Paesi Bassi: amb. Stibbe, “Con Italia riavvicinamento su immigrazione e competitività”

13-08-2026 16:51 -

GD - Roma, 13 ago. 26 - (Agenzia Nova) - Tra Italia e Paesi Bassi è evidente un riavvicinamento politico su temi come l’immigrazione e la competitività per rendere più forte l’Unione Europea, mentre il legame a livello commerciale è già molto solido e può migliorare ulteriormente. Lo ha affermato l’ambasciatore olandese a Roma, Michael Stibbe, in un’intervista ad “Agenzia Nova”. Il diplomatico si è insediato in Italia nel settembre 2025, dopo aver prestato di recente servizio come ambasciatore dei Paesi Bassi presso l’Unione Europea e aver lavorato per altri sei anni come sherpa UE del premier olandese.
“Sono un grandissimo sostenitore della nostra cooperazione nel seno dell’Unione Europea, che dal punto di vista economico è unica nella storia, e se si considera il lavoro che viene fatto giorno dopo giorno è un miracolo”, ha detto. “Questo è in parte il messaggio di Mario Draghi ed Enrico Letta, se non ci mettiamo insieme puntando ad un maggior livello di aggregazione, resteremo come singoli Paesi solo di secondo e terzo grado nel ‘concerto delle grandi potenze”, senza “la possibilità di influenzare il futuro”, ha l'amb. spiegato Stibbe.
Il lavoro “dietro le quinte” a Bruxelles è complesso, “con a volte grande lentezza e una legislazione che spesso è un compromesso tra 27 Paesi e si può definire tutto tranne che perfetta, ma anche questo si può considerare un miracolo”, perché “noi come europei abbiamo talvolta la tendenza di sottovalutare il nostro ruolo e la nostra posizione”.
Inoltre, spesso “ci scordiamo che il risultato del lavoro a livello UE è la realtà di un processo fortissimamente democratico”, grazie al contributo diretto e indiretto dei governi e dei parlamenti degli Stati membri e ovviamente il Parlamento europeo. “La grande forza è che in un modo o l’altro riusciamo a mettere queste 27 democrazie insieme e arrivare a una decisione”, cercando sempre “i limiti di cos’è politicamente possibile come decisione comune”, nella consapevolezza che sia necessario impegnarsi per “fare meglio la prossima volta”, ha evidenziato Stibbe.
Ogni tanto, però, “bisogna celebrare il fatto che quello che siamo riusciti a fare finora è unico, non c’è nessuna cosa paragonabile nella storia del nostro pianeta”, ha aggiunto. Inoltre, “ogni volta che c’è una crisi si finisce per fare dei passi avanti, insieme e con nuove politiche europee”, come testimoniato in tempi recenti dal Covid e dalla guerra di aggressione contro l’Ucraina, oltre che in ambito energetico.
Anche sul PNRR ci sono stati “punti di tensione” tra gli Stati membri, in particolare tra un fronte “nordico” e le nazioni dell’Europa meridionale, centrati in particolare sul tema del debito comune. “Spesso ci si dimentica che abbiamo negoziato un trattato, quello di Maastricht, dove abbiamo introdotto l’idea di una moneta comune e fatto una lunga discussione sulle competenze a livello europeo e su quelle nazionali” e “la cosa fondamentale che abbiamo deciso è che rimanesse di competenza nazionale la politica di bilancio”.
Il debito comune al livello europeo è stato proibito da questo stesso trattato. La crisi del Covid ha messo in evidenza la necessità di discutere questo tema, “così come altre situazioni”: “il fatto che esista una sfida comune sull’energia, o sulle spese della difesa, non è in discussione” ma il problema è che “sui debiti comuni esiste una grandissima lacuna nel sistema”, rappresentata “dal controllo democratico” dei singoli Paesi e dei singoli parlamenti a livello europeo. Il fatto che il debito comune non è previsto nei trattati europei vuol dire che manca un’organizzazione in merito “al fatto che per esempio lo Stato olandese teoricamente diventerebbe co-proprietario di un po’ di debito italiano, spagnolo, tedesco o ceco”, perché “non c’è un modo di controllare se non quello di chiedere alla Commissione di fare un rapporto”, ha spiegato Stibbe.
