Festival Diplomazia: numeri da record per la 17ª edizione
03-11-2026 18:17 -
GD - Roma, 3 nov. 26 – Si conclude con numeri da record la 17ª edizione del Festival della Diplomazia, la manifestazione che per nove giorni ha trasformato la Capitale nel centro del dibattito geopolitico globale. Incentrata sul tema "What's Next? Running on the Edge", l'edizione 2026 ha infatti fatto registrare numeri record, confermandosi come uno dei principali forum internazionali dedicati alla geopolitica e alle relazioni internazionali. Il bilancio e i numeri dell'edizione 2026 - La rassegna si congeda con uno straordinario consuntivo di partecipazione e impatto culturale. Nel corso della nove giorni romana sono state registrate oltre 10.200 presenze complessive agli appuntamenti dal vivo, articolati in un denso programma di 128 eventi distribuiti nei luoghi simbolo e nelle sedi istituzionali della Capitale. I dibattiti hanno visto il contributo di 420 relatori di profilo internazionale, tra i quali spicca la partecipazione di 50 ambasciatori, mentre 36 dirette streaming hanno garantito una capillare copertura digitale. Il Festival ha inoltre registrato un'apertura straordinaria alla cittadinanza attraverso 12 residenze diplomatiche e ambasciate accessibili al pubblico, consolidando al contempo un forte legame con il mondo accademico grazie al coinvolgimento attivo di 7 Università romane nei workshop e nei panel dedicati alle nuove generazioni. Nel tracciare il bilancio conclusivo, il Segretario Generale e fondatore Giorgio Bartolomucci ha voluto ringraziare la vasta comunità istituzionale, accademica e i partner strategici che hanno sostenuto l'iniziativa: «Un successo reso possibile grazie al lavoro corale con il Ministero, le eccellenze diplomatiche, le università e i nostri partner storici, che in settori chiave – dalla cultura con la Regione Lazio all'industria, fino alla cooperazione internazionale – hanno creduto nella forza del dialogo». L'ultima giornata: dai giovani alla geopolitica della ricostruzione. La giornata conclusiva del Festival ha visto alternarsi dibattiti di primo piano sui grandi scenari globali. All'ambasciata del Portogallo presso la Santa Sede (a Villa Lusa), il panel "From Lisbon to Seoul" ha messo al centro la "diplomazia della speranza" e il cammino verso la GMG 2027. L'amb. Maria Amélia Maio de Paiva ha spronato i giovani a essere «gli architetti e gli artigiani della pace», mentre l'ambasciatore della Repubblica di Corea Hyung-sik Shin ha sottolineato il valore simbolico di lanciare un messaggio di riconciliazione da una terra ancora segnata dalla divisione. L'evento ha visto anche gli interventi di Daniele Bruno, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù e di Don Riccardo Pincerato della CEI sul valore della corresponsabilità giovanile. A Palazzo Valentini, l'attenzione si è spostata sul futuro dell'Europa e del conflitto ucraino. L'amb. Aldo Amati ha analizzato le prospettive negoziali e il post-guerra: «Fare pressione non basta; senza una reale iniziativa diplomatica, il rischio di una guerra d'attrito prolungata è alto». Riguardo alle sfide finanziarie future, Amati ha aggiunto: «Quando la guerra sarà finita, l'Europa troverà estrema difficoltà a reperire i fondi per la ricostruzione dovendo tutelare le priorità interne. La mia previsione è che sarà la Cina a farsi carico della ricostruzione dell'Ucraina». Nel suo intervento finale, l'amb. Giampiero Massolo ha tracciato la sintesi dell'intera rassegna: «In un momento complesso come questo, la politica e gli analisti hanno il dovere di spiegare chiaramente le cose come stanno all'opinione pubblica. Il valore aggiunto del Festival sta proprio nel costruire consapevolezza. Questa manifestazione rappresenta un unicum straordinario, nato e cresciuto a Roma, che non ha eguali nel mondo».