Kazakhstan: strategia italiana per Asia Centrale è piattaforma di lavoro
21-09-2026 10:12 -
GD – Astana, 21 set. 26 - Il lancio del B5+Italia ad Astana è importante perché offre all'Italia e ai cinque Stati dell'Asia Centrale un meccanismo permanente per trasformare la diplomazia del vertice dello scorso anno in investimenti, partenariati industriali e cooperazione economica regionale. Il Forum d'affari Asia Centrale-Italia potrebbe apparire come un altro evento nel fitto calendario di incontri internazionali della regione. La sua importanza, tuttavia, risiede in ciò che crea tra i vertici di alto livello: una piattaforma che collega governi, imprese e istituzioni economiche attorno a progetti concreti nei settori dell'energia, dei minerali critici, dell'industria manifatturiera, dell'agricoltura, dei trasporti e del Corridoio Medio. B5+Italia è il diretto seguito del primo vertice Asia Centrale-Italia, tenutosi ad Astana nel maggio 2025, che ha riunito il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e i leader dei cinque Paesi dell'Asia Centrale. Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha presentato il forum come un modo per trasformare quello slancio politico in investimenti, cooperazione industriale e nuove opportunità per le imprese. È proprio questo passaggio dalle dichiarazioni politiche a un meccanismo istituzionale in grado di produrre risultati commerciali che rende importante il B5+Italia. Dalla diplomazia dei vertici alle infrastrutture economiche. Il vertice del 2025 ha rappresentato un importante segnale politico. Ha dimostrato che l'Italia non considera l'Asia Centrale come composta da cinque mercati separati, ma sempre più come una regione con un potenziale strategico ed economico comune. Ma i vertici politici, per quanto importanti, non generano automaticamente integrazione commerciale. La questione più difficile è cosa accade tra un vertice e l'altro. È proprio in questo contesto che B5+Italy potrebbe rivelarsi determinante. La nuova piattaforma si propone di facilitare un dialogo costante tra governi e imprese, supportare la preparazione di progetti di investimento congiunti e ampliare i contatti diretti tra aziende italiane e dell'Asia Centrale. I settori prioritari includono la produzione industriale, i minerali critici, l'energia, l'agroalimentare, le infrastrutture di trasporto, la connettività e il Corridoio Medio. L'Italia vanta già una presenza economica significativa nella regione. Secondo il ministero degli Affari Esteri italiano, gli scambi commerciali tra Italia e Asia Centrale sono cresciuti del 46,5% tra il 2019 e il 2025. Roma considera sempre più l'Asia Centrale come un mercato di circa 80 milioni di persone, situato al crocevia tra Europa e Asia. La sfida ora è trasformare questo crescente interesse in una relazione economica più profonda e diversificata. Il vero ostacolo non è la volontà politica Non mancano i consensi politici per un rafforzamento delle relazioni tra Italia e Asia Centrale. La questione fondamentale è se le imprese possano operare a livello transfrontaliero con sufficiente prevedibilità e costi di transazione gestibili. Per le imprese, la connettività non si limita a ferrovie, porti e corridoi logistici. Significa anche procedure doganali, requisiti normativi, certificazioni, protezione degli investimenti, meccanismi di finanziamento, accesso alle informazioni e capacità di individuare partner locali affidabili. Ciò rende la semplificazione delle procedure per la cooperazione tra imprese uno dei temi più importanti all'ordine del giorno. Il lancio di B5+Italy offre l'opportunità di affrontare proprio queste barriere pratiche. Se la piattaforma riuscirà ad aiutare le aziende a orientarsi tra le procedure amministrative, a individuare i partner e a passare dalle discussioni iniziali a progetti concreti, potrebbe evolversi in qualcosa di più significativo di un tradizionale forum d'affari. La questione, quindi, non dovrebbe limitarsi a chiedere quanto commerciano oggi l'Italia e l'Asia Centrale. La domanda più importante è: cosa impedisce a questo rapporto commerciale e di investimento di espandersi in modo significativo? Esiste inoltre un importante spazio di interazione tra governo e imprese che non va trascurato: la ricerca indipendente in materia di politiche, la formazione e lo sviluppo delle competenze. Le autorità italiane hanno espresso interesse a proseguire il dialogo attraverso un think tank che potrebbe riunire decisori politici, imprese, accademici ed esperti provenienti dall'Italia e dall'Asia Centrale. Un forum di questo tipo potrebbe contribuire a individuare priorità comuni non solo in materia di commercio e investimenti, ma anche di ricerca, istruzione e sviluppo del capitale umano. Questo è importante perché la prossima fase dello sviluppo economico dell'Asia Centrale dipenderà non solo da capitali e infrastrutture, ma anche da persone qualificate, competenze tecnologiche e legami più forti tra università, istituti di ricerca e industria. Un dialogo strutturato tra esperti potrebbe quindi fornire un ulteriore ponte tra le ambizioni politiche e la cooperazione pratica. La prossima prova: la diplomazia ministeriale. Il prossimo passo importante sarà l'incontro ministeriale previsto tra l'Italia e i cinque Paesi dell'Asia Centrale. