L’Artico in trasformazione e la ricerca italiana: 30 anni della Stazione “Dirigibile Italia” alle Svalbard
16-09-2026 09:02 -
GD - Ny-Ålesund, 16 set. 26 - Nel complesso scenario polare, la ricerca scientifica rappresenta da decenni un efficace strumento di dialogo e cooperazione multilaterale. L'Artico, area sentinella dei cambiamenti climatici globali, costituisce un teatro strategico in cui l'Italia vanta una presenza di rilievo internazionale grazie alla stazione scientifica “Dirigibile Italia”, situata a Ny-Ålesund, nell'arcipelago norvegese delle Svalbard. Inaugurata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nel maggio 1997 e intitolata al velivolo con cui il generale Umberto Nobile partì per la sua seconda spedizione polare, la base si avvia a festeggiare i tre decenni di attività. Situata a 78°55' di latitudine nord, gestita dal 2020 dall'Istituto di Scienze Polari, supporta ogni anno un centinaio di ricercatori e tecnici, coordinando oltre 30 progetti e 50 missioni di ricerca. La presenza continuativa dell'Italia a Ny-Ålesund assicura un contributo fondamentale alla comprensione delle dinamiche ambientali, riaffermando il ruolo strategico del Paese nella governance dell'Artico. Il valore della presenza italiana risiede nelle infrastrutture di monitoraggio di lungo periodo, indispensabili per distinguere la variabilità naturale del clima dai cambiamenti di origine antropica. Tra queste spicca la Amundsen-Nobile Climate Change Tower, alta 34 metri e inaugurata nel 2009 per misurare in modo continuativo parametri atmosferici, radiazione solare e scambi energetici tra atmosfera e superficie. A essa si affianca il laboratorio Gruvebadet, riferimento internazionale per l'analisi degli aerosol e del trasporto a lungo raggio di masse d'aria dalle medie latitudini. Nel fiordo di Kongsfjorden (Baia del Re), l'Italia impiega inoltre i mooring ancorati al fondale marino - tramite l'infrastruttura iMOS#24 - che rilevano in continuo i parametri fisici, chimici e biologici della colonna d'acqua. Le osservazioni evidenziano una trasformazione accelerata e sistemica dell'Artico. Le serie storiche del CNR-ISP indicano un aumento della temperatura media dell'aria tra 1,1 °C e 1,35 °C per decennio nel periodo 1993-2011, con picchi registrati nella stagione estiva. Contemporaneamente, le acque del Kongsfjordenregistrano un riscaldamento di 1 °C ogni dieci anni, segnalando il progressivo fenomeno di “atlantificazione” dell'Artico. La rapidità degli stravolgimenti è confermata dai dati recenti: nell'aprile 2026, il progetto europeo LIQUIDICE, coordinato dall'Istituto di Scienze Polari, ha rilevato anomalie termiche fino a 12 °C sopra la norma, provocando la prematura fusione della neve e strati di ghiaccio basali che ostacolano il pascolo della fauna locale. Il quadro è completato dalla contrazione del ghiaccio marino estivo, dalla sostituzione del ghiaccio pluriennale con superfici più giovani e sottili, dalla riduzione dell'albedo per il trasporto di aerosol, dalla degradazione del permafrost, con rischi di instabilità del suolo e rilascio di gas serra, e dal fenomeno dell'ArcticGreening, ossia l'espansione della vegetazione alle alte latitudini. I cambiamenti in atto pongono la comunità internazionale di fronte a nuove sfide di governance e sicurezza globale. Come sottolineato da Giuliana Panieri, direttrice del CNR-ISP, “la ricerca non si confronta più con una condizione di partenza stabile, bensì con una moving baseline; il sistema polare evolve così velocemente da spostare continuamente il punto di riferimento delle osservazioni”. Le serie temporali di Ny-Ålesunddiventano quindi essenziali per comprendere verso quale nuovo assetto climatico ci stiamo avviando”. Per la diplomazia e gli analisti del settore internazionale, le evidenze scientifiche costituiscono la base conoscitiva imprescindibile per orientare i negoziati sul clima, le politiche ambientali e la stabilità geopolitica nell'Artico. La cooperazione scientifica si conferma un vettore primario di soft power e cooperazione, in grado di promuovere decisioni multilaterali basate su dati rigorosi e condivisi. Le priorità della ricerca polare italiana saranno al centro della Conferenza Nazionale Polare, in programma a Roma dal 5 al 7 ottobre prossimi presso la sede centrale del CNR, in collaborazione con ENEA, INGV e OGS. L'appuntamento rappresenterà un momento cruciale di confronto tra comunità scientifica, istituzioni e diplomatici per consolidare il ruolo dell'Italia nella custodia e nello studio delle regioni polari.
Alessandro Frandi
Nella prima foto: ricercatori del CNR davanti alla base Dirigibile Italia da destra: Giuseppe Suaria, Patrizia Giordano, Gianmarco Ingrosso, Mauro Mazzola (station manager), Leonardo Langone, Francesco Paladini de Mendoza.