Nella mentalità dei Paesi nordici “il grande problema è l’idea di fare debiti senza controllo e senza supervisione, senza un sistema che in un certo senso ponga i limiti a questa dinamica”, ha proseguito il diplomatico, sottolineando tuttavia come tanti economisti di spicco hanno sostenuto la tesi che “sia un’idea molto sana e logica, contando su un bilancio europeo, di impiegare parte delle risorse per fare dei debiti comuni”.
In questo senso è stata trovata una legittimazione con l’introduzione di nuove risorse proprie dell’Unione Europea, ha proseguito l'amb. Stibbe, menzionando poi il sistema “dei milestone e dei target” come elemento di novità per rendere più “accettabile” nelle opinioni pubbliche dei Paesi nordici il ricorso all’indebitamento per il PNRR, con “un sistema di investimenti in cambio delle riforme”.
“Questo rafforza a sua volta la posizione della Commissione Europea perché può avviare le discussioni con Roma, L’Aia, Berlino sui milestone” e tale dinamica costituisce “un rafforzamento a livello europeo”. “Penso che alla fine sia inevitabile” un processo del genere perché solo con un adeguato livello di integrazione europea riusciremo a diventare una forza di cui tenere conto a livello internazionale”, e in questo “non c’è una contraddizione tra l’interesse nazionale olandese e la soluzione europea, l’uno rafforza l’altro”, ha sintetizzato Stibbe. Un esempio è quello di Asml, l’azienda olandese specializzata nei macchinari per la produzione dei chip più avanzati, un vero “campione europeo” che però deve tenere conto della potenziale concorrenza delle nazioni asiatiche, in particolare della Cina, oltre che del difficile contesto geopolitico. “Asml ovviamente è un’impresa che fino ad ora va benissimo, ma ci sono delle sfide politiche” e in generale “a livello di aggregazione nel settore dei semiconduttori e i chip” per il futuro “in Europa siamo relativamente deboli e dipendenti da altri”, secondo l’ambasciatore, per cui a livello Ue “dobbiamo prendere decisioni e accettare” che importanti fette della produzione in determinati settori siano affidati ad un Paese piuttosto che a un altro, per cui “una parte dell’industria europea dei semiconduttori si svilupperà in Francia invece che in Germania o in Spagna”: “è molto difficile e forse è sempre necessaria una crisi per arrivare a questo, ma bisogna capire la fondamentale importanza di consentire di investire i nostri soldi, attraverso il bilancio europeo, in un’unica azienda che concentri gli sforzi UE”, in qualsiasi Paese si trovi.
Una dinamica del genere riguarda anche il comparto della difesa. “Per tantissimi anni abbiamo goduto delle tante possibilità che c’erano di lavorare insieme con aziende USA”, con una serie di collaborazioni sulle due sponde dell’Atlantico, sebbene “la gran parte degli investimenti non fossero in Europa”. “Adesso abbiamo deciso di fare da noi, ma per realizzare un’infrastruttura industriale si devono prima costruire le fabbriche per aumentare la produzione e ci possono volere 5, 10, 15 anni”, ha osservato l'amb. Stibbe, senza considerare che “se vuoi creare la prossima generazione di un aeroplano o di un drone, ci vogliono investimenti sulla ricerca, oltre alla base di cooperazione e la certezza per le imprese che i soldi non verranno meno negli anni”.
La guerra in Ucraina ha rappresentato un acceleratore in questo senso, “perché si vedono tantissime iniziative di collaborazione tra vari Stati per far sì che aumenti la produzione di droni o di munizioni”, che coinvolgono anche i Paesi Bassi. Oltre al sostegno a Kiev sul piano militare, “la cosa positiva di questo tipo di iniziative con gruppetti di Stati è che c’è una relazione tra domanda aggregata forte per alcuni anni e le aziende che devono produrre. Questi ultimi avranno maggiore stabilità per investire”. Proprio sicurezza e difesa sono due degli ambiti dove proseguire il rafforzamento della cooperazione europea: “andremo avanti a 27 ma tra questi ovviamente ci sono 5, 6 o 7 Paesi che contribuiranno maggiormente perché hanno la possibilità di mettere insieme domanda e produzione”, secondo Stibbe. “Sarà necessario includere anche il Regno Unito e la Norvegia”, ha aggiunto l’ambasciatore, evidenziando come già si vedano diversi progetti che includono un numero limitato di nazioni.
