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Covid-19: amb. Varricchio, «rete diplomatica utile a italiani negli USA»

03-04-2020 18:53 - Ambasciate
GD – Washington DC, 3 apr. 20 – Il quotidiano “La voce di New York” ha intervistato l'Ambasciatore d'Italia a Washington DC, Armando Varricchio, che ha spiegato come la rete diplomatica italiana può aiutare i cittadini italiani negli Stati Uniti.
Varricchio - «Abbiamo creato da diverse settimane in ambasciata una task force incaricata di seguire l’evolversi della situazione negli Stati Uniti ed assistere, in coordinamento con la rete consolare, rapidamente ed efficacemente, i nostri concittadini che sono tantissimi. Negli ultimi giorni abbiamo lavorato per mantenere aperto un collegamento diretto di Alitalia tra New York e Fiumicino, abbiamo assistito tanti giovani che si trovavano negli Stati Uniti per programmi di studio e tante persone in vacanza su navi da crociera. Ma soprattutto abbiamo ascoltato la voce di tanti concittadini in difficoltà. Voglio sottolineare con tutti i vostri lettori che siamo qui per loro».
Sono oltre 270 mila i cittadini italiani ufficialmente residenti negli Stati Uniti, cioè iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Ma ovviamente è una stima in difetto, gli italiani che vivono, lavorano, studiano e viaggiano in America durante l’anno saranno molti di più. Probabilmente vicini al mezzo milione.
Per questa gravissima crisi del Covid-19, alcuni di questi connazionali, residenti permanenti o meno, nelle ultime settimane avevano preso la decisione di tornare in Italia, sia per sentirsi vicino ai propri cari nel momento di grande incertezza della pandemia che si accaniva soprattutto al Nord d’Italia ma anche perché in molti avevano capito che qui negli Stati Uniti la situazione andava a peggiorare e probabilmente sarebbe potuta diventare presto, soprattutto nelle grandi città, anche più pericolosa che in patria. Ma la stragrande maggioranza è rimasta a New York, a Los Angeles, a Chicago, a Boston e tante altre città grandi e piccole, e sappiamo che molti tra questi nostri concittadini stanno leggendo in questo momento queste righe.
Mentre molti di noi restano chiusi in casa da giorni e chi può riesce magari a lavorare a distanza grazie a internet, all’Ambasciata d’Italia a Washington DC e nei consolati sparsi negli Stati Uniti come quello di Park Avenue a New York, i diplomatici e gli impiegati fanno i turni a rotazione per assicurare il servizio di assistenza ai cittadini italiani. Ma cosa dovrebbe esattamente fare un cittadino italiano che avesse in questo momento bisogno di aiuto e assistenza mentre si trova a New York, come a Chicago, Boston, Los Angeles o Miami o in qualunque altro dei 50 stati degli USA? In questi drammatici giorni in cui il coronavirus avanza facendo dell’America del Nord il continente più contagiato del mondo, abbiamo pensato di chiederlo alla persona più adatta a rispondere a certe domande, a colui quindi che ha la maggiore responsabilità su tutti i diplomatici e gli impiegati che lavorano per la Repubblica italiana negli USA: l’Ambasciatore Armando Varricchio.
D.: Innanzitutto ambasciatore lei e la sua famiglia come state? E lo staff all’ambasciata? Lavorate da casa? Qualcuno è risultato positivo al coronavirus tra i diplomatici e gli impiegati?
Varricchio - «Sia la mia famiglia che lo staff dell’ambasciata stanno bene. Da qualche giorno ormai ci siamo attrezzati con il telelavoro, pur mantenendo l’operatività dell’ambasciata attraverso un sistema di turni. In queste ore difficili i nostri pensieri vanno ai nostri concittadini. Ai medici, agli infermieri, ai membri delle forze dell’ordine ed ai volontari in prima linea, e a tutti quanti stanno compiendo grandi sacrifici per aiutare l’Italia intera a superare questa emergenza. Noi, come servitori dello Stato, insieme a tutta la rete diplomatico-consolare negli USA, stiamo assistendo i tanti italiani che, qui negli USA, si trovano in difficoltà a seguito della diffusione del virus. È il nostro contributo in una crisi che ci vede tutti coinvolti, uniti ai nostri connazionali che si trovano in Italia».
