Asse Roma-Tokyo: diplomazia scientifica motore di nuova partnership

24-07-2026 13:31 -

GD – Roma, 24 lug. 26 - Nel complesso scacchiere della geopolitica contemporanea, la diplomazia scientifica ha smesso di essere un'attività di nicchia per trasformarsi in un pilastro della politica estera. Non si tratta solo di scambi accademici, ma di una strategia mirata per affrontare sfide globali, dalla sicurezza energetica alla sostenibilità industriale, attraverso la condivisione del capitale umano e tecnologico. L'ultimo capitolo di questa strategia è stato scritto con la recente firma di una Dichiarazione di intenti tra Italia e Giappone, volta a rafforzare la cooperazione scientifica e tecnologica.
Il legame tra Roma e Tokyo affonda le radici nel Trattato di Amicizia e Commercio del 25 agosto 1866 tra il Regno d'Italia e il Giappone dello Shogunato Tokugawa (poco prima della Restaurazione Meiji). Questo atto non aprì solo le rotte commerciali, ma diede il via a un intenso scambio culturale e tecnico: durante il periodo Meiji molti italiani furono chiamati come o-yatoi gaikokujin (consulenti stranieri) e figure quali Edoardo Chiossone (fondatore dell'Officina Carte Valori del Ministero delle Finanze giapponese) e Antonio Fontanesi (che introdusse le tecniche pittoriche occidentali all'Accademia d'Arte di Tokyo) lasciarono un'impronta indelebile. L'Italia fu uno dei primi partner per l'industria della seta giapponese, un settore vitale per l'economia nipponica dell'epoca.
Le relazioni hanno attraversato le turbolenze del XX secolo, passando per l'alleanza nel Patto Tripartito durante la Seconda Guerra Mondiale, per poi rifondarsi completamente nel dopoguerra su basi democratiche e industriali. Entrambi i Paesi hanno vissuto "miracoli economici" paralleli, diventando pilastri del sistema economico occidentale e membri del G7. In questi decenni, il dialogo si è spostato sulla collaborazione tecnologica, l'automotive e il design, settori in cui entrambe le nazioni eccellono.
Negli ultimi anni, questa relazione ha subito un'accelerazione significativa, culminata nel 2023 con l'elevazione del rapporto a "Partnership Strategica". In questo solco si inserisce l'intesa odierna, che pone la scienza a linguaggio comune per consolidare un'alleanza non solo politica, ma anche industriale e valoriale. L'accordo, sottoscritto dal sottosegretario del Ministero dell'Università e della Ricerca, Marco Mancini, e dal viceministro giapponese Yasuyoshi Kakita (Mext), punta a costruire una cooperazione stabile e di lungo periodo al cui centro è stato posto il biomanufacturing.
La scelta del settore non è casuale. Il biomanufacturing è per entrambi i Paesi una frontiera tecnologica che permette di superare i modelli produttivi tradizionali, spesso dipendenti da risorse fossili e ad alto impatto ambientale. I problemi dell'approvvigionamento energetico e di materie prime, della produzione di scarti e della tutela di territori ed ecosistemi sono globali quanto pochi altri. Italia e Giappone, Paesi non estesissimi, alle prese con un ambiente naturale meraviglioso ma anche insidioso, popolosi, anziani e longevi a livelli record, hanno però potuto sviluppare una sensibilità simile al riguardo. Affinità cui la simpatia personale tra le due leader governative aggiunge probabilmente un plus.
La biomanifattura, attraverso l'uso di microrganismi ed enzimi, rende i processi chimici più efficienti, trasformando biomasse e scarti organici in risorse ad alto valore aggiunto. Come ha sottolineato Lidia Armelao, direttore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Tecnologie dei Materiali del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha messo a disposizione le proprie competenze - l'intesa intergovernativa "apre la strada a progetti congiunti di ricerca e innovazione verso la bioproduzione che, sfruttando il potenziale di microrganismi ed enzimi per processi chimici efficienti e sostenibili, consente di trasformare scarti organici e biomasse in un'ampia gamma di risorse ad alto valore aggiunto".
Questa "fabbrica peculiare" consente di produrre tra l'altro bioplastiche e polimeri biodegradabili, molecole complesse per l'industria farmaceutica e chimica, biocarburanti di nuova generazione. Si pensi ai risvolti potenziali per la decarbonizzazione dei trasporti. L'efficacia dell'accordo dipende però dalla capacità di tradurre la visione politica in progetti concreti. In questo senso, la stabilità delle relazioni internazionali passa anche attraverso i laboratori. E l'asse Roma-Tokyo conferma la diplomazia scientifica come strumento per trasformare l'amicizia politica in un'alleanza capace di generare benessere.

Alessandro Frandi


Fonte: Alessandro Frandi