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L'UE e la Nuova Zelanda siglano un nuovo accordo di libero scambio

20-07-2023 12:52 - Opinioni
GD - Roma, 20 lug. 23 - Fin dalle sue origini, l’Unione Europea ha sempre perseguito lo scopo di creare un mercato unico in cui vi fosse una completa e libera circolazione dei prodotti, senza diritti doganali o tasse per le esportazioni e le importazioni. Oggi, settant’anni dopo il primo trattato istitutivo, l’Unione Europea ha creato un mercato unico per i Paesi membri, in cui è permessa non solo la libera circolazione di merci e capitali, bensì anche dei lavoratori e delle persone, avendo come punto cardine del proprio statuto costitutivo la volontà di creare unione tra i popoli, promuovendo “coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri”.
Tuttavia, la creazione di un unico mercato interno è solo uno degli obiettivi portati avanti dall’Unione Europea, che gestisce anche le relazioni con paesi terzi tramite la sottoscrizione di accordi commerciali volti sia a favorire migliori opportunità di scambio, sia a superare le barriere e i dazi doganali internazionali, oltre che a promuovere i principi e i valori europei quali democrazia, diritti umani, ambiente e diritti sociali di parità e uguaglianza.
Nel corso degli anni l'UE ha concluso molti accordi commerciali con Stati che vanno dal Giappone, al Messico, al Cile, fino a giungere agli ultimi accordi siglati lo scorso 9 luglio con la Nuova Zelanda, che fanno sì che la cooperazione economica perseguita dall’Unione Europea sia giunta fino alla lontana Oceania.
Gli accordi di libero scambio firmati con la Nuova Zelanda, i cui negoziati erano aperti da quattro anni, hanno come scopo l'inizio di una nuova era di crescita economica sostenibile e responsabile. In particolare, gli accordi prevedono l’accesso della Nuova Zelanda alle strutture di governance comunitarie. Viene così aperta la partecipazione del Paese ai programmi di ricerca e di innovazione promossi dall’Unione Europea, soprattutto quelli legati ai cambiamenti climatici e alla neutralità in termini di emissioni di carbonio; ma anche in altri settori, quali i megadati, l’agricoltura di precisione, l’energia sostenibile, la ricerca sismica e l’innovazione industriale.
Oltre alla cooperazione in ambito scientifico e di sviluppo, la parte economico-commerciale degli accordi è senz'altro la più ambiziosa: dopo l’approvazione da parte del Parlamento Europeo e la ratifica di ambo le parti, questo accordo porterà importanti innovazioni in merito. In particolare, si prevede l’eliminazione di tutti i dazi sulle esportazioni dall’Unione europea - principalmente manufatti - alla Nuova Zelanda, ma anche sulle importazioni delle merci da Wellington, costituite prevalentemente da prodotti agroalimentari (vino, frutta e carne). In questo modo le aziende europee potranno risparmiare circa 140 milioni di euro all’anno in dazi commerciali e avere accesso al mercato dei servizi finanziari, delle telecomunicazioni, del trasporto marittimo e degli appalti pubblici, che vale circa 60 miliardi di euro all’anno.
Si prevede, nei prossimi anni, una crescita del commercio tra le due entità di circa il 30%, oltre a una facilitazione dell'accesso per le compagnie europee alle opportunità offerte dalla Penisola, con un potenziale aumento - fino all'80% - degli investimenti comunitari in Nuova Zelanda.
La Nuova Zelanda, dal canto suo, ha la possibilità di espandere i propri investimenti nel mercato unico europeo aumentando le esportazioni, che già costituivano una parte importante dell’economia del Paese, con un valore di 1,8 miliardi di dollari. L’accordo, inoltre, agevola le esportazioni delle piccole e medie imprese rimuovendo numerosi ostacoli burocratici relativi soprattutto allo spostamento delle merci e promuovendo, quindi, la cooperazione e lo sviluppo commerciale e industriale di entrambi i Paesi.
In ultima istanza, ma non di minore importanza, il trattato include anche impegni relativi al rispetto dell’Accordo sul clima di Parigi, prevedendo sanzioni in caso di violazione degli obblighi e facendo, come affermato anche dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, “da apripista” nella storia degli accordi commerciali, in linea con l’obiettivo UE di essere una guida del sistema internazionale nel processo di transizione ecologica.

Elisa Modonutti
Area Tematica “Unione Europea" Mondo Internazionale Post


Fonte: Elisa Modonutti
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