La sfida di Crosetto è all'UE, incognita delle reazioni degli Houthi

19-09-2026 10:35 -

GD - Roma, 19 set. 26 - Ha colto di sorpresa tutti (o quasi) l'annuncio del ministro della Difesa Guido Crosetto sul possibile invio di navi militari italiane nello stretto di Bab-el- Mandeb per scortare i vascelli commerciali che battono la nostra bandiera, senza attendere le decisioni europee relative alla missione Aspides. Se di “fuga in avanti” si tratta (in realtà, come previsto dalla legge 145/2016, deciderà il Parlamento), si tratta di una fuga in avanti assai ben motivata. Neanche ventiquattr'ore dopo le dichiarazioni del ministro, un attacco dei ribelli yemeniti Houthi ha colpito la base saudita di Ta'if, dove stazionano circa 600 militari italiani e alcuni avanzatissimi caccia Eurofighter F-2000, uno dei quali è stato danneggiato.
Segno di quanto sia critica la situazione nel terzo teatro del conflitto mediorientale, dopo Iran e Libano, che oppone l'asse USA-Israele a Teheran e ai suoi proxy: Hamas, Hezbollah, le milizie sciite irachene e, appunto, gli Houthi. Nei giorni scorsi questi ultimi, che si definiscono Ansar Allah “partigiani di Dio”, hanno ottenuto successi spettacolari, occupando la città di Mocha, l'ultimo porto occidentale rimasto in mano al governo yemenita internazionalmente riconosciuto, e l'isola di Perim: due posizioni che consegnano loro il controllo dello stretto di Bab-el-Mandeb, accesso meridionale alla rotta che collega Asia ed Europa attraverso il Mar Rosso e Suez, dove ogni anno passa circa il 12 per cento del commercio globale.
Secondo Federpetroli, transita per quel “collo di bottiglia” il 30% del greggio e il 25% del GNL destinati all'Italia.
Per far danni gli Houthi non avrebbero neppure bisogno di sparare, basta il rischio per far alzare i premi assicurativi e i prezzi dei noli marittimi. Peraltro tutto lascia pensare che i ribelli siano prontissimi ad usare le armi. Rilevamenti satellitari mostrano che i guerriglieri di Ansar Allah hanno scavato venti chilometri di trincee sulle alture sopra Bab el Mandeb, per difendersi da possibili contrattacchi e consolidare la posizione di controllo sullo stretto.
Non solo: le loro capacità militari, già rilevanti grazie alle forniture iraniane e (indirettamente) cinesi, sono aumentate. Sarebbero nella disponibilità dei ribelli, segnala il centro studi Conflict Armament Research, non solo droni e missili balistici ma anche sistemi subacquei, una sorta di “siluri circuitanti” che aumenterebbero notevolmente le possibilità di colpire le navi nella trentina di chilometri, con l'isola di Perim in mezzo, che separano l'Africa dalla penisola arabica.
La sfida di Crosetto alla lentezza burocratica dell'UE è pienamente giustificata. Il problema è un altro: inviare le nostre navi in una delle aree più pericolose del mondo richiede precise regole d'ingaggio e adeguati sistemi di difesa. I “partigiani di Dio”, considerandoci cobelligeranti, non esiteranno a colpire, se lo riterranno opportuno. E lo faranno con mezzi all'avanguardia, non con armi fatte in casa.

Paolo Giordani
presidente dell'IDI
Istituto Diplomatico Internazionale

Fonte: IDI Istituto Diplomatico Italiano