L'amb. Stibbe identifica nella gestione del fenomeno migratorio un altro dossier di cooperazione: “Penso che questo ambito sarà il modello per il prossimo futuro”. “Ci avviamo verso una soluzione europea”, dal momento che “tutti gli elementi sono lì con il Migration Pact” e in tale prospettiva “vedo l’Italia e i Paesi Bassi come esempi”. Nazioni del Sud e del Nord Europa lavoreranno insieme e svilupperanno una soluzione “che durerà e potrà essere un modello anche per altre parti del mondo”, nel senso di coniugare il sostegno a “chi fugge dalla guerra”, tramite procedure che permettano di accogliere tali persone, insieme alla garanzia per i singoli Stati di controllare il transito sul proprio territorio. “Nei prossimi anni dunque attueremo questo patto, otterremo risultati e sarà un successo europeo”, perché d’altra parte il grande rischio di progetti come questo è “il dilemma del prigioniero”, ovvero “che ogni Paese cerchi di essere un po’ più abile degli altri, investendo meno risorse e facendo meno sforzi, pensando che ‘allora sarà un problema dei nostri vicini’, qualcosa che ovviamente è già successo tante volte in Europa nell’ambito della migrazione”. “Questo in potenza è un rischio, perché se agiamo tutti insieme vinciamo, ma se cerchiamo tutti di essere abili, lo saremmo solo a breve termine, trovando una soluzione che duri magari due mesi ma portando al crollo dell’intero sistema”, ha ribadito Stibbe. Nel caso l’evoluzione sia negativa, “staremo ancora peggio e sarà un problema politicamente per qualsiasi primo ministro”, perché in questa fase storica “non essere in controllo del fenomeno migratorio è un disastro, sia a destra, che a sinistra o al centro, non fa differenza”. “Io sono positivo per cui vedo ‘la fine del tunnel’, in cui siamo stati” per lunghissimo tempo, “ma i rischi sono ancora grandi”.
Altro tema dove si vede un sostanziale riavvicinamento tra Italia e Paesi Bassi è quello “della competitività europea”, che ha sempre avuto un’importanza centrale ma adesso “lo è anche politicamente, con i rapporti di Draghi e Letta” sul rafforzamento della competitività dell’Unione europea e il futuro del mercato unico europeo, e a causa della forte concorrenza esterna.
“Tradizionalmente in questo tipo di discussioni l’Italia e i Paesi Bassi stavano dai lati opposti” del tavolo, perché “noi eravamo sempre i liberali, aperti al mondo e ai mercati, e ci opponevamo alle barriere e sostegni di Stato”, ma ora “ovviamente la realtà è completamente diversa, per cui i Paesi Bassi sono divenuti molto più eurocentristi”, nella consapevolezza che “abbiamo bisogno di tutti questi strumenti di tutela e allo stesso tempo dobbiamo spendere soldi pubblici” per ottenere degli obiettivi economici. “Anche l’Italia, come noi un Paese esportatore con interessi enormi fuori dall’Ue”, ha capito che puntare a “rafforzare il mercato unico” è fondamentale, e si vede quindi “una convergenza di opinioni” sulla salvaguardia del cosiddetto “level playing field”, le condizioni di parità per le imprese. “Non dobbiamo entrare in una dinamica di concorrenza in cui c’è uno Stato che può dare più soldi pubblici alle sue imprese”, perché “se aziende di un paese ricevono tre volte i finanziamenti, dato che le tasche dei contribuenti sono ‘più profonde’, allora roviniamo completamente il mercato con una concorrenza sleale”, ha osservato Stibbe.
