Russia: a Putin serve un intermediario per provare a ottenere qualcosa

26-10-2026 19:07 -

GD - Roma, 26 ott. 26 - Il presidente russo Vladimir Putin ha bisogno di un intermediario per provare a ottenere qualcosa. È così: lo Zar deve affidarsi a un negoziatore per tentare di ottenere un vantaggio nelle trattative con l'Ucraina e preparare il popolo russo ai risultati di questa ennesima discussione sulla fine del conflitto. Il suo obiettivo è procurarsi un vantaggio negoziale e, per farlo, ha affidato ad Andrei Olegovich Bezrukov, un colonnello in pensione dei servizi segreti russi e consigliere dell'amministratore delegato di Rosneft, di guidare le trattative.
Intervenendo al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Bezrukov ha dichiarato che la Russia probabilmente "rimarrà in stato di guerra e coinvolta in conflitti globali per almeno i prossimi due decenni". Ha affermato che il Paese si trova in quella che ha definito “la prima fase di una guerra mondiale", prevedendo una seconda ondata di scontri globali paragonabile ai conflitti del ventesimo secolo.
Bezrukov non spiega perché si dovrebbe verificare "uno stato di guerra costante", né perché questo “dovrebbe diffondersi al resto del mondo"‚ visto che in quattro anni e mezzo il conflitto non si è allargato, rimanendo confinato entro i territori ucraino e russo in seguito alla risposta di Kyiv ai bombardamenti di Mosca. Non chiarisce le ragioni di tale ipotetico scenario, ma si limita a sostenere che accadrà e che coinvolgerà l'intero pianeta, persino l'Estremo Oriente.
Ricorre inoltre a tattiche allarmistiche, come l'ipotesi che in questo conflitto allargato possa essere impiegata la guerra batteriologica, ma senza mai fornire argomenti a supporto delle sue affermazioni.
Il suo discorso appare più politico che militare o economico, e molto probabilmente riflette le direttive ricevute dal Cremlino e rivolte sia ai Paesi occidentali sia alla popolazione russa, provata dalle difficoltà della guerra. Partendo da queste premesse, Bezrukov ha esortato Mosca a ristrutturare l'economia e i sistemi statali per dare priorità alla “militarizzazione a lungo termine e alla prontezza difensiva", parallelamente allo sviluppo.
In sostanza Bezrukov sta anche ammonendo i Paesi occidentali a prepararsi a sostenere decenni di conflitto. Si tratta, a quanto pare, di un tentativo goffo per migliorare la posizione negoziale della Russia, cercando di intimidire l'Occidente e di superare lo stallo attuale, che vede Mosca in una posizione di grande debolezza.
Gran parte del potere contrattuale detenuto in passato dalla Russia è svanito; ecco perchè i negoziatori cercano di terrorizzare l'Europa e gli Stati Uniti, agitando lo spettro di una guerra ventennale, e allo stesso tempo informano i cittadini russi, duramente provati dal carovita e dall'aumento dei beni di consumo, che il conflitto non finirà presto e che si dovrà continuare a combattere negli anni a venire.
Putin sa già di non poter ottenere l'accordo che desidera e, per questa ragione, vuole far intendere di essere disposto a portare avanti una guerra sconsiderata ancora a lungo. Fa infatti riferimento a un'economia di guerra per il prossimo futuro, qualora non si riuscisse a raggiungere l'intesa sperata.
Se il Piano A di Putin è quello di ottenere la resa dell'Ucraina, non funziona. Allora questo è il suo Piano B: terrorizzare il mondo. Perché la Russia non ha altre carte negoziali da giocare e non si intravedono margini per ribaltare la situazione sul campo di battaglia.
Forse è per queste ragioni che Mãris Andžãs, direttore del Centro di Studi Geopolitici della Lettonia, ha affermato che “l'Ucraina sta combattendo contro uno zombie". Le sue osservazioni non ricalcano le consuete analisi sull'andamento del conflitto e su chi, al momento, abbia la meglio. L'analista ha sottolineato che la Russia è e sarà più difficile da indebolire di quanto molti credano, proprio perché non è un Paese come gli altri.
Egli ritiene che Putin e le sue forze di sicurezza reprimeranno qualsiasi disordine o opposizione alla guerra. Cosa che per altro avviene da quando è cominciato il conflitto. Chi si è opposto è stato escluso dalle candidature pubbliche, incarcerato o eliminato.
Nonostante una repressione sempre più palese e feroce, tuttavia, il sostegno alla linea di Putin sta diminuendo: più della metà della popolazione ritiene che la guerra debba essere conclusa. E questa percentuale cresce a ogni rilevazione, compresi i sondaggi sponsorizzati dallo Stato.
Andžãs ha evidenziato che, non essendo in grado di provvedere a se stessa, la Russia è ormai totalmente dipendente dalle forniture “dual-use" e dal sostegno finanziario della Cina, mentre la Corea del Nord fornisce armi e soldati, e in passato l'Iran ha fatto lo stesso con i droni e altri armamenti.
Cosa intendeva, dunque, l'esperto lettone definendo la Russia uno “zombie"? Ha spiegato che il Paese continua a muoversi pur essendo morto o ferito a morte, esattamente come accade nei film con i non-morti.
Per queste ragioni, Andžãs incoraggia l'Europa e l'Occidente a proseguire, se non addirittura a intensificare, il proprio sostegno all'Ucraina.
Mentre Putin e il suo entourage cercano di preparare il popolo russo a ciò che l'attende, poiché la guerra, le sanzioni e il conseguente disastro economico dureranno per i prossimi decenni, e i cittadini russi dovranno continuare a pagarne il prezzo.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale


Fonte: Ciro Maddaloni