11 Luglio 2020
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Ambasciata d´Italia presso Santa Sede dedica evento a canonizzazione del Beato Paolo VI

13-10-2018 11:49 - Vaticano
GD - Roma, 13 ott. 18 - In vista della canonizzazione del Beato Paolo VI, il diplomatico Pietro Sebastiani, Ambasciatore d´Italia presso la Sante Sede, ha promosso a palazzo Borromeo un evento, nel corso del quale è stato anche presentato il libro "Quel giorno a Gerusalemme. Da Paolo VI a Papa Francesco" di Massimo Milone, responsabile della redazione Vaticano della RAI. Tra i molti presenti, tra diplomatici e giornalisti, anche il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, che ha rivelato il grande desiderio di Papa Francesco di canonizzare il suo predecessore.
"Al tempo della canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II il Papa mi diceva sempre", ha raccontato il porporato, "spero di poter canonizzare anche Paolo VI". Un sogno che domani, domenica, si realizzerà.
L´ambasciatore Sebastiani, molto attento alla rilevanza che il Vaticano ha per l´Italia, ha detto che "È un onore accogliervi qui a Palazzo Borromeo, tutti stretti come in un aereo low cost, per la presentazione del volume ´Quel giorno a Gerusalemme. Da Paolo VI a Francesco´, che Massimo Milone ha redatto in vista della prossima canonizzazione di Papa Montini, pioniere dei viaggi apostolici".
Ed ha aggiunto: "Un Papa moderno, preconizzatore dei tempi, un uomo aperto senza riserve a quell´umanità e società
che stavano mutando velocemente dopo il doppio infarto dei due conflitti mondiali e della grande depressione.
Disse infatti nell´allocuzione dell´ultima sessione pubblica del Concilio, ´Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno [...] Si dirà che il Concilio più che delle divine verità si è occupato principalmente della Chiesa, della sua natura, della sua composizione, della sua vocazione ecumenica, della sua attività apostolica e missionaria´".
L´ambasciatore Sebastiani ha sottolineato che "Papa Montini, nel concludere i lavori della seconda sessione del Vaticano II il 4 dicembre 1963, aveva annunciato a sorpresa ai Padri conciliari il viaggio ormai imminente: «Vedremo quella terra veneranda da dove san Pietro è partito e nella quale nessun suo successore è mai tornato. Ma noi umilissimamente e per brevissimo tempo vi ritorneremo in spirito di devota preghiera, di rinnovamento spirituale,
per offrire a Cristo la sua Chiesa».
Ed ha poi messo in evidenza "L´importanza che per Giovanni Battista Montini ebbe il pellegrinaggio ai Luoghi Santi
è inserita nel suo testamento: «Alla Terra Santa, la Terra di Gesù, dove fui pellegrino di fede e di pace, uno speciale benedicente saluto».
Con il primo viaggio apostolico di un Pontefice nell´era moderna, in un luogo cruciale per la vita della Chiesa e non solo, si apre la stagione in cui si guarda al mondo con rinnovato slancio apostolico e missionario, per condurre la Chiesa conciliare su sentieri ancora da esplorare, ad incominciare dal dialogo ecumenico.
Un viaggio capace di suscitare, secondo Sebastiani, grazie anche ai mezzi di comunicazione di massa ed a straordinari inviati dell´informazione, una profonda partecipazione nei fedeli di tutto il mondo. Questa modalità di andare incontro al mondo, agli uomini, ci mostra come nella grande attenzione per la comunicazione, da Paolo VI a Francesco, si assista ad una vicinanza, ad una prossimità e ad una accoglienza che coniuga gesti e parole.
È presumibile, anche se impossibile da documentare, che ogni Papa abbia in realtà avuto il desiderio di andare pellegrino nella terra di Gesù. Parziali informazioni storiche ci riportano ai desideri irrealizzati di Gregorio VII, di Urbano II, di Pio II. Alcuni Papi sono stati in realtà in Terra Santa, però prima di essere eletti al Soglio di Pietro: è il caso di Urbano IV, eletto Papa nel 1261 quando era Patriarca di Gerusalemme, ma anche di Gregorio X e di Giovanni XXIII.
I pellegrinaggi dei Papi in oltre duemila anni di storia del cristianesimo si snodano solo nell´ultimo mezzo secolo:
tra il 1964 e il 2014.
