Non è religione ma sete di potere: allarme on. Sbai su Islamismo radicale in Italia
08-07-2026 11:11 -
GD - Roma, 8 lug. 26 - Alla Camera dei Deputati si è svolto l’incontro dal titolo “Integrazione: crisi di un modello Europeo. Quali prospettive per il futuro?”. L’on. Souad Sbai (Lega) ha aperto i lavori ringraziando l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti a Roma, Abdulla Ali AlSubousi, per la partecipazione all’evento. Ed ha poi ringraziato i partner che hanno collaborato all'organizzazione dell'evento: Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman; Mohammed Al Ali, presidente del Trends Group di Abu Dhabi. Il convegno ha rappresentato il quinto appuntamento di un ciclo promosso dal Dipartimento Nazionale Integrazione e Rapporti con le comunità straniere in Italia. L’on. Sbai ha posto in evidenza che l’argomento in discussione è complesso e, per molti aspetti, divisivo. Negli ultimi anni è emersa con evidenza la crisi di alcuni modelli d’integrazione adottati in Europa: un declino che non può essere ignorato né affrontato con semplificazioni ideologiche. Al contrario, richiede un’analisi lucida, fondata sui dati, sull’esperienza e sul confronto aperto tra competenze diverse, che operino in modo sinergico e complementare per tentare di risolvere le criticità che sono emerse nel tempo rispetto all’integrazione degli immigrati in Europa. Obiettivo dell’incontro è stato proprio discutere per cercare di comprendere le ragioni profonde di tale stallo, analizzando le molteplici dimensioni e riflettere sulle prospettive future, individuando politiche capaci di rimuovere gli ostacoli che impediscono una reale inclusione. I sintomi di questo malessere sono ormai evidenti: dai quartieri-ghetto di molte metropoli all’aumento di criminalità e insicurezza, fino alle trasformazioni demografiche e alla crescente polarizzazione del dibattito politico e sociale sui temi migratori. In questo scenario è riuscita a insinuarsi stabilmente una minaccia di cui si fatica ancora a comprendere la reale natura: l’Islamismo radicale. Le origini del fenomeno sono riconducibili al movimento dei Fratelli Musulmani, che ha posto le basi ideologiche del jihadismo contemporaneo, responsabile in Europa di centinaia di vittime innocenti. Tuttavia, l'influenza della Confraternita va ben oltre l’estremismo violento. Approfittando del pluralismo, della libertà religiosa e di espressione, che sono principi garantiti dagli ordinamenti democratici occidentali, il movimento ha costruito negli ultimi decenni una fitta rete di luoghi di culto e associazioni nella società civile. Strutture utilizzate, grazie a ingenti finanziamenti esteri, come piattaforme funzionali a un preciso progetto di “conquista”. Attraverso le seconde e terze generazioni, l'organizzazione ha esteso la propria presenza nelle scuole e nelle università, penetrando nel mondo accademico, delle professioni e dell’attivismo politico, sfruttando l’abbaglio ideologico del cosiddetto “multiculturalismo”. Un ulteriore aspetto critico riguarda la figura femminile. Pur mostrando all'esterno una facciata aperta alla partecipazione delle donne, il movimento riserva loro una funzione esclusivamente strumentale al raggiungimento dei propri scopi, mantenendo una visione della donna subalterna all’uomo. Il fenomeno tocca da vicino anche l’Italia, dove alcune forze politiche, dimostrando particolare sensibilità, portano avanti da oltre trent'anni un'azione concreta per denunciare e contrastare l'operato della Confraternita, per cercare di contenere il radicamento nella nostra società. Oggi, però, si assiste a un’accelerazione delle ambizioni politiche del movimento nel nostro Paese. Lo testimoniano la nascita di nuove associazioni, specie nel Nord Italia e nella Capitale, e il crescente radicamento di militanti in ambienti culturali e di partito ben determinati. Parallelamente, si registra una presenza online sempre più massiccia di influencer legati a queste sigle, impegnati in un’intensa propaganda sui social media: canali che oggi rappresentano i principali strumenti di indottrinamento e proselitismo, rivolti anche a giovani italiani e donne. L’on. Sbai e i relatori intervenuti hanno ribadito con forza che l’obiettivo dei Fratelli Musulmani non è di natura religiosa, ma punta alla presa del potere dello Stato in senso ampio. Il fine è incidere sui processi di formazione del consenso e sulle decisioni pubbliche, affermando la propria egemonia sulla vita politica, sociale e culturale. Una deriva che chiama le istituzioni e gli organi preposti ad assumersi nuove responsabilità, intervenendo con fermezza e intelligenza a difesa dello Stato di diritto, dell’Italia e dei cittadini, di fronte a una minaccia definita esistenziale. In quest'ottica, la “via del dialogo” può essere intrapresa solo con interlocutori sinceramente impegnati nella promozione di una convivenza pacifica, e non con chi persegue agende radicali o sovversive, nascondendo le proprie reali intenzioni e strumentalizzando i principi di apertura e fratellanza umana. L’auspicio finale è che incontri di questo tipo contribuiscano ad avviare un percorso virtuoso, traducendosi in misure concrete per contrastare non la religione, ma il fondamentalismo. Quest'ultimo, strettamente legato al terrorismo, danneggia in primis le stesse popolazioni musulmane. Lo dimostra la storia dell'Algeria, dove la Fratellanza è responsabile di oltre 300 mila morti in pochi decenni, e lo confermano le troppe vittime degli attentati di matrice islamista nei paesi arabi e in Europa. Alla luce della complessità dello scenario attuale, arginare questa deriva distruttiva non sarà facile. Si tratta tuttavia di un’azione che non può più essere rinviata, pena il fallimento definitivo della sfida dell’integrazione, con ripercussioni irreversibili per tutti i Paesi liberi. I Paesi che hanno messo al bando o dichiarato "fuorilegge" i Fratelli Musulmani, inserendoli ufficialmente nella lista delle organizzazioni terroristiche, è composta principalmente da nazioni del Medio Oriente (Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Siria e Giordania), con alcune recenti e significative evoluzioni che coinvolgono anche l'Occidente (Stati Uniti, Russia, Austria e Francia).
Ciro Maddaloni Esperto di eGovernment internazionale