Ovviamente “bisogna trovare un equilibrio, ma si tratta di una questione passata un po’ sotto il radar rispetto ad altri grandi temi che dominano sui giornali”, ha proseguito l’ambasciatore, ribadendo come tra l’Italia e i Paesi Bassi si sia creato un evidente riavvicinamento proprio su competitività e correttezza negli aiuti di Stato, “qualcosa che 5 o 10 anni fa sarebbe stato molto più difficile”.
“Dove invece penso ci sia ancora molto lavoro da fare è il clima”, ha proseguito Stibbe, “perché si vede uno sviluppo contraddittorio tra le politiche per salvaguardare l’ambiente e il futuro del nostro pianeta, da una parte”, e la tutela degli interessi industriali dall’altra, senza trovare un punto di equilibrio tra i due elementi. Nei Paesi Bassi riteniamo “che l’uno rafforza l’altro”. Prendiamo un tema importante come l’ETS Emission Trading System, il sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione di CO2. “L’attacco di un gruppo di nazioni, tra cui l’Italia, sugli Ets” rischia di far dimenticare ai cittadini e soprattutto alle aziende che “rovinare il clima ha un prezzo”, motivo per cui “bisogna mantenere uno stimolo per cercare le alternative”. “L’ETS non è stato inventato ieri, c’è da tantissimi anni e moltissime imprese italiane hanno già implementato enormi progetti per adattare il loro modo di produzione”, seguendo i regolamenti in materia di ambiente, “e se adesso a metà strada si torna su questa discussione si crea insicurezza per chi investe e deve prendere decisioni di lungo periodo”.
Sempre nell’ambito della cooperazione economica bilaterale, l’ambasciatore olandese ha citato anche il settore dell’acqua, nel quale “come olandesi abbiamo una lunghissima tradizione”, vale a dire tutto quello che riguarda “i porti, le navi, ma anche i servizi di fornitura idrica, per dare acqua pulita alle città, o i servizi di bonifica”. “Già adesso stiamo cooperando in Italia in tutti questi ambiti e cercheremo i prossimi anni di sviluppare ancora più progetti”, ha evidenziato l'amb. Stibbe, menzionando quelli presso “il Porto di Genova, quello di Livorno, in particolare sul Gnl”, o anche “la cattura di carbonio nella zona di Ravenna”, a conferma di come “nell’ambito dell’acqua e delle infrastrutture” i gruppi olandesi sono “molto forti”. “Aspettiamo poi l’apertura delle gare per l’eolico nel Sud Italia”, e sul tema dell’energia “vogliamo investire, ma la realtà è che se un’azienda vuole puntare su un progetto per i prossimi 15 anni” bisogna capire “in quale Paese muoversi, perché serve stabilità ma anche prevedibilità e rapidità nel prendere decisioni”, motivo per cui non sempre il nostro mercato viene preferito a quello di altre nazioni europee, in particolare nel Mediterraneo. “Questo vale soprattutto per l’eolico”, secondo il diplomatico, ma “quando c’è questa combinazione tra pubblico e privato ovviamente diventa un po’ più complicato e là il ruolo dell’ambasciata è ancora più importante perché chiedono a noi di passare magari tramite il comune o le autorità località per vedere se c’è una possibilità di accelerare sugli investimenti”.
Infine, Stibbe ha sottolineato la cooperazione nell’ambito delle esportazioni di prodotti del settore agroalimentare, “dove voi siete fortissimi”, ma noi “in parte siamo fortissimi sulla logistica” e “la combinazione dei due” permette di arrivare sui mercati internazionali con efficienza e velocità. Questo è un esempio di come Italia e Paesi Bassi siano economie fortemente complementari. “L’Italia dispone di distretti industriali, capacità manifatturiere e competenze di livello mondiale, mentre i Paesi Bassi possono contribuire con tecnologie, logistica, gestione dell’acqua, finanziamento e accesso ai mercati internazionali. La nostra ambizione è collegare maggiormente queste competenze, favorendo investimenti e collaborazioni nelle catene del valore europee, in particolare nei semiconduttori, nell’energia, nella difesa, nell’economia marittima e nelle tecnologie per l’acqua. Per riuscirci servono però procedure prevedibili, autorizzazioni più rapide e un dialogo continuo tra imprese e autorità”, ha sintetizzato l’ambasciatore.
