Ucraina: amb. Brusylo, “diesel russo trappola per Trump, Europa impari a difendersi”

24-10-2026 17:26 -

GD - Roma, 23 ott. 26 - Quarantamila tonnellate di diesel russo dirette verso gli Stati Uniti: per l'ambasciatore ucraino a Roma, Ihor Brusylo, non sono tanto una questione energetica quanto un'operazione geopolitica.
Il primo carico previsto dall'accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin, osserva il diplomatico di Kyiv, equivale a meno di due ore del consumo americano. Un contributo trascurabile per il mercato statunitense, ma un segnale politico potenzialmente molto più importante.
“La Russia non sta cercando di vendere diesel, ma influenza”, avverte il diplomatico. E dietro quello che viene presentato come un conveniente accordo commerciale intravede il tentativo del Cremlino di ridisegnare le relazioni tra le grandi potenze, marginalizzando l'Europa.
È uno dei passaggi più significativi del lungo e vivace confronto che ha visto protagonista Brusylo, già vicecapo dell'Ufficio del presidente Volodymyr Zelensky e da marzo ambasciatore in Italia, nella sede dell'Associazione della Stampa estera a Roma, in occasione del XVII Festival della Diplomazia.
A interrogarlo, davanti a Patricia Thomas, presidente Associazione Stampa Estera, sono stati soprattutto gli studenti: italiani, ucraini, georgiani, moldavi, kazaki, turchi, bulgari, ma anche giovani provenienti da Taiwan e dalle Filippine. Una platea internazionale che ha trasformato l'incontro in qualcosa di diverso dalla tradizionale conversazione diplomatica, affrontando senza particolari cautele i temi più controversi della guerra, del ruolo americano e delle prospettive di pace.
Il primo tema è proprio l'accordo energetico tra Washington e Mosca.
L’amb. Brusylo ne contesta innanzitutto la convenienza economica. Il carico iniziale di circa 300 mila barili, ha ricordato, va confrontato con un consumo americano quotidiano di circa quattro milioni di barili di diesel. “Ne vale davvero la pena?”, si domanda il diplomatico, lasciando intendere che il valore dell'operazione vada cercato altrove.
Alla successiva domanda di uno studente sulle implicazioni per l'alleanza transatlantica, la risposta si fa ancora più esplicita. Secondo l'ambasciatore, la strategia russa è “spingere gli Stati Uniti fuori da questa parte del mondo”, indebolendo dall'interno il rapporto tra Washington e le capitali europee. Mosca, sostiene, considera l'Europa l'anello debole dell'Occidente e cerca di convincere l'amministrazione americana a ragionare secondo una logica di sfere d'influenza, nella quale il Vecchio Continente non avrebbe più un ruolo autonomo.
“È una trappola”, avverte ancora Brusylo. “Non è un accordo commerciale, è un gioco politico”. E il rischio per gli Stati Uniti sarebbe quello di compromettere l'autorità e l'influenza internazionale esercitate per oltre ottant'anni, dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Il diplomatico evita tuttavia di trasformare questa analisi in un attacco frontale a Trump. Al contrario, ribadisce di considerare gli Stati Uniti indispensabili per qualsiasi soluzione negoziata. “La pace non è ancora possibile senza l'America”, afferma, richiamando il peso delle risorse finanziarie, delle tecnologie e dell'industria militare statunitense.
E aggiunge di non credere che Washington DC finirà per abbandonare la questione ucraina, che è in realtà una sfida all'intero ordine internazionale.
L'Europa ha avuto quasi cinque anni per prepararsi. Se l'ambasciatore di Kyiv usa prudenza nei confronti della Casa Bianca, è assai meno indulgente nel giudizio sulle responsabilità europee.
“La Russia vede l'Europa come l'anello più debole”, osserva, anche perché il sistema democratico europeo, fondato sul consenso e sull'alternanza dei governi, offre al Cremlino occasioni continue per cercare di dividerlo.
Ma è soprattutto il tempo trascorso dall'invasione a pesare nella sua riflessione. “L'Ucraina ha garantito all'Europa quattro anni e mezzo, quasi cinque, per prepararsi”, sostiene Brusylo. Un periodo che avrebbe dovuto consentire agli Stati europei di rafforzare la propria capacità di difesa e di acquisire una maggiore autonomia strategica.
Le risorse, osserva, non mancano: capitali, competenze, capacità industriali e tecnologiche. Quello che serve è la consapevolezza che, nel mondo che sta emergendo, la forza economica non basta più a garantire influenza politica.
L'ambasciatore torna più volte su questo punto: la sicurezza non è una voce di spesa alternativa alla prosperità, ma la sua precondizione.