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha già espresso l'intenzione di organizzare una nuova riunione ministeriale con i cinque Paesi al fine di rafforzare ulteriormente il dialogo e la cooperazione. Un simile incontro potrebbe contribuire a far passare l'agenda da un ampio sostegno politico all'attuazione concreta: agevolazione degli investimenti, procedure commerciali, connettività, minerali critici, partenariati industriali, agricoltura, tecnologia ed energia. Ciò offrirebbe anche un'ulteriore opportunità per preparare il terreno politico in vista del prossimo vertice Asia Centrale-Italia, previsto nella Repubblica del Kirghizistan nel 2027. La decisione di tenere il prossimo vertice dei leader nella Repubblica del Kirghizistan è stata inclusa nella dichiarazione congiunta adottata al vertice del 2025. Se questa sequenza si svilupperà come previsto – piattaforma imprenditoriale, dialogo ministeriale e poi un secondo vertice dei leader – l'Italia e l'Asia Centrale avranno creato qualcosa di sempre più prezioso nella diplomazia internazionale: la continuità tra incontri politici di alto livello. Il significato del B5+Italia diventa ancora più chiaro se considerato nel contesto della più ampia trasformazione delle relazioni esterne dell'Asia Centrale. La regione ha assistito a una rapida espansione del modello C5+1, attraverso il quale le potenze esterne coinvolgono collettivamente i cinque stati dell'Asia Centrale. L'ultimo esempio si è verificato pochi giorni prima del forum economico Italia-Asia Centrale. Il 16 settembre, la Corea del Sud ha ospitato il primo vertice Asia Centrale-Repubblica di Corea, riunendo i leader di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan insieme al presidente sudcoreano. Il vertice si è concentrato principalmente su minerali critici, energia, catene di approvvigionamento, cooperazione industriale, tecnologia e investimenti. Secondo quanto riportato, nel corso del vertice sono stati conclusi oltre 70 accordi e memorandum d'intesa. Il significato dell'esempio coreano non risiede semplicemente nel numero di accordi. Ciò dimostra che il formato C5 sta diventando sempre più utile come strumento attraverso il quale le potenze esterne possono interagire con l'Asia Centrale in quanto spazio economico regionale. Ciò non significa che l'Asia Centrale si stia trasformando in un blocco formale. I cinque Paesi mantengono strutture economiche, priorità nazionali e interessi di politica estera differenti. Le relazioni bilaterali rimarranno essenziali. Ma il formato regionale sta diventando complementare alla diplomazia bilaterale. Per i partner esterni, offre l'accesso a un mercato regionale più ampio e a un dialogo politico coordinato. Per gli Stati dell'Asia Centrale, fornisce un ulteriore meccanismo per presentare le priorità regionali e attrarre investimenti, tecnologie e competenze. La competizione crea opportunità Il crescente numero di iniziative C5+1 riflette anche un cambiamento più ampio nel modo in cui il mondo percepisce l'Asia Centrale. La regione riveste un ruolo sempre più rilevante nelle discussioni sulla diversificazione delle catene di approvvigionamento, sui minerali critici, sulla sicurezza energetica, sulla connettività dei trasporti, sulla sicurezza alimentare e sulle nuove rotte commerciali tra Europa e Asia. L'Italia può potenzialmente svolgere un ruolo distintivo in questo processo. Non si tratta semplicemente di un'altra potenza esterna che cerca di accedere alle risorse dell'Asia Centrale. L'Italia possiede una notevole competenza industriale e manifatturiera, solide capacità agricole e ingegneristiche, aziende logistiche e un'ampia rete di piccole e medie imprese. Al contempo, le economie dell'Asia Centrale sono alla ricerca di partner in grado di fornire non solo capitali, ma anche tecnologia, competenze industriali e accesso alle catene del valore internazionali. La potenziale complementarità è pertanto considerevole. Ma il potenziale da solo non basta. La vera prova per B5+Italy sarà la sua capacità di aiutare le imprese a superare gli ostacoli pratici che attualmente si frappongono tra gli accordi politici e i progetti commerciali. Un traguardo discreto ma importante Il forum di Astana merita quindi di essere considerato qualcosa di più di un semplice incontro d'affari. La sua importanza risiede nell'architettura istituzionale che si sta costruendo attorno ad essa. Il vertice dei leader del 2025 ha creato slancio politico. Il B5+Italia crea un meccanismo economico. Il prossimo dialogo ministeriale può fornire un orientamento politico. Un possibile percorso di think tank può contribuire a generare idee e individuare aree di convergenza. E il vertice previsto per il 2027 nella Repubblica del Kirghizistan può consolidare i progressi compiuti. Nel loro insieme, questi sviluppi suggeriscono che le relazioni tra Italia e Asia Centrale si stanno evolvendo da una diplomazia episodica verso una partnership più continua. Questo sviluppo è significativo anche per l'Asia Centrale stessa. Con il ritorno nella regione di un numero crescente di potenze globali e di medio livello con proposte economiche concrete, il formato C5 sta acquisendo sempre più valore pratico. La questione non è più semplicemente se l'Asia Centrale sia in grado di attirare l'attenzione internazionale, ma piuttosto se i cinque paesi sapranno sfruttare tale attenzione per realizzare progetti reciprocamente vantaggiosi, diversificare le partnership esterne e rafforzare la propria posizione economica collettiva. Il lancio di B5+Italy è passato relativamente inosservato sui media internazionali. Ma al di là dei titoli dei giornali, è in atto un processo ben più importante: la graduale costruzione di una rete più fitta di istituzioni che collegano l'Asia Centrale con i principali centri economici di Europa e Asia. Per l'Italia, la sfida è quella di trasformare l'interesse politico in realtà imprenditoriale. Per l'Asia Centrale, il compito è garantire che la crescente concorrenza internazionale si traduca in investimenti, tecnologia, capacità industriale, competenze e maggiore connettività. Per quanto riguarda il formato C5, il numero crescente di collaborazioni esterne suggerisce che la sua fase più importante potrebbe essere appena iniziata.
Sapargali Shalgimbayev, presidente della piattaforma intellettuale CFive Domenico Palmieri, segretario generale dell'Istituto Italiano per l'Asia ISIA