USA: amb. Fertitta: «Credo nell’emigrazione ma l’integrazione dev’essere piena»
07-07-2026 14:53 -
GD - Palermo, 7 lug. 26 - Intervista del quotidiano GIORNALE DI SICILIA a Tilman Joseph Fertita, ambasciatore degli USA in Italia in occasione del suo tour diplomatico in Sicilia. «Sa come è andata con Trump? Gli ho detto: devi scegliere me come ambasciatore in Italia. Io porto dentro i geni siciliani della mia famiglia. E lui ha risposto: certo. Poteva anche dire di no ma Trump è fatto così... e questo è divertente». Tilman Joseph Fertitta ride mentre racconta l'ultimo capitolo di una storia che è un continuo ritorno alle origini, una sequenza di incroci della vita che dagli Stati Uniti lo riportano ciclicamente dove le vicende della sua famiglia sono iniziate. Ambasciatore statunitense in Italia dal 2025, Fertitta è tornato nei giorni scorsi per ricevere dal sindaco di Cefalù, Salvatore Tumminello, e dal vescovo, Giuseppe Marciante, l’albero genealogico della sua famiglia, ricostruito fino al 1566. Il bisnonno era un pescatore partito, appena quattordicenne, nel 1897, dal piccolo paese sul mare e approdato inizialmente a New Orleans. Da questa scintilla parte il racconto dell’ambasciatore, che ha un filo conduttore: legare il coraggio di chi è emigrato alla reale possibilità di in seguire il sogno americano. Amb. Tilman J. Fertitta: «Sono a favore dell'emigrazione, ma chi arriva in un Paese deve abbracciare la cultura del luogo in cui viene ospitato», ripeterà più volte guardando il monte Pellegrino dal ponte del suo yacht ormeggiato nel porto di Palermo. D.: È la prima volta che visita Cefalù? Amb. Tilman J. Fertitta:«No, ero già venuto con mio padre nel 2010. E ricordo benissimo tutto. A casa mia ho sempre sentito parlare di cose che riguardano l’Italia. E fino a una certa epoca si poteva ancora respirare l’atmosfera siciliana». D.: Lei incarna la quarta generazione di una famiglia di emigrati, ormai del tutto americana. Sente qualcosa di siciliano in sé? Amb. Tilman J. Fertitta: «Io gesticolo come un siciliano. E quando sono con altri italiani potete stare certi che si riconoscono i miei geni siciliani. Ho un carattere siciliano. E anche la religiosità di cui tanto sento parlare. Nella mia famiglia ci sono un prete e tre suore. E mio padre andava a messa quasi ogni giorno». D.: Il suo bisnonno è fuggito dalla povertà. Lei 130 anni dopo è a capo di un impero finanziario oltre ad essere uno dei diplomatici più importanti del suo Paese. Cosa c’è stato in mezzo? Amb. Tilman J. Fertitta: «Lo spirito imprenditoriale. Che hanno avuto tutti i membri della mia famiglia fin dalle origini. Il mio bisnonno è partito da solo nel 1897, tre anni dopo è tornato indietro per portare con sé in America la sua futura moglie, Oliva Maceo. Hanno avuto sette figli, uno dei quali era mio nonno. E tutti hanno avuto successo, anche se in settori diversi. Il punto cruciale è che qui non c’era lavoro, non c'era un'economia in grado di sostenere il loro spirito imprenditoriale. Per questo sono partiti. E sono andati nel migliore Paese capitalista del mondo, un paradiso per chi ha questi geni». D: Come si sono fatti spazio in America? Amb. Tilman J. Fertitta: «Il mio bisnonno ha iniziato con una bottega di alimentari. Ha lasciato presto Leesville, in Louisiana, dove c'è ancora una strada intestata alla mia famiglia, per il Texas. A Galveston i suoi figli negli anni Trenta, poi nei Quaranta e ancora nei ‘50 hanno iniziato a costruire night club, qualche ristorante. Non tutti i fratelli hanno fatto la stessa cosa, ma si sono dati da fare. Mio nonno non sopportava l’odore del caffè eppure la famiglia aveva una torrefazione. Morì giovane per problemi di cuore mentre mio padre, Victor Joseph, anche lui imprenditore, è morto a 90 anni lasciando un patrimonio di tre o quattro milioni di dollari. Sembrano tanti ma in America non sono molti. Pensi che non ho mai amministrato un business di famiglia né ho lavorato per aziende di mio padre, ho fatto anch’io tutto da me. All’inizio vendevo integratori e vitamine, poi sono passato ai videogiochi. Quindi ho iniziato a costruire hotel, ristoranti, casinò. Oggi ho anche la squadra di basket degli Houston Rockets che vale circa sei miliardi di dollari».