L’intervista passa poi al tema dell’allargamento dell’Unione Europea. “Dal nostro punto di vista bisogna applicare il principio delle regole ‘strict but fair’ (rigorose, ma eque), ovvero seguire passo dopo passo il percorso da seguire”, ma la realtà “è che ci sono sempre pressioni politiche che vanno al di là delle regole”, che sono “le nostre, quelle inventate da noi”. A fronte delle pressioni sopracitate, si cercano “scorciatoie”, e questo “politicamente è difficile per i Paesi Bassi”, perché sparisce il principio dell’equità e della rigorosità delle regole, affidando le valutazioni ad approcci talvolta “emozionali”. Secondo Stibbe, l’allargamento serve all’Unione Europea e alle nazioni candidate ma “abbiamo anche un sistema di leggi, costruito negli ultimi decenni, basato su una reale uguaglianza tra gli Stati membri, concetto che valeva per i sei Paesi fondatori, fra cui l’Italia e i Paesi Bassi, come ora che siamo 27” e dunque il livello di preparazione di chi intende aderire all’UE deve essere tale da garantire un’uniformità in materia di economia, Stato di diritto o in ambito giuridico, come ha spiegato l’ambasciatore. “Con grande teatro, posso dire che corriamo il rischio di distruggere il nostro progetto da dentro, come successo di recente con i casi di non-applicazione di principi e diritti fondamentali per le nostre democrazie in Ungheria e Polonia”, perché “i loro governi, pur essendo nell’UE, applicavano le loro regole” e quindi qualsiasi prospettiva di allargamento deve tenere in conto questa dinamica e dei tempi necessari per avere candidati davvero pronti per l’adesione. Sulla prospettiva di un ingresso “con meno poteri” per alcune nazioni, ipotesi già propugnata nei mesi scorsi dal premier albanese Edi Rama e dal presidente serbo Aleksandar Vucic, il diplomatico olandese ritiene che ci sia una possibilità di “arrivare a qualcosa del genere”, più per l’Ucraina e le pressioni legate all’adesione di Kiev che per i Balcani. “Una situazione del genere creerebbe una crisi e in questi casi l’Ue riesce a trovare una soluzione”, per cui “tra adesso e i prossimi due anni i leader europei dovranno studiare un compromesso” sull’Ucraina, che poi sarà “il motore degli sviluppi” dell’Ue per il prossimo futuro.
“Non sono d’accordo sull’eliminare il principio di unanimità nel Consiglio UE”, ha aggiunto Stibbe, ritornando al concetto di “legittimità democratica” e ricordando come l’allargamento “è un tema che tocca tutti i nostri interessi fondamentali”, per cui la riflessione da fare sulle riforme dei trattati dovrà tenere conto di alcuni settori dove è importante mantenere l’unanimità decisionale. “Capisco l’interesse del governo italiano per l’allargamento verso i Balcani”, così come quello di Paesi come Austria e Grecia, ed è “fuori discussione che le nazioni della regione fanno parte del nostro campo”.
L’ambasciata, ha affermato Stibbe in conclusione dell’intervista, è attualmente impegnata nella promozione delle missioni imprenditoriali, nei settori di cooperazione bilaterale già menzionati ma “ci sono scambi di alto livello nell’ambito culturale”. “L’Italia è una delle prime al mondo in questo campo, noi siamo più piccoli e orientati a specifici settori”, ha proseguito il diplomatico olandese, citando la numerosa presenza di marchi dei Paesi Bassi alla Milano Design Week, “dove siamo ormai i terzi per numero di espositori”, ma anche le varie iniziative editoriali organizzate sul territorio italiano. A questo si aggiunge l’impegno dell’ambasciata per “i diritti in generale, ad esempio la battaglia contro la violenza sulle donne”, sulla quale “portiamo avanti progetti anche con partner locali”, come quello delle “panchine rosse”, ha concluso Stibbe.


Fonte: Agenzia Nova