Accademia d’Ungheria: mostra fotografica “Ata Kandó 1956” a Roma

08-10-2026 11:36 -

GD - Roma, 8 ott. 26 – In occasione del 70° anniversario della Rivoluzione ungherese del 1956, l’Accademia d’Ungheria in Roma presenta la mostra fotografica “Ata Kandó 1956”, a cura di Gabriella Csizek, in programma dal 15 ottobre al 15 novembre a Palazzo Falconieri.
La Rivoluzione ungherese è stata raccontata da numerosi fotoreporter e giornalisti stranieri e ungheresi. Le immagini di Mario De Biasi per "L’Europeo", quelle di Jean-Pierre Pedrazzini per "Paris Match" e quelle di altri grandi fotoreporter hanno documentato l’insurrezione, la repressione e l’esodo di migliaia di ungheresi. Accanto ai nomi più conosciuti esiste però una storia fotografica ancora da riscoprire: quella di Ata Kandó (1913–2017), fotografa ungherese espatriata, che seppe raccontare quegli eventi attraverso uno sguardo personale, attento soprattutto alle persone.
Nel novembre del 1956, insieme alla fotografa e partigiana olandese Violette Cornelius, Kandó raggiunse il confine austro-ungherese per documentare la fuga di famiglie, bambini e giovani in cerca di sicurezza. Da quelle immagini nacque il celebre "Libro rosso" (Red Book Without a Title), pubblicato in tempi rapidissimi e il cui ricavato fu interamente destinato al sostegno dei profughi.
È da questo nucleo di fotografie che prende avvio il percorso della mostra. Le immagini del 1956 vengono messe in dialogo con Odissea, il ciclo realizzato da Kandó nello stesso anno in Italia insieme ai suoi figli e ispirato all’epopea di Omero. Sono due lavori diversi, ma accomunati dal tema del viaggio, della memoria e della ricerca di una casa.
Le fotografie di Kandó non sono soltanto una testimonianza degli eventi storici. Raccontano le persone, i loro legami e il dramma della fuga attraverso uno sguardo attento e partecipe. È questa dimensione umana a distinguere il suo lavoro: la grande Storia non viene raccontata soltanto attraverso gli avvenimenti, ma attraverso i volti e le relazioni di chi quegli avvenimenti li vive.
In questo senso, Odissea non rappresenta un capitolo separato, ma entra in dialogo con le immagini del confine.
Nel ciclo realizzato in Italia, Kandó coinvolge i propri figli in un viaggio immaginario ispirato all’epopea omerica. Il gioco e la fantasia diventano strumenti per parlare di partenza, lontananza, memoria e ritorno. Nella fotografia, il viaggio reale dei profughi si incontra così con quello fantastico dell’infanzia, e la storia collettiva entra nella dimensione familiare.
“Ata Kandó 1956” invita a guardare queste immagini non soltanto come documenti storici, ma anche come una riflessione sulla memoria, sulla solidarietà e sul viaggio, tra realtà e immaginazione.
La mostra è l’adattamento dell’esposizione “Odissea – Le storie personali e collettive di Ata Kandó”, presentata nel 2025 in Ungheria, nell’ambito del Pécsi Fotótavasz presso la “m21 Galéria” del Quartiere Culturale Zsolnay di Pécs, a cura di Gabriella Csizek e Krisztina Erdei.
La vicenda di Ata Kandó si inserisce inoltre nella storia della grande fotografia europea del dopoguerra.
Trasferitasi a Parigi, lavorò dal 1947 al 1952 nel laboratorio della Magnum Photos, dopo essere stata chiamata da Robert Capa. In un ambiente fotografico ancora prevalentemente maschile, fu tra le poche donne presenti negli ambienti della Magnum nei suoi primi anni.
Il lascito fotografico di Ata Kandó, comprendente negativi e stampe d’epoca, è oggi conservato al Nederlands Fotomuseum di Rotterdam.
A settant’anni dalla Rivoluzione ungherese, la mostra di Palazzo Falconieri porta dunque all’attenzione del pubblico italiano l’opera di una fotografa che ha saputo trasformare la cronaca in una storia di persone. Le sue immagini raccontano una frontiera, un esodo, una famiglia, ma soprattutto il viaggio di chi si trova improvvisamente costretto a lasciare ciò che conosce e a cercare un nuovo luogo da chiamare casa. Le varie iniziative dell’Accademia d’Ungheria, in programma per l’anniversario, concentreranno lo sguardo sull’aspetto umano della Rivoluzione del 1956, con un focus sull’Italia.


Fonte: Accademia d’Ungheria