Parla Kasyanov: Putin non è disposto a negoziare la fine del conflitto

07-10-2026 10:19 -

GD - Roma, 7 ott. 26 - In un'intervista rilasciata all'Agence France-Presse AFP a Parigi, lo scorso 3 ottobre, Mikhail Kasyanov, 68 anni, già primo ministro russo dal 2000 al 2004, ha dichiarato di ritenere che “il suo ex capo [Putin] si renda conto di aver commesso un errore invadendo l'Ucraina nel 2022, ma che continuerà comunque a seguire la rotta che si è prefissato”.
Nonostante le crescenti difficoltà economiche e il malcontento diffuso tra i cittadini e le élite, il presidente Vladimir Putin, insomma, non è disposto a negoziare la fine del conflitto. Al momento, il Cremlino appare rincuorato dagli alti prezzi del petrolio derivanti dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran, e trae vantaggio dal totale disimpegno dell'amministrazione americana in Ucraina, oltre che dai sempre più marcati disaccordi tra USA ed Unione Europea su come gestire i rapporti con la Russia.
Per queste ragioni, secondo Kasyanov, Putin è convinto di poter continuare la guerra senza fare alcuna concessione, sostenuto dall'idea di poter vincere una guerra di logoramento. Putin, già agente del KGB, che proprio oggi ha compiuto 74 anni (7 ottobre 1952), ha ribadito che milioni di russi sostengono l'azione di Mosca. Il mese scorso, il suo partito ha ottenuto una maggioranza qualificata record in elezioni fortemente controllate, che lo "zar" ha comunque descritto come una dimostrazione di compattezza del Paese a supporto delle ostilità in Ucraina.
Putin è stato informato male nel 2021 dai suoi servizi di sicurezza, fidandosi di report che prospettavano una presunta "debolezza" dell'Ucraina e la "volontà popolare di liberarsi da un governo corrotto". Su queste premesse ha avviato la sua “Operazione Speciale”, che sarebbe dovuta durare solo pochi giorni. I generali dell'armata rossa avvicinandosi a Kyiv e pregustando la facile vittoria facevano prenotare i migliori ristoranti per festeggiare.
Purtroppo, la qualità delle informazioni che Putin riceve tutt’oggi non è cambiata, portandolo a insistere su scelte strategiche errate.
Da quasi cinque anni Putin porta avanti una guerra che non è in grado di vincere, come sottolineato da diversi leader ed esponenti politici internazionali, tra cui Rubio e XI Jinping. Ciononostante, continua a minacciare gli ucraini, avvertendo che il prossimo inverno sarà particolarmente duro; e l'Unione Europea, ipotizzando uno scontro su larga scala e dichiarando che la Russia prenderebbe in considerazione l'uso di “tutti i tipi di armi” qualora l'enclave di Kaliningrad venisse attaccata.
Sul fronte occidentale, il cancelliere tedesco Merz e il primo ministro polacco Tusk hanno esortato i Paesi alleati a esercitare una maggiore “pressione psicologica sul Cremlino”, serrando i ranghi e fornendo con urgenza a Kyiv i sistemi antimissile Patriot per proteggere le infrastrutture civili e le città ucraine dagli attacchi russi.
“L'errore più grande dell'Occidente è avere troppa paura di Putin. Non è così forte come sembra”, ha affermato Kasyanov davanti a un pubblico gremito a Parigi e ha aggiunto: “Putin teme il pulsante nucleare più di molti europei, perché sa bene che in quel caso la Russia verrebbe cancellata dalla faccia della terra”.
Secondo l'ex premier, Putin vuole far credere di essere un pericoloso psicopatico, mentre in realtà è un cinico calcolatore che alza la tensione perché non ha altri strumenti per imporsi.
L'ex primo ministro Kasyanov, che è in contatto con settori dell'élite russa, conferma che tra di loro domina la paura, ma anche il desiderio che il conflitto finisca. Una priorità condivisa dalla maggioranza della popolazione, seppur con visioni molto diverse sull'esito: c'è chi auspica una vittoria, chi la sconfitta di Putin e chi desidera semplicemente la pace, a prescindere dal risultato.
L'ex premier non vede al momento i presupposti per una rivolta popolare, nonostante le perdite al fronte e l'inflazione alle stelle dei generi alimentari. Ma, un'eventuale nuova mobilitazione di massa di coscritti da inviare al fronte in Ucraina potrebbe scatenare proteste di piazza.
Nel frattempo, Putin continua a provocare l'Europa con minacce e attacchi ibridi, sperando che le contromisure occidentali gli forniscano il pretesto per ricompattare la popolazione attorno al regime.
Questo clima alimenta un profondo senso di fatalismo e sfiducia diffusa nella società russa, dove le persone si chiudono nel privato e cresce la diffidenza reciproca. Quando la guerra finirà resteranno solo tante macerie e sarà estremamente difficile ricostruire una normalità. Putin cercava il rispetto dell'Occidente; ha finito per trasformare i russi in un “popolo di paria”. Questo è ciò che lascerà dietro di sé il provocatore cresciuto nell'accademia del KGB.

NB: Kasyanov ha lasciato la Russia nel 2022 e vive in esilio a Riga. Nel 2023, Mosca lo ha inserito nel registro degli "agenti stranieri", etichetta usata dal regime per colpire i dissidenti.

Ciro Maddaloni
Esperto di e-Government internazionale


Fonte: Ciro Maddaloni