D.: Il presidente Trump ha annunciato 100 milioni di dollari di aiuti per l’Italia dicendo «Giuseppe sarà contento» in conferenza stampa riferendosi al nostro premier Conte. Siamo in effetti tutti contenti, eppure questi aiuti forse arrivano in ritardo, infatti proprio il giorno prima alla Casa Bianca un giornalista aveva chiesto a Trump come mai stessero arrivando prima quelli da Cuba, della Russia, della Cina? Lei che ne pensa?
Varricchio - «L’annuncio del presidente Trump è dimostrazione tangibile della grande amicizia che da sempre lega in maniera indissolubile i nostri due Paesi, le nostre democrazie e i nostri popoli. Prima ancora delle dichiarazioni del presidente, il Dipartimento di Stato e il Pentagono avevano annunciato aiuti destinati all’Italia. E non dimentichiamo le donazioni e i contributi forniti dalle imprese americane, che hanno superato i 21 milioni di €, e le iniziative di organizzazioni non governative americane. L’Italia è grata a tutti i Paesi che hanno fornito assistenza, ma il rapporto con l’America è speciale e ci riporta con la memoria a pagine indimenticabili della nostra storia. Noi Italiani non dimentichiamo».
D.: E dall’Europa? Secondo lei ambasciatore, l’Europa sta aiutando l’Italia come dovrebbe o anche l’UE è in ritardo?
Varricchio - «Molti Paesi europei stanno aiutando l’Italia. Anche la NATO sta sostenendo il nostro Paese. Sono fiducioso che l’Unione Europea e gli Stati membri sapranno raccogliere questa sfida. Da come risponderemo dipenderà la salute dei nostri cittadini, delle nostre democrazie e di quella casa comune europea, che abbiamo costruito insieme e che nel corso di più di 60 anni anni ha costituito un baluardo di stabilità, sicurezza e progresso».
D.: Se gli italo-americani e gli italiani d’America volessero aiutare l’Italia in questo momento, cosa e come devono fare?
Varricchio - «L’ambasciata, insieme alla Fondazione Italian Scientist and Scholars in North America, ha lanciato la campagna di raccolta fondi #ItalyStayStrong attraverso GoFundMe. I contributi raccolti saranno devoluti a tre istituti medici e di ricerca che sono in prima linea nel contrasto al Coronavirus e continuano a combattere incessantemente la pandemia: l’Istituto Nazionale Lazzaro Spallanzani per le malattie infettive a Roma; l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e l’Ospedale Cotugno di Napoli. Ci prefiggiamo di raccogliere mezzo milione di Dollari. Le donazioni sono interamente deducibili fiscalmente. Ogni contributo, anche piccolo è benvenuto».
D.: Ambasciatore probabilmente gran parte del suo lavoro e quello del suo staff, come quello delle rappresentanze consolari sparse negli USA e direi soprattutto a New York, è molto concentrato sull’assistenza e sicurezza dei cittadini italiani negli USA in questo momento. Quanti sono i cittadini italiani negli Stati Uniti? Quanti di loro vorrebbero tornare in Italia? In quanti contattano giornalmente?
Varricchio - «Assolutamente. Abbiamo creato da diverse settimane in ambasciata una task force incaricata di seguire l’evolversi della situazione negli Stati Uniti e assistere, in coordinamento con la rete consolare, rapidamente ed efficacemente, i nostri concittadini che sono tantissimi, tra persone regolarmente iscritte all’AIRE e visitatori temporanei. Negli ultimi giorni abbiamo lavorato per mantenere aperto un collegamento diretto di Alitalia tra New York e Fiumicino, abbiamo assistito tanti giovani che si trovavano negli Stati Uniti per programmi di studio e tante persone in vacanza su navi da crociera. Ma soprattutto abbiamo ascoltato la voce di tanti concittadini in difficoltà. Voglio sottolineare che siamo qui per loro. Controllate con regolarità il sito dell’Ambasciata e dei Consolati e non esitate a contattarci. L’Ambasciata e i Consolati a Boston, Chicago, Detroit, Filadelfia, Houston, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco sono ‘on call’».
D.: Avete notizie di quanti italiani siano ricoverati in condizioni gravi?
