Ecuador: amb. Davoli, Italia a Quito contro le mafie

08-10-2026 22:57 -

GD - Quito, 8 ott. 26 - Una giornata intera dedicata alla cooperazione tra Italia ed Ecuador contro la criminalità organizzata. Il Generale Alessio Nardi, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per le politiche di sicurezza, giustizia, cooperazione e sviluppo, ha aperto i lavori all'Assemblea Nazionale. Al suo fianco l'Ambasciatore d'Italia Giovanni Davoli, regista di un partenariato che ha fatto dell'Italia il principale interlocutore di Quito sullo Stato di diritto.
Nardi ha richiamato i suoi dieci anni di servizio a Palermo dopo le stragi del 1992. Ha indicato nel modello italiano tre lezioni: colpire l'organizzazione e non solo i singoli reati, seguire il denaro, specializzare e coordinare le istituzioni.
Ha espresso apprezzamento per la Ley Antimafias promossa dalla Presidente dell'Assemblea, Mishel Mancheno Dávila. Il relativo rapporto per il primo dibattito è stato approvato in Commissione il 24 agosto. «Un'organizzazione criminale non può dirsi disarticolata finché conserva la base economica che le consente di rigenerarsi», ha affermato.
Memoria, vittime e corpi intermedi. Particolare rilievo ha assunto la Risoluzione con cui l'Assemblea Nazionale ha ufficialmente istituito il 15 novembre di ogni anno quale Giornata nazionale della lotta contro il crimine organizzato e del riconoscimento della memoria delle vittime.
Approvata il 1° ottobre, la ricorrenza rappresenta un impegno solenne delle istituzioni e della società ecuadoriana a custodire la memoria di quanti hanno perso la vita per mano delle organizzazioni criminali e di chi è caduto nell'adempimento del proprio dovere.In questo quadro è stato conferito il Premio Giorgio Ambrosoli ai pubblici ministeri César Suárez e Marcelo Vásconez, assassinati nel 2024, ritirato dalle vedove Mayra Márquez e Magaly Oleas. Il riconoscimento ha richiamato il valore fondamentale dei corpi intermedi, delle associazioni e della società civile organizzata, indispensabili per trasformare la memoria delle vittime in responsabilità collettiva, partecipazione democratica e cultura della legalità.
L'esperienza italiana dimostra come il contrasto alle mafie non possa esaurirsi nell'azione repressiva dello Stato, ma richieda una mobilitazione permanente delle energie sociali, educative e civiche, capaci di contrastare l'isolamento di chi difende la legalità e di costruire fiducia nelle istituzioni. «Il modo più alto di onorare chi ha pagato con la vita è costruire istituzioni abbastanza solide perché nessuno debba più essere lasciato solo nell'adempimento del proprio dovere», ha detto Nardi.
L’Ambasciatore Davoli ha evidenziato come l’Italia condivide le parole pronunciate dal presidente dell’Ecuador alla recente Assemblea Generale ONU sulla necessità che gli Stati amanti della pace e della democrazia contro la guerra posta in essere dalle mafie transnazionali allo Stato di diritto.
Indipendenza della magistratura. Nel pomeriggio, al Taller internazionale per la trasparenza e l'integrità promosso dal Consejo de la Judicatura, il confronto si è spostato sulla cooperazione con il Consiglio Superiore della Magistratura. Erano presenti la Presidente Mercedes Caicedo, il Presidente della Corte Nacional de Justicia Marco Rodríguez e i consiglieri del CSM Edoardo Cilenti e Dario Scaletta. Giovanni Tartaglia Polcini, Consigliere giuridico MAECI e Direttore aggiunto del programma europeo EL PACCTO 2.0 contro il crimine transnazionale organizzato, ha ricordato nel suo intervento che «La giustizia indipendente è la prima infrastruttura di sicurezza di uno Stato».
Determinante il lavoro del magistrato Paolo Di Sciuva, Direttore dei programmi europei e italiani a Quito e anima del progetto ITAJUS dell'IILA, attivo in Ecuador dal 2024.


Fonte: Ambasciata