Erice: formazione, reti e competenze per la diplomazia scientifica
09-10-2026 11:00 -
GD - Erice, 9 ott. 26 - La seconda edizione della International School of Science Diplomacy culmina oggi, alla Fondazione e Centro di Cultura Scientifica "Ettore Majorana" di Erice, con la tavola rotonda intitolata “Schools and International Projects on Science Diplomacy in Dialogue”. L'incontro, inserito nella cornice di approfondimento “Science Diplomacy: dalle grandi sfide globali alla costruzione delle competenze per il futuro”, sposta il dibattito dagli enunciati teorici alla costruzione di capacità operative, reti istituzionali e comunità professionali durature. A dirigere e moderare i lavori Francesca Tolve, responsabile della sezione di Diplomazia Scientifica e Cooperazione Internazionale all'Ufficio Relazioni Europee e Internazionali del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR. La diplomazia scientifica, ha sottolineato, «non può essere sostenuta soltanto da principi, strategie e strumenti». Al contrario, «ha bisogno di persone capaci di muoversi tra mondi diversi - quello della ricerca, quello delle istituzioni, quello della diplomazia e quello delle politiche pubbliche - comprendendone linguaggi, logiche e interessi». In quest'ottica, il capitale umano è il fattore determinante per connettere la ricerca scientifica ai processi decisionali della politica estera e la formazione diviene parte integrante della capacità di un Paese di impiegare la scienza sul piano internazionale. Nella tavola rotonda di Erice sono posti a confronto quattro modelli istituzionali distinti, strutturati per rispondere a un contesto globale sempre più articolato. Il primo contributo è quello della World Academy of Sciences TWAS, rappresentata dall'Executive Director Marcelo Knobel. La posizione della TWAS impone una revisione dei rapporti con il ‘Global South', superando la logica che relega i Paesi extra-europei a meri destinatari di programmi di capacity building o assistenza tecnica. Per Knobel, affinché la diplomazia scientifica sia autenticamente globale, le nazioni di Africa, Asia e America Latina vanno riconosciute «come co-produttori di conoscenze, priorità e approcci», garantendo l'interazione paritaria tra comunità scientifiche e decisori politici. Sul piano dell'integrazione regionale, Alessandro Lombardo, Senior Executive Officer del Segretariato della Central European Initiative e coordinatore dell'Advanced Training Programme on Science Diplomacy, analizza la situazione dell'Europa centrale, orientale e sudorientale. In aree caratterizzate da storie politiche e livelli di integrazione europea disomogenei, i progetti di ricerca comuni costituiscono uno strumento pratico per consolidare il dialogo e favorire la cooperazione, in particolare nella regione dei Balcani occidentali. A livello di politiche comunitarie, l'analisi affronta la frammentazione delle iniziative esistenti. Elke Dall, esperta di politiche della scienza e dell'innovazione e coordinatrice del progetto europeo CUSP (Consolidating Science Diplomacy), illustra le strategie per raccordare le reti attive. L'obiettivo è convergere verso «un ecosistema europeo della Science Diplomacy più coerente e sostenibile», rendendo strumenti e competenze direttamente disponibili agli attori politici e diplomatici che devono applicarli. Emanuela Colombo, docente del Politecnico di Milano e coordinatrice di un corso di dottorato dedicato, chiarisce che la preparazione della prossima generazione di ricercatori non si esaurisce nell'aggiunta accidentale di un insegnamento nei curricula. Richiede invece di «sviluppare la capacità di lavorare tra discipline, istituzioni e culture diverse e di comprendere il rapporto tra conoscenza scientifica e società». I lavori di Erice affrontano inoltre l'impatto della competizione strategica. Ricerca, tecnologia e innovazione sono strettamente legate alla sicurezza nazionale e agli interessi strategici degli Stati. La prospettiva indicata guarda ai prossimi anni, indicando il 2031 come orizzonte per raggiungere una maturità sistemica della disciplina, trasformando i singoli corsi in comunità di pratica stabili. «Il futuro della Science Diplomacy dipenderà, in definitiva, non soltanto dalle politiche, dalle strategie e dagli strumenti che sapremo costruire», ha concluso Tolve, «ma dalle persone che formeremo, dalle relazioni e dalla fiducia che sapremo creare e dalle comunità che riusciremo a mettere in connessione».
Alessandro Frandi
Fonte: CNR Scuola di Diplomazia Scientifica "Ettore Majorana" Erice