A uno studente italiano che gli chiede se Trump e Putin stiano mostrando visioni convergenti, risponde invitando a concentrarsi sulla capacità europea di difendere scuole, ospedali e infrastrutture. “Che cosa potete fare se non siete in grado di proteggere le vostre scuole e i vostri ospedali?”, domanda.
E ricorda che in Ucraina i bambini sono costretti a studiare nei rifugi sotterranei: una condizione che rende molto concreta una questione spesso affrontata in Europa in termini astratti.
La difesa europea, conclude, dovrebbe diventare un obiettivo condiviso indipendentemente dal colore politico dei governi. Regno Unito e Germania, a suo giudizio, stanno comprendendo questa necessità. Non si tratta semplicemente di riarmarsi, ma di rafforzare la propria posizione nel mondo.
La pace, i territori e il precedente di IstanbulLe domande degli studenti affrontano anche il nodo più delicato: fino a che punto Kiev è disposta a negoziare per mettere fine alla guerra?
Brusylo ribadisce che l'Ucraina è pronta a partecipare a qualsiasi formato negoziale che possa condurre alla pace, ma insiste sulla necessità di evitare un accordo che lasci il Paese vulnerabile a nuove aggressioni.
“Vogliamo che questa guerra finisca con la massima urgenza, ma non a qualsiasi costo”, afferma. Una pace duratura, secondo il diplomatico, richiede che l'Ucraina conservi una capacità di difesa sufficiente a rendere troppo onerosa per Mosca qualsiasi nuova offensiva.
Quando gli viene chiesto se Kyiv possa rinunciare a territori, all'ingresso nell'Unione Europea o alla futura adesione alla Nato, evita di tracciare un elenco di concessioni possibili.
“L'obiettivo negoziabile è come mettere fine alla guerra”, risponde, contestando la stessa impostazione della domanda: “È ingiusto chiedere che cosa siamo pronti a cedere in cambio della pace in termini di territorio e di persone. Non si tratta innanzitutto di territori, ma delle persone che ci vivono. Si tratta della sovranità del Paese”.
Particolarmente interessante è lo scambio con uno studente georgiano sui negoziati di Istanbul del 2022 e sulla tesi secondo cui sarebbe stato Boris Johnson, durante una visita a Kiev, a convincere gli ucraini a non firmare un accordo con la Russia.
L'ambasciatore respinge nettamente questa ricostruzione, definendola una sorta di favola presentata come realtà. Johnson, spiega, arrivò a Kyiv portando sostegno e incoraggiando la resistenza, non imponendo all'Ucraina di continuare a combattere.
Quanto ai negoziati di Istanbul, l’amb. Brusylo sostiene che la Russia non avesse una reale volontà di arrivare alla pace. Racconta che i rappresentanti politici russi si limitavano sostanzialmente a ripetere posizioni già preparate, mentre i militari apparivano, paradossalmente, più consapevoli della situazione sul campo.
La conclusione non è però un rifiuto del dialogo. Al contrario, “ogni guerra deve finire con un negoziato”, sostiene il diplomatico ucraino, riconoscendo che non esistono alternative alla diplomazia. Il problema è costruire le condizioni perché quell'accordo non rappresenti semplicemente una pausa prima di un nuovo conflitto.
Le domande degli studenti provenienti dall'Europa orientale portano la discussione oltre i confini ucraini. A una giovane georgiana, interessata alla sicurezza del Mar Nero e alle prospettive di integrazione europea del suo Paese, Brusylo risponde sottolineando l'importanza strategica della cooperazione tra Ucraina, Georgia, Romania, Bulgaria e Turchia.
Il Mar Nero, ricorda, non è soltanto una questione militare. È una delle grandi arterie commerciali del mondo, fondamentale per la sicurezza alimentare globale. Ripristinare pienamente la navigazione civile e i collegamenti marittimi tra Ucraina e Georgia significa quindi creare le condizioni per la prosperità dell'intera regione.
Sul futuro europeo della Georgia, l'ambasciatore affida la scelta ai cittadini, ma aggiunge una considerazione significativa: “La storia dimostra che non si può restare nel mezzo”. Un'affermazione che suona come un invito a scegliere con chiarezza il proprio orientamento strategico.
Ancora più netto è il suo giudizio sulla Moldova, nonostante la questione irrisolta della Transnistria. “Sono certo che Ucraina e Moldova appartengano all'Unione Europea”, afferma l’amb. Brusylo. I due Paesi, sostiene, hanno cominciato insieme il percorso di adesione e dovrebbero completarlo insieme.
Ma il suo ragionamento contiene anche un'inversione di prospettiva rispetto alla discussione tradizionale sull'allargamento. L'adesione ucraina, sostiene, non rappresenterebbe soltanto un beneficio per Kyiv: diventerebbe una garanzia di sicurezza per l'intera Unione, grazie alle capacità militari, tecnologiche e operative sviluppate dagli ucraini durante la guerra.



Fonte: Festival Diplomazia