Eurasia inizia in Adriatico: Italia, Corridoio VIII e capacità strategica
23-09-2026 12:17 -
GD - Roma, 23 set. 26 - L'impegno dell'Italia verso l'Eurasia non può limitarsi ai mercati lontani; dipende anche dalle istituzioni e dai sistemi produttivi dell'area adriatica. Il Corridoio VIII è in fase di sviluppo come asse Adriatico-Mar Nero che attraversa Albania, Macedonia del Nord e Bulgaria, con collegamenti marittimi verso Bari e Brindisi. Nel febbraio 2026, l'Italia e i suoi partner hanno ribadito l'importanza del corridoio per l'integrazione economica, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la sicurezza. La questione strategica non riguarda semplicemente il miglioramento dei collegamenti di questi territori, ma la capacità della connettività di generare risorse durature. La geografia crea delle opportunità, ma sono le istituzioni a determinare se tali opportunità si trasformino in effettiva capacità operativa. In un contesto di incertezza geopolitica, il valore di una rotta va oltre l'efficienza del trasporto: un'alternativa praticabile riduce la dipendenza da un singolo collegamento. Tuttavia, la ridondanza non equivale di per sé a resilienza. Il suo valore dipende dalla possibilità per le imprese di utilizzare l'alternativa in modo affidabile, a costi sostenibili e anche in situazioni di crisi. In caso contrario, l'Europa rischia di finanziare alternative che esistono solo sulla carta, anziché nella realtà operativa. La Macedonia del Nord rende concreta questa distinzione: qui il Corridoio VIII incrocia il Corridoio X (direttrice nord-sud). Tale posizione crea un potenziale, non un vantaggio garantito. Il transito può generare reddito e occupazione, ma la vera opportunità di sviluppo risiede nella creazione di imprese e competenze attorno a questi flussi. Un nodo strategico non si limita a gestire i movimenti, ma rende produttiva la connettività. L'approccio di Albert Hirschman basato sugli "effetti di collegamento" (linkage approach) focalizza l'attenzione sugli investimenti e sulle iniziative imprenditoriali che un'attività genera altrove nell'economia. L'analisi istituzionale di Douglass North spiega come regole, norme e meccanismi di applicazione delle leggi plasmino gli incentivi. Applicate ai corridoi, queste prospettive suggeriscono che le infrastrutture favoriscono uno sviluppo più ampio quando gli imprenditori riescono a trasformare un migliore accesso in attività economiche valide. Le istituzioni non sostituiscono le infrastrutture, ma ne determinano l'impatto sullo sviluppo. Procedure doganali prevedibili e un'efficace tutela contrattuale riducono l'incertezza legata agli investimenti lungo il corridoio. Il supporto finanziario e le competenze tecniche aiutano i fornitori locali a soddisfare i requisiti di reti produttive più ampie. L'obiettivo non è semplicemente aumentare il volume delle merci trasportate, ma rafforzare la capacità imprenditoriale: nuovi fornitori, maggiore produttività e un valore aggiunto locale che perduri oltre la fase di costruzione dell'infrastruttura. Per l'Italia, ciò implica un'agenda che vada oltre i contratti di costruzione. La cooperazione portuale dovrebbe integrarsi con lo sviluppo dei fornitori, la formazione tecnica e partenariati tra aziende manifatturiere italiane e imprese balcaniche. Il vantaggio strategico risiederebbe in una rete produttiva adriatico-balcanica più solida, con capacità sviluppate su entrambe le sponde. La porta d'accesso orientale dell'Italia non è costituita dal solo porto, bensì dal sistema produttivo a cui tale porto si collega. L'integrazione europea può rafforzare questo processo. Il Piano di crescita dell'UE lega una maggiore integrazione del mercato all'attuazione di riforme. La sua promessa più profonda è quella di ridurre la distanza istituzionale. Tuttavia, l'allineamento normativo è insufficiente senza un'effettiva attuazione: le imprese necessitano di decisioni amministrative coerenti e di accordi vincolanti, non soltanto di regole comuni sulla carta. Il Corridoio VIII è cosa distinta dal "Middle Corridor" transcaspico, che collega l'Europa all'Asia centrale attraverso il Caucaso meridionale. Il rapporto tra i due è potenzialmente complementare: migliori collegamenti attraverso il Mar Nero e l'Europa sud-orientale potrebbero accrescere l'utilità di reti eurasiatiche più ampie. Tale relazione dipende dall'efficienza degli snodi e dal coordinamento operativo, non dalla sola vicinanza geografica. Le infrastrutture creano connettività, ma sono le istituzioni a determinare se esse generino capacità produttiva. La libertà d'azione strategica aumenta quando tale capacità offre ad aziende e Stati alternative concrete. L'obiettivo non è sottrarsi all'interdipendenza, bensì gestirla. Per l'Italia, dunque, la strategia eurasiatica prende le mosse dall'altra sponda dell'Adriatico.
Glenn Agung Hole, PhD - per ISIA Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Cibernetica - Facoltà di Tecnologia, Scienze Naturali e Scienze Marittime del Campus Porsgrunn - Norvegia