06 Luglio 2020
[]
[]
News
percorso: Home > News > Economia

Ambasciata USA per ora non traslocherà a Gerusalemme

02-06-2017 16:15 - Economia
Veduta panoramica di Gerusalemme
Veduta di Gerusalemme
Washington, 2 giugno 2017 - Il presidente Trump per ora disattenderà le richieste di Israele per il trasloco della sede diplomatica USA. Facendo così salire di nuovo la tensione dei rapporti internazionali in uno scacchiere geopolitico molto tormentato ed esplosivo. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso che non darà disposizioni perchè si realizzi lo spostamento dell´ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, nonostante le pressioni israeliane. Come hanno fatto finora tutti i suoi predecessori, Trump ha infatti firmato un rinvio di sei mesi nell´applicazione del Jerusalem Embassy Act, la legge del 1995 che prevede per l´appunto lo spostamento della missione diplomatica a Gerusalemme. Si tratta di una battuta d´arresto nei confronti di una delle promesse più ripetute nel corso della campagna elettorale per le presidenziali dello scorso anno. La rinuncia temporanea sarebbe stata decisa per non turbare "le possibilità di negoziare un accordo di pace tra Israele e palestinesi".
Secondo fonti americane si tratta solo di una questione di tempo e il trasloco prima o poi verrà effettuato. Il terreno dove erigere il nuovo compound dell´ambasciata è già stato acquistato. Il fatto è che "il Presidente non ritiene che questo sia il momento giusto" per disporre il trasloco.
La firma in calce al decreto di sospensione è stata apposta giovedì 1° giugno, ossia l´ultimo giorno utile. Altrimenti l´ordine di muovere ambasciatore e personale diplomatico a Gerusalemme sarebbe divenuto automaticamente un obbligo di legge. La mossa non è stata accolta con entusiasmo da parte israeliana ed una dichiarazione dell´ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu termini sottolinea che il processo di pace in questo modo viene semmai indebolito.
"La nostra posizione, da sempre, è che l´ambasciata USA e come pure quella di ogni altro Paese deve essere collocata a Gerusalemme, eterna capitale d´Israele", ha ribadito lo staff di Netanyahu, secondo il quale "tenere le ambasciate fuori della capitale allontana la pace perché alimenta le fantasie da parte palestinese che il popolo e lo stato ebraico non abbiano niente a che fare con Gerusalemme".
Al contrario, da parte dell´Autorità Palestinese si reagisce con malcelata soddisfazione e la decisione viene definita "un passo importante e positivo" che "dà una possibilità in più alla causa della pace". Tanto che Hussam Zomlot, rappresentante diplomatico dell´ANP a Washington, ha detto di essere "pronto a partire con il processo di consultazioni con il Governo americano perché abbiamo ogni intenzione di raggiungere una pace che sia giusta e duratura".
Secondo le ricostruzioni della stampa israeliana, gli ultimi giorni hanno visto un´attività frenetica da parte israeliana affinché la sospensione del Jerusalem Embassy Act non venisse confermata. Lo stesso Netanyahu in persona avrebbe avuto numerosi contatti con David Friedman, il neo-nominato capomissione statunitense, affincheé esercitasse le dovute pressioni su Trump e facesse in modo che le promesse della campagna elettorale venissero esaudite, muovendo tutto a Gerusalemme. Del resto lo stesso Friedman, che è uno degli avvocati di Trump e notoriamente vicino alla destra israeliana, in passato si è espresso spesso in favore di questa soluzione.
Nei fatti il governo di Washington ha preferito prestare orecchio ad Abu Mazen, il presidente dell´Autorità Nazionale Palestinese, e ai leader del mondo arabo che prevedevano il precipitare della situazione, se fosse stato dato seguito a quanto affermato da Trump prima di diventare presidente.
"E ora di porre fine a questa farsa", ha tuonato dai microfoni della radio delle forze armate israeliane il ministro delle infrastrutture Yuval Steinitz, "quando Trump è venuto in Israele non è andato certo a Tel Aviv, ma è andato a Gerusalemme". La decisione pilatesca di Washington però non era del tutto inaspettata, dal momento che dietro le quinte l´Amministrazione Trump aveva già fatto intendere che si sarebbe esercitato a riguardo una certa dose di prudenza. Intanto l´anniversario della Guerra dei Sei Giorni passerà senza che Israele possa festeggiare il nuovo successo diplomatico.






Fonte: Redazione
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]

Realizzazione siti web www.sitoper.it
close
ACCEDI

NON SONO REGISTRATO

crea account