Nel suo intervento il diplomatico italiano ha rilevato che "Da quella prima visita in Terra Santa, dal 4 al 6 gennaio 1964, sono stati 163 i viaggi apostolici compiuti esclusa l´Italia dai Pontefici e tutti, a parte Giovanni Paolo I, sono tornati in Terra Santa. Quello di Papa Montini fu un viaggio ecumenico, Ma non definibile come interreligioso. Fu Giovanni Paolo II, ad aggiungere nel 2000 quest´altro tassello costruito con pazienza e cura nel contesto dei "Pellegrinaggi giubilari".
Tassello poi rafforzato da Benedetto XVI nel 2009 e da Papa Francesco nel 2014 nel suo "pellegrinaggio di preghiera" in occasione del 50° anniversario dell´incontro a Gerusalemme tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora. Ma fu appunto importante il cammino ecumenico simboleggiato dallo storico abbraccio di Paolo VI con Atenagora, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, che rivolgendosi al Papa di Roma lo salutò chiamandolo «Santissimo Fratello in Cristo».
Dopo l´incontro privato papa Montini disse, con voce emozionata: "Le divergenze di ordine dottrinale, liturgico, disciplinare, dovranno essere esaminate a tempo e luogo. Ma ciò che fin d´ora può e deve progredire, è questa carità fraterna, ingegnosa nel trovare nuove forme in cui manifestarsi".
Al rientro a Roma definì quel viaggio storico «un colpo d´aratro che ha smosso un terreno indurito e ormai inerte,
e ha sollevato la coscienza di pensieri e di disegni divini che erano stati sepolti, ma non spenti, da una secolare esperienza storica, che ora sembra aprirsi a voci profetiche».
La delicata attenzione di Papa Montini per le periferie esistenziali in ogni latitudine del pianeta, ha detto ancora l´amb. Sebastiani, ha "traghettato nel mondo" la Chiesa uscita dal Concilio dialogando con la modernità senza fuggirla. È in fondo la Chiesa in uscita di Papa Francesco, la Chiesa sinodale chiamata a continuare a scrutare i segni dei tempi,
la Chiesa, unita e in uscita, compagna di viaggio invitata a continuare ad abitare le periferie esistenziali e favorire la cultura dell´incontro. Molti sarebbero i rimandi che mettono in luce una prossimità profonda tra i due Papi e che probabilmente emergeranno nel dibattito oggi.
"Pietro ritorna da dove è partito". A 50 anni di distanza Papa Francesco ha rinnovato, piantando due ulivi uno nel giardino della residenza del presidente Shimon Peres e l´altro nel Getsemani, lo stesso simbolo della pace che Paolo VI auspicò in quella terra a noi cara ed emblema di contraddizioni...dicendo "e l´ulivo è ancora lì, nel Getsemani" ha concluso Sebastiani.
A margine della presentazione del volume di Milone, con il Cardinale Becciu l´autorevole agenzia ACI Stampa ha parlato dell´attualità di Paolo VI. "Io posso dire che vogliamo i cattolici in politica, crediamo che l´appello di Paolo VI debba essere rinfrescato e messo in pratica. I nostri cattolici hanno latitato. Si spera che rendano vivo l´invito di Paolo VI a vedere nella politica la più alta forma di carità perché è un servizio, non una ricerca di potere. Oggi mancano uomini che siano veri credenti che trasferiscano i valori evangelici nella politica, di fare questo sforzo di mediazione: non di clericalizzare la politica ma di animarla, rispettando la laicità dello Stato", ha detto Becciu.
D.: Eminenza, da tempo però si confonde la laicità con il laicismo.
R.: Non dobbiamo confonderli. Anche in Francia stanno maturando il concetto di laicità, la chiamano laicità positiva, vedono del positivo nella religione per il bene della società. Non vuole essere clericalismo, con la Chiesa che vuole occupare posti di potere ma con i suoi uomini permeare di valori le istituzioni: la generosità, il servizio, la disponibilità. E poi il dare attenzione ai più deboli.
D.: Paolo VI in tutto questo è un modello, soprattutto adesso che sarà canonizzato?
R.: Certo. Diventa santo perché ad esempio lui da giovane prete ha fondato la FUCI, è lui che ha formato quel gruppo di cattolici che poi sono diventati la classe dirigente d´Italia. Li aveva plasmati da giovane. Ai tempi dell´Humanae Vitae per Paolo VI fu il tracollo totale in termini di popolarità, ma quando andiamo controcorrente non siamo popolari. Papa Francesco ne è cosciente e fin dall´inizio mi diceva: vedrai che la Francescomania cadrà prima o poi, ma è destino di ogni Papa: sono Vicari di Gesù Cristo e devono ´rassegnarsi´ ad essere come Lui".


Fonte: Redazione
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