nido per bambini dai 3 mesi e i 5 anni in Lagos, Paese in forte crescita economica, dove a lavorare sono entrambi i genitori.
Sono alcuni dei progetti che stanno per concretizzarsi grazie a MigraVenture, che prevede, per la prima volta, l´attivazione di un fondo di micro-capitalizzazione a favore delle migliori startup africane, insieme a un percorso mirato di accompagnamento delle nuove imprese, sia in Italia che in Africa.
Nel dettaglio MigraVenture, programma lanciato 2016 dall´Organizzazione Internazionale delle Migrazioni in collaborazione con Etimos Foundation e finanziato dal ministero degli Esteri italiano, si rivolge a imprenditori, o aspiranti tali, che vivono in Italia e intendono avviare una nuova impresa o consolidarne una già esistente sul territorio dei rispettivi Paesi di origine, generando così occupazione e impatto socio-economico positivo nelle comunità interessate. Delle oltre cento richieste di finanziamento, sono 41 gli imprenditori in fase di formazione e 33 in fase di formazione, mentre 10 sono quelli che vedranno finanziate le loro idee dai partner del progetto tra cui Cooperazione italiana allo Sviluppo e Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
I settori sono soprattutto quelli agricolo, dei servizi, del digitale, del commercio e dell´energia, mentre i Paesi interessati sono 13 (Camerun, Senegal, Nigeria, Costa d´Avorio, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo, Guinea, Ghana, Kenya, Ruanda, Uganda, Togo e Mozambico).
Come ha spiegato Davide Libralesso, di Etimos, presentando i primi risultati del programma, "la rete di organizzazioni che promuove investimenti e progetti si basi eque e solidali, è quella di fare impresa insieme, condividendo il rischio con l´aspirante imprenditore, non più concedendo micro crediti, ma capitale di rischio diventando così soci di minoranza".
La dimensione media dell´investimento richiesto è di 57 mila euro, con un finanziamento massimo di 30 mila euro. A oggi il Ministero degli Affari Esteri di Roma ha stanziato 150 mila euro a sostegno del programma MigraVenture, il cui potenziale è di 2,3 milioni di euro movimentati.
Progetti, spiegano i promotori, che portano alla riduzione del povertà per le famiglie coinvolte, a una uguaglianza di genere - il 50% degli imprenditori o aspiranti tali formati dal progetto MigraVenture sono donne - e a un business rispettoso delle energie rinnovabili.
"Grazie a MigraVenture", ha detto Federico Soda, direttore dell´Ufficio coordinazione per il Mediterraneo dell´OIM, "ci ha consentito di consolidare un fondo di garanzia che abbiamo istituito per avviare le piccole start up. Un modello che sarà replicabile altrove".
"L´Africa non ha bisogno di aiuti, ma di sviluppo, bisogna trattarlo come tutti gli altri continenti. E in questo la Cooperazione italiana 2.0 può dare il suo contributo, "trasmettendo capacità imprenditoriale". Lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri, Mario Giro, chiudendo la presentazione dei primi risultati di MigraVenture.
Il modello italiano di piccole e medie imprese è "un sistema molto difficile e fragile, ma economicamente meno pesante e politicamente più viabile. Non è un modello perfetto ma è quello che possiamo offrire all´Africa", ha sostenuto Giro.
Lo confermano i dati che vedono nel 2016 l´Italia primo investitore europeo nel Continente con 11,8 miliardi di euro, "una novità che corrisponde a una scelta politica. Si può fare di più", ha sottolineato ancora il viceministro, esortando gli imprenditori ad andare oltre. "Per loro stesso interesse, devono passare dal vendere al produrre, che non è delocalizzare, ma internazionalizzarsi, aprendo filiali e cominciando a produrre anche all´estero".
Il 30% delle imprese italiane, ha ricordato Giro, sono internazionalizzate, "ma bisogna arrivare al 50% come in Germania. E l´Africa è il nostro dirimpettaio". Da qui nasce l´idea della joint venture, "come quella di MigraVenture che stiamo sperimentando".



Fonte: Redazione
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