L’Artico come “spazio” di opportunità

08-10-2026 11:00 -

GD - Erice, 8 ottobre, 26 - Al centro del dibattito della Scuola di Diplomazia Scientifica "Ettore Marojana", a Erice, una delle regioni geografiche più strategiche, complesse e vulnerabili del pianeta: il Grande Nord. Ma cos'è realmente l'Artico e quali confini ne delimitano l'identità? Il punto di partenza dell'analisi di Augusto Marcelli, “L'Artico come spazio di opportunità?”, affronta la natura composita di questo territorio.
Come sottolinea l'addetto scientifico dell'Ambasciata italiana in Svezia, «non è semplice definire cosa sia esattamente l'Artico, un'area geografica che comprende un oceano - il Mar Glaciale Artico - circondato da stati sovrani». Dal punto di vista della governance e del diritto internazionale, esiste tuttavia una perimetrazione ben precisa. «La definizione degli otto Paesi membri del Consiglio Artico - accettata dai paesi osservatori - è l'area a nord del Circolo Polare Artico inclusi i territori di Canada, Danimarca e Groenlandia, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti e Svezia».
È proprio questa configurazione a fare della regione un nodo strategico primario: «Questa definizione geografico-politica dell'Artico - riconosciuta a livello di diritto internazionale - rappresenta oggi uno spazio di nuove opportunità, ma anche di rischi».
Il principale propulsore della trasformazione artica è il riscaldamento globale. Se da un lato il declino dei ghiacci pone drammatiche sfide ambientali, dall'altro apre scenari del tutto inediti. La ridotta estensione della coltre glaciale rende infatti possibile l'aumento del trasporto marittimo a nord della Russia attraverso il Passaggio a Nord-Est, un percorso marittimo fondamentale in grado di ridurre notevolmente le distanze e i tempi di navigazione tra Asia ed Europa. Accanto alle nuove rotte, cresce l'interesse per le imponenti risorse naturali della regione. I dati richiamati nel corso della relazione ad Erice testimoniano la posta in gioco: «Nell'Artico si trovano un terzo delle riserve mondiali di gas naturale ancora non scoperte e più del 10% delle riserve petrolifere globali», evidenzia Marcelli. Un potenziale a cui si aggiunge il ruolo dell'innovazione tecnologica, poiché «i progressi tecnologici potrebbero inoltre consentire l'estrazione di ulteriori risorse finora considerate inaccessibili».
Tuttavia, l'addetto scientifico della sede diplomatica a Stoccolma puntualizza come questo sviluppo economico porti con sé severe criticità ecologiche e geopolitiche: «Tutte le attività estrattive offrono vantaggi, ma anche rischi per il territorio, la fauna e le popolazioni locali». Inoltre, il quadro della sicurezza si fa sempre più delicato: «Inevitabilmente, anche la crescente presenza di interessi militari in Artico comporta nuovi rischi».
L'assetto di sicurezza dell'area artica ha subito profonde trasformazioni. La Svezia assumerà la presidenza del Consiglio Artico il prossimo anno; a seguito dell'adesione alla NATO nel 2024, il ruolo strategico di Stoccolma ha assunto una rilevanza senza precedenti. Per tutti i Paesi del Nord Europa, l'Artico rappresenta una priorità strategica assoluta. La Norvegia ha aggiornato le sue linee d'azione nel 2025 ponendo l'accento su sovranità, prontezza operativa, comunità locali, infrastrutture strategiche, sviluppo economico e ricerca. La Finlandia ha invece indirizzato la propria strategia al 2030 sul rispetto dei diritti delle popolazioni locali, sul clima e sulla stabilità regionale. Un passaggio fondamentale riguarda il documento strategico della Groenlandia. Incentrato su difesa, sorveglianza marittima e adattamento climatico, esprime «il punto di vista prezioso di quella parte della popolazione che vive realmente nell'Artico».
I Paesi nordici considerano la regione polare una priorità scientifica e strategica, in cui sfide ambientali, infrastrutture e innovazione risultano indissolubilmente connesse. In questo contesto, la diplomazia scientifica emerge come lo strumento per eccellenza della cooperazione internazionale. Questo scenario «offre importanti opportunità per rafforzare la cooperazione scientifica tra l'Italia e i paesi nordici nei campi della ricerca polare, dell'osservazione della Terra, delle tecnologie spaziali, del monitoraggio ambientale, dell'energia, delle risorse critiche e delle infrastrutture di ricerca». La scienza si riafferma così come un linguaggio universale, capace di mediare tra esigenze economiche, tutela dell'ambiente e stabilità geopolitica globale.

Alessandro Frandi

Fonte: CNR Scuola di Diplomazia Scientifica "Ettore Majorana" Erice