CNR e Piano Mattei per il rafforzamento dei legami Italia-Kenya

06-08-2026 17:20 -

GD - Roma, 6 ago. 26 - Nel quadro della diplomazia scientifica italiana verso il continente africano, il ministero dell'Università e della Ricerca ha compiuto un passo significativo per il consolidamento dei rapporti bilaterali con la Repubblica del Kenya. Attraverso la pubblicazione dell'Avviso pubblico n. 175 del 29 aprile 2026, l'Italia inaugura una fase operativa di Transnational Access e visiting mobility dedicata a ricercatori kenioti, volta a favorire l'accesso alle eccellenze delle Infrastrutture di Ricerca e dei Centri Nazionali finanziati dal PNRR. L'iniziativa si configura come l'attuazione pratica della Joint Declaration on Cooperation in the Fields of Research and Innovation, siglata a Roma il 21 aprile scorso tra il ministro Anna Maria Bernini e lo State Department for Science, Research and Innovation del Kenya.
Tale accordo, che segue il Memorandum of Understanding del febbraio 2026, si inserisce nelle finalità del Piano Mattei, lo schema strategico del Governo italiano per promuovere uno sviluppo condiviso e sostenibile nel continente africano. Sotto il profilo finanziario e logistico, il bando stanzia una dotazione di 500.000 euro, prevedendo contributi mensili di 3.000 euro per ogni ricercatore ospitato e il programma complessivo coinvolge 13 enti di ricerca italiani, con 19 progetti approvati e 48 slot di mobilità trimestrale, offrendo un'opportunità di integrazione di alto profilo per i tecnici kenioti.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche si pone in questa cooperazione mettendo a disposizione sette Infrastrutture di ricerca: EBRAINS-Italy, H2IOSC, iENTRANCE@ENL, ITACA.SB, ITINERIS, NFFA-DI e NEFERTARI. L'apertura non riguarda solo l'accesso fisico ai laboratori, ma la creazione di una vera e propria comunità di ricerca transnazionale fondata sulla condivisione di strumentazioni d'avanguardia e tutoraggio scientifico. Le aree di intervento toccano settori critici per lo sviluppo tecnologico e la sostenibilità ambientale. A Trieste, all'Istituto Officina dei Materiali (CNR-IOM), i ricercatori kenioti potranno accedere a tecniche di crescita atomicamente controllata e caratterizzazione elettronica dei materiali avanzati nell'ambito del progetto NFFA-DI.
Per la transizione energetica e idrogeno il progetto iENTRANCE@ENL si focalizza sulla cooperazione nel campo del fotovoltaico (Bologna) e nello sviluppo di materiali catalitici per la trasformazione della CO2 in metano (Napoli), affrontando temi cruciali per l'autonomia energetica.
Grazie a ITACA.SB, gli istituti di Caserta, Bari e Roma offriranno formazione su tecnologie di frontiera come la crio-microscopia elettronica e l'intelligenza artificiale applicata alla ricerca farmaceutica. Mentre l'osservatorio CIAO di Tito (PZ) e l'Istituto di Ricerca Sulle Acque di Verbania collaboreranno nell'ambito di ITINERIS per il monitoraggio atmosferico nel Mediterraneo e la gestione degli ecosistemi acquatici, temi di vitale importanza per la resilienza climatica della regione sub-sahariana.
Un elemento di particolare interesse diplomatico e tecnico è rappresentato dal progetto NEFERTARI, coordinato dall'Istituto per la Scienza e la Tecnologia dei Plasmi di Padova. Qui, la ricerca si sposta sulla fusione nucleare come possibile soluzione a lungo termine per contrastare la povertà energetica in Africa, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima.
Altrettanto rilevante è l'applicazione delle tecnologie Internet of Things (IoT) alla tutela del patrimonio culturale. A Lecce, l'Istituto per le Scienze del Patrimonio Culturale (infrastruttura H2IOSC - https://www.h2iosc.cnr.it -) lavorerà con ricercatori kenioti per adattare il sistema di monitoraggio ambientale SENNSE a contesti sub-sahariani, caratterizzati da climi caldi, umidi e connettività limitata. Infine, la collaborazione si estende alle neuroscienze computazionali con il progetto EBRAINS-Italy, coinvolgendo una rete capillare di centri da Palermo a Milano, per lo studio dei meccanismi complessi delle reti neurali.
«L'apertura delle nostre infrastrutture di ricerca ai colleghi del Kenya conferma la vocazione internazionale del CNR e il ruolo strategico della ricerca come strumento di dialogo, crescita e sviluppo condiviso», ha dichiarato infatti il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Andrea Lenzi. «Mettere a disposizione laboratori e competenze significa investire nella costruzione di relazioni durature tra comunità scientifiche, favorendo la circolazione delle conoscenze e la formazione di ricercatrici e ricercatori chiamati ad affrontare insieme le grandi sfide globali: dalla salute all'energia, dal cambiamento climatico alla trasformazione digitale».
L'iniziativa promossa dal MUR e attuata dal CNR non esaurisce la sua funzione nel trasferimento tecnologico a breve termine. L'obiettivo strategico è la costruzione di relazioni scientifiche durature e la valutazione di percorsi formativi di più ampio respiro. Per l'Italia, si tratta di un'operazione di ‘soft power' che qualifica il Paese come partner tecnologico di riferimento per l'Africa orientale; per il Kenya, rappresenta un'occasione imperdibile di accesso a piattaforme di ricerca che possono accelerare la modernizzazione industriale e la gestione delle sfide ambientali nazionali. In definitiva, la diplomazia scientifica si conferma lo strumento privilegiato per costruire ponti solidi tra le comunità di ricerca e le istituzioni di due Paesi sempre più interconnessi.

Alessandro Frandi


Fonte: Alessandro Frandi