Varricchio - «Al momento non abbiamo notizie di cittadini italiani ricoverati in gravi condizioni. È una eventualità che speriamo non si verifichi, ma per la quale dobbiamo essere pronti».
D.: In questi casi, per un cittadino italiano che si trova negli USA temporaneamente, magari per studio, lavoro, o turismo ed è rimasto bloccato nel mezzo della pandemia, voi che consigli dareste? Le assicurazioni sanitarie di viaggio, in questo momento sono utili? Insomma si può andare in ospedale oppure rischiano, con il coronavirus, anche di avere conseguenze finanziarie disastrose?
Varricchio - «Non è semplice consigliare cosa fare in una situazione che presenta profili molto diversi dalle crisi che la comunità internazionale e i singoli Paesi si sono trovati ad affrontare in passato. Per chi si trova qua temporaneamente è imperativo salvaguardare la propria salute. Ma è altrettanto fondamentale non incorrere nella scadenza del titolo di ingresso, sia esso un ESTA o un visto, e seguire le indicazioni e linee guida del Governo Federale, a cominciare da quelle emesse dai Centers for Disease Control and Prevention (che forniscono anche utili indicazioni nel caso in cui si abbiano sintomi da Covid-19), e le decisioni e ordinanze dei singoli Stati. Non sono in una posizione per esprimermi sulla questione delle polizze assicurative che variano da caso a caso».
D.: Ci può dire se, in questo momento, sia meglio per i cittadini italiani restare negli USA o tornare in patria?
Varricchio - «Come dicevo prima, la scelta di tornare in Italia è personale e può dipendere da molti fattori. A ciò si aggiunga che non è facile prevedere l’evoluzione della situazione negli USA nei prossimi giorni e settimane. Da parte mia ricordo la necessità di evitare la scadenza del titolo di ingresso per chi si trova negli USA e le recenti disposizioni del Governo italiano che hanno circoscritto le motivazioni che giustificano un rientro in Italia a ragioni di ‘urgenza assoluta’».
D.: Se qualche cittadino italiano volesse tornare, voi come potete assisterlo?
Varricchio - «Sul nostro sito www.ambwashingtondc.esteri.it abbiamo pubblicato tutte le informazioni necessarie per assistere i nostri concittadini nelle loro scelte. Ma incoraggio chiunque abbia dei dubbi o quesiti aggiuntivi a non esitare a scriverci a questo indirizzo: washington.emergenza@esteri.it ».
D.: Ambasciatore, lei cosa prevede per le prossime settimane? Potrebbe la situazione negli USA, soprattutto nelle grandi città come New York, diventare addirittura peggio che in Nord Italia?
Varricchio - «L’amministrazione Trump ha deciso di estendere l’applicazione delle linee guida contro la diffusione del virus fino al 30 aprile. New York registra quasi la meta’ di tutti i casi a livello nazionale e sono ormai oltre 30 gli Stati che hanno deciso di adottare delle policy restrittive degli spostamenti (“stay at home orders”). Il mio auspicio è che le misure prese dall’Amministrazione federale e dai singoli stati consentano agli Stati Uniti di contenere il contagio e limitare al massimo il numero di decessi. Ma dobbiamo essere pronti a qualunque evenienza».
D.: Un ultimo consiglio dell’ambasciatore Varricchio ai cittadini italiani in America?
Varricchio - «Seguite le indicazioni delle autorità locali, statali e federali. Ricordatavi che la prevenzione e la vostra salute cominciano da voi. E, soprattutto, ricordatevi che l’Ambasciata d’Italia negli USA e la rete diplomatico-consolare sono qui per assistervi».
L’ambasciata d’Italia a Washington, insieme alla rete di sedi consolari sparsa negli Stati Uniti, ha lanciato una raccolta fondi con l’ISSNAF tramite GoFundMe per aiutare gli ospedali italiani.
Questo è il link https://www.gofundme.com/f/fundraising-to-benefit-italian-hospitals
L’ambasciata d’Italia a Washington, insieme alla rete di sedi consolari sparsa negli Stati Uniti, ha lanciato una raccolta fondi con l’ISSNAF tramite GoFundMe per aiutare gli ospedali italiani.
Questo è il link https://www.gofundme.com/f/fundraising-to-benefit-italian-hospitals

di Stefano Vaccara


Fonte: La Voce di New York
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