«Nova Gorica/Gorizia, Capitale europea della cultura": il senso di un confine europeo, a 50 anni da Helsinki»
20-07-2026 08:29 -
GD - Roma, 20 lug. 26 - A prima vista una capitale della cultura ha poco a che fare con la diplomazia. Ma quando la capitale è doppia e si trova a cavallo di un confine, il legame diventa evidente. Con GO! 2025, per la prima volta nella storia del riconoscimento due città di due Stati membri dell'Unione Europea, Nova Gorica in Slovenia e Gorizia in Italia, sono state congiuntamente proclamate Capitale Europea della Cultura. Il volume «Nova Gorica/Gorizia, Capitale europea della cultura. Dall'Atto Finale di Helsinki a GO! 2025», curato da Daniele Verga per l'Editoriale Scientifica, quattordicesimo titolo della collana "Memorie e studi diplomatici" diretta da Stefano Baldi, raccoglie gli atti della Conferenza che il 23 ottobre 2025 ha voluto leggere questo evento alla luce di un anniversario tutt'altro che casuale: i cinquant'anni dall'Atto Finale di Helsinki, firmato il 1° agosto 1975. Pubblicato in separate edizioni italiana e slovena, il libro nasce dalla collaborazione fra l'ASSDIPLAR e il Club degli ex Ambasciatori sloveni, con l'Università di Trieste – Polo di Gorizia. Da Helsinki a Osimo: l'anno dei diplomatici Nel 1975 due trattati hanno segnato la storia del confine orientale italiano, e di conseguenza delle relazioni tra Gorizia e Nova Gorica. Ad agosto, a Helsinki, 35 Stati dei due blocchi firmarono l'Atto Finale della CSCE; a novembre, a Osimo, Italia e Jugoslavia chiusero definitivamente la questione del confine orientale, prima applicazione pratica dello spirito di Helsinki. O, quantomeno, come ricordano nel volume gli storici Raoul Pupo e Georg Meyr con opportuno rigore, del clima che quello spirito aveva reso possibile. In entrambi i casi, i protagonisti furono i diplomatici, che seppero trasformare una proposta sovietica pensata per congelare lo status quo in un processo che avrebbe finito per scongelarlo. I contributi di Francesco Bascone, Božo Cerar, Andrej Grasselli e degli altri ambasciatori italiani e sloveni ricostruiscono questa doppia vicenda con la competenza di chi il mestiere lo ha esercitato. Ma il libro non è un esercizio di memoria. Perché l'Atto di Helsinki aveva un'architettura che parla direttamente al presente: i suoi "cesti" legavano per la prima volta, in un unico documento firmato da Est e Ovest, la sicurezza e l'inviolabilità delle frontiere al rispetto dei diritti umani e alla libera circolazione delle persone e delle idee. È la relazione, indicata con chiarezza in più contributi, tra diritti umani, libertà di attraversamento dei confini, democrazia e pace: quattro principi che la storia successiva, dalla nascita dei movimenti dissidenti alla caduta del Muro, ha dimostrato inseparabili. Il confine messo al centro La scelta più originale del volume, e della Conferenza da cui nasce, è però un'altra: mettere il confine al centro. Non come tema tecnico da delegare ai cartografi, né come argomento secondario del discorso politico, ma come luogo generatore di incontri, di valori e potenzialmente di ricchezza (la zona franca transfrontaliera immaginata a Osimo, i valichi aperti, l'Interreg di oggi) e quindi come materia prima della costruzione del dialogo. I contributi di Moreno Zago e Jania Hojnik sulla cooperazione transfrontaliera, e le testimonianze degli ambasciatori Spinetti, Benko, Kirn, Varvesi e dello stesso Verga, raccontano come queste terre, un tempo divise dalla cortina di ferro, siano passate da luogo di scontro a laboratorio di convivenza. In questo senso è emblematico avere una capitale della cultura a cavallo di un confine. Lo slogan scelto per GO! 2025, borderless, non significa che il confine sia stato abolito: significa che è stato trasformato da barriera in punto di incontro. Gorizia e Nova Gorica sono così diventate il simbolo di un insieme di valori e di pratiche tra Stati, come il rispetto della sovranità, l’inviolabilità delle frontiere, la tutela delle minoranze e la soluzione pacifica delle controversie. Valori che oggi, e il libro non lo nasconde, vengono rimesse in discussione con una gravità che non si vedeva da decenni. Che Europa vogliamo costruire? Il volume non ha paura di affrontare anche i dilemmi a cui, oggi, l’Atto Finale di Helsinki pone di fronte. L'aggressione russa all'Ucraina ha colpito esattamente i principi scolpiti nel 1975; l'OSCE, l'organizzazione nata da quel processo, versa oggi in una grave crisi, paralizzata e marginalizzata dalle nuove logiche di potenza. Si pone quindi la domanda di come riprendere l'eredità di Helsinki: rivitalizzare l'esistente o attendere una nuova conferenza paneuropea? E soprattutto: se i diplomatici sono stati fondamentali per Helsinki e per Osimo, che cosa possono fare oggi? Il libro non offre risposte facili, ma indica un metodo, basato sul mantenere vivo il dialogo anche negli scenari più complessi. Confrontarsi con l'Atto Finale di Helsinki, insomma, spinge a chiedersi che tipo di Europa vogliamo costruire: un'Europa chiusa e difensiva, che si limita a reagire, o un'Europa capace di tornare attore politico e forza di equilibrio. La risposta, suggerisce il volume, è già scritta sul confine dell'Isonzo. Come ha detto il presidente Sergio Mattarella, Gorizia e Nova Gorica sono una "sintesi del passato e augurio per il futuro": il luogo dove l'Europa può leggere insieme ciò che è stata capace di superare e ciò che deve ancora saper difendere. Il libro (disponibile gratuitamente anche in versione digitale) merita di essere letto proprio così: non come la cronaca di un anniversario, ma come una bussola per il futuro. «Nova Gorica/Gorizia, Capitale europea della cultura. Dall'Atto Finale di Helsinki a GO! 2025», a cura di Daniele Verga, Napoli, Editoriale Scientifica, collana "Memorie e studi diplomatici",2026, pp. 161